La scelta del collezionista, vol. 1

Cosa spinge verso l’acquisto di un’opera d’arte? Istinto, passione, approccio scientifico o considerazioni economiche? Spesso un misto di tutte queste cose. Anche se la motivazione prevalente sembra sempre essere, almeno nelle dichiarazioni, l’amore per l’opera. Il “talk show” del sesto numero di Artribune Magazine era dedicato ai collezionisti italiani. A cui abbiamo chiesto di spiegarci cosa orienta le loro scelte. E siccome sono tanti, il dibattito è in due puntate. La seconda la trovate sul numero sette del magazine, in distribuzione in questi giorni.

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Antonio Martino

Antonio Martino
Roma
Sono un collezionista passionale, mi faccio guidare dall’istinto e dalle sensazioni positive che scaturiscono dal mio incontro con un’opera d’arte che ho voglia di possedere. Mi piace pensare che un collezionista con queste caratteristiche sia un “latin lover di opere d’arte”, una razza in estinzione ma preziosa e necessaria. Una figura di nicchia, che si differenzia dal “collezionista imprenditore” e dal “collezionista accumulatore”, modelli più consoni ai nostri tempi, più fashion e più visibili. L’esperienza, la curiosità e l’impegno profuso sul campo rappresentano il valore aggiunto al mio istinto, attraverso un work in progress sempre più selettivo, che mira a scegliere di possedere la “bellezza concettuale” a prescindere dalle mode e dal valore di mercato. Il vero collezionista deve avere il coraggio e la coerenza di collezionare ciò in cui crede e di sostenerlo. Solo così può lasciare il segno, senza accorgersene.

Giuliana Setari Carusi

Giuliana Setari Carusi
Milano / Parigi
I fattori che influenzano le mie scelte di collezionista, che condivido con mio marito, sono diversi. Innanzitutto conta l’impatto immediato che un’opera esercita, l’emozione che può suscitarmi. Ma anche il linguaggio, l’espressione e i media scelti sono importanti. Successivamente interviene la riflessione su come quell’opera possa inserirsi nel percorso unitario della nostra collezione: abbiamo già opere di quel dato artista? Come si situa all’interno della sua ricerca e della sua produzione artistica l’opera che ha attirato la nostra attenzione? Di quale elemento è portatrice, tale da arricchire la nostra conoscenza e quindi la nostra raccolta? Si aggiungono infine le numerose considerazioni di ordine economico. Quando l’opera va a raggiungere le altre già in collezione, è importante anche saper individuare il posto che le spetta, per valorizzarla e integrarla armonicamente nella serie.

Angela e Massimo Lauro

Angela e Massimo Lauro
Città della Pieve / Napoli
Mio figlio tempo fa ci fece la stessa domanda. Avremmo tanto voluto essere chiari, ma come definire qualcosa che noi stessi non riuscivamo a capire? Inizialmente, credo che a influenzarci sia il gusto. Un’attrazione che non saprei spiegare. Poi subentra il desiderio di sapere come nasce quell’opera. Di qui, la voglia di conoscere l’artista e di ascoltare il pensiero di esperti del settore bravi e fidati. Ecco, forse i motori trainanti sono proprio la vista e l’udito, insieme al desiderio di mantenere omogenea la collezione.

Giorgio Fasol

Giorgio Fasol
Verona
Ho sempre avuto il piacere della scoperta e ritengo che un innato intuito e una certa conoscenza nel mondo dell’arte contemporanea siano i fattori determinanti nelle mie scelte. La conoscenza è data dalla passione e dai tanti chilometri percorsi alla ricerca delle novità. Collezionare artisti giovanissimi e nel tempo constatare che le scelte sono state abbastanza azzeccate è la maggiore delle soddisfazioni, e questo accade grazie alle caratteristiche sopra enunciate.

 

Marino Golinelli

Marino Golinelli
Bologna
Il mio interesse all’acquisto di quadri nasce dalla ricerca di una visione culturale che si basa sul concetto che l’arte possa supportare la vita di tutti noi. L’artista è un ricercatore delle emozioni così come lo scienziato è un ricercatore dell’uomo. La mia collezione segue il filone del delicato e attuale tema del rapporto tra arte e scienza, tema di cui si occupa anche la Fondazione che porta il mio nome con il progetto La Cultura Nutre il Pianeta.

Rebecca Russo

Rebecca Russo

Rebecca Russo
Torino
Da sempre scelgo solo opere d’arte che stimo e amo, con le quali è possibile realizzare intense e fertili esperienze di Videoinsight. Le opere d’arte devono trasmettere messaggi universali legati ai bisogni primari della vita. Seleziono quelle che si gemellano naturalmente con i concetti e le risonanze emotive che ho dentro di me come persona e come psicoterapeuta, quelle che sono dotate di valore psicodiagnostico e psicoterapeutico. Si tratta di opere che provocano la mente, il cuore, la pancia, che stimolano l’elaborazione intellettuale, la ricezione emotiva, l’insight. Ossia la presa di coscienza psicologica che trasforma, che fa evolvere, che fa crescere. Valuto le opere sulla base del messaggio di cui sono portatrici, della loro sostanza, oltre che dell’estetica e della poetica.

Patrizia Sandretto

Patrizia Sandretto
Torino
Mi interessa l’arte concettuale, minimale: non amo i lavori kitsch, ma prediligo un’arte dal senso più politico e sociale. L’arte non è nata solo per decorare le case. Non cerco di comprare artisti già affermati, non sono alla ricerca del grande nome, ma colleziono l’opera, che dev’essere precisa rispetto al momento in cui viene prodotta, deve raccontare il presente e anticipare il futuro. Per me è importante creare un rapporto con un artista, capire lo sviluppo del suo lavoro, per questo mi interessa seguirlo e partecipare alla produzione delle opere.

Bruna Girodengo e Matteo Viglietta

Bruna Girodengo e Matteo Viglietta
Busca
Collezionando da quasi quarant’anni, abbiamo sviluppato un gusto del tutto personale e una capacità quasi istintiva di giudicare un’opera d’arte. Abbiamo sempre cercato di non avere alcun pregiudizio, di non mettere paletti a priori e di non categorizzare l’arte, ma semplicemente di scegliere in base al nostro percorso personale, giusto o sbagliato che fosse. Quindi nessun criterio, nessun limite, nessuna predeterminazione se non nella volontà di acquisire opere “sincere” e dotate di grande forza comunicativa.

Giuliano Gori

Giuliano Gori
Pistoia
Nel mio lungo percorso attraverso l’arte, ho privilegiato il rapporto diretto con l’artista, fino a pretendere di riallacciare l’antico legame in cui artista e committente si identificavano nell’opera conclusa e non per l’ambizione di “apparire”. Collezionare l’arte ambientale significa rendere un servigio all’opera creativa la quale, per sua naturale condizione, deve appropriarsi dello spazio in modo da utilizzarlo non più come semplice contenitore, bensì come parte integrante e inscindibile dell’opera.

Bianca Attolico

Bianca Attolico
Roma
L’influenza della mia collezione è data soprattutto dalla collezione stessa. Avevo il Novecento italiano e il Futurismo acquistati con mio padre. Ho sempre cercato di arricchire la collezione seguendo quella strada, quindi i colori, i segni e la vitalità di queste correnti mi hanno guidato a completare il percorso già iniziato. Ho proseguito con gli artisti storici degli Anni Sessanta e Settanta (Paolini, Manzoni, Castellani, Kounellis, Calzolari). Poi per dieci anni mi sono fermata, per poi ricominciare dai giovani artisti, perché i giovani sono stati sempre il mio interesse. Ho preso Opie, Beecroft, ma anche Sol LeWitt  e De Dominicis. La mia collezione è inoltre incentrata soprattutto sugli artisti italiani, anche se ormai è divenuta internazionale (con le opere di Jaar, Ruff, Tillim, Xhafa, Muniz). Ciò che mi influenza sono l’amore, lo studio, la conoscenza.

Raffaella e Stefano Sciarretta

Raffaella e Stefano Sciarretta
Roma
Siamo sensibili al fatto che l’opera e l’artista siano un solo organismo: l’opera è la candela, l’artista la luce. Le idee degli artisti continuano profondamente a modificare la nostra percezione del reale. Credere che l’opera sopravviva all’artista appartiene al passato della visione unicistica dell’arte sacra, in cui l’artista era solo un servo. Oggi l’opera è secondaria rispetto alle idee. Più la voce dell’artista è libera e profonda, più ne siamo attratti: collezioniamo idee di uomini liberi.

Alois Lageder

Alois Lageder
Bolzano
Mia moglie e io siamo interessati alla site specific art. Collezionare per noi significa quindi scoprire qualche opera di un artista che non conosciamo ancora, metterci in contatto con lui e invitarlo nella nostra tenuta. Dagli incontri e dalle conversazioni emergono poi le nostre tematiche: l’antroposofia, la coltivazione biologico-dinamica nei nostri vigneti e frutteti e il nostro approccio olistico in tutte le fasi della produzione. Ispirati da queste esperienze, gli artisti creano poi opere particolari e significative che riflettono il nostro approccio in tutte le fasi della produzione di vino e di altri prodotti agricoli.

Giovanni Giuliani

Giovanni Giuliani
Roma
Le mie scelte nascono da una visione molto personale, e scaturiscono soprattutto dall’impatto visivo dell’opera. Segue una ricerca sulla sua integrità estetica e concettuale e su quanto rifletta la pratica dell’artista, con un approfondimento sul corpo del lavoro creato fino a quel momento. Questo significa che, al di là dei “colpi di fulmine”, l’interesse nei confronti di un artista è seguito da una fase di studio che coinvolge anche la galleria, la cui “mediazione” ritengo molto importante. La galleria gioca un fondamentale ruolo di producer nell’indirizzare il lavoro di un giovane artista, e la sua presenza è fondamentale nella mia attività di scouting. Il valore economico o la potenzialità all’interno del mercato d’arte pesano poco sulle mie decisioni d’acquisto, in quanto sono focalizzato su artisti emergenti con un mercato ancora da creare. Diverso è il discorso nel caso di artisti già affermati: in tal caso l’investimento è più consistente e certo non si può prescindere dalle relative dinamiche di mercato.

 

a cura di Santa Nastro

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #6

 

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  • MATUSA

    eccoli qua!
    gli IMPERATORI dell’arte contemporanea italiana che decidono se uno vale oppure no

  • Il mi piace ha sempre delle motivazioni che hanno la funzione di rispondere ad un esigenza: perchè quella poltrona terribile di Martino o quella cravatto di Giuliani. poltrona e cravatta hanno precise FUNZIONI e se le raggiungono caravatta e poltrona hanno VALORE. peccato che spesso queste motivazioni sono idiote, e quindi la differenza tra l’opera e il SALE DI WANNA MARCHI non cambia moltissimo…anzi forse il sale di wanna marchi ci dice tanto di più….

    Vorrei far notare che la signora Setari Carusi è davanti ad un’opera di un capo setta che parla a giovani ignari di TERZO PARADISO.

    LR

    • Perchè tanta pubblicità a queste persono che sono la negazione dell’arte! Non è vero che sono sensibili cultori, sono degli speculatori senza scrupoli che cercano di valorizzare le opere che acquistano facendone un mercato sotterraneo.

      • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’arte sui generis)

        Diceva Ibsen nell’ Anatra Selvatica: “Togliete all’uomo medio la sua bugia vitale e gli toglierte al tempo stesso la felicità. Questo è ciò che l’arte deve tornare a fare spogliare la borghesia dal decoro delle ipocrisie per tirare fuori l’umanità meschina e ripugnante che è in loro. Un’arte che non sa fare questo è non solo inutile, ma anche pericolosa”

      • berto

        concordo, si tratta spesso di una bolla speculativa, niente più

        • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’arte sui generis)

          La bolla speculativa, rende chiaro e tangibile l’idea di un’arte al servizio della borghesia, detentrice di tanti feticci inutili, che aspettano di essere musealizzati e e valorizzati per poi piazzarli nei salotti di nuovi borghesi. Un’arte che si limita a decorare i salotti buoni, senza proporre rimedi atti a distruggerli. Ciò, è soltanto deprimente. Difatti, a che serve un artista che non sa indicare nessuna valida alternativa?

          • Tiziano Licata

            In questi salotti trovano spazio le sacre suppellettili utili a sterili rituali radical chic con degustazioni di aperitivi, caviale e champagne. Tutto attorno tra un Martini e un seno cadente si spalanca un universo di drammatici feticci incapaci di ironia…

  • beapa

    Molti di questi collezionisti hanno comprato sull’onda di una moda, dei lavori che sono stati realizzati da epigoni di un certo “concettualismo – minimal stitico intellettuale” che riempirà le discariche del futuro. I veri collezionisti sanno usare gli occhi e il cervello, e non solo ascoltare fidandosi di una critica asservita al gusto imperante. Tra quelli intervistati se ne salvano solo un paio.

  • Lorenzo Marras

    ecco a Voi la collettiva espositiva dei COLLEZIONISTI.
    Nastro intervista anche me, ho una collezione di Tex Willer che è una favola per non parlare di una collezione di sigari Cubani dalla bellezza dell’anno 1973.

  • mastrogeppetto

    antonio martino e’ un collezionista? non lo sapevo…

    • Tiziano Licata

      come diceva Gozzano le buone cose di pessimo gusto…

  • mastrogeppetto

    il peggio di cio’ che gli altri ritengono il meglio