I padiglioni latino americani e africani alla Biennale di Venezia 2022

Costa d’Avorio, Uganda, Cile, Namibia, Brasile, Uruguay, Argentina, Messico: vi raccontiamo qui una selezione dei migliori padiglioni di Africa e America Latina, tra attivismo, sostenibilità e nuovi scenari politici

Tanto movimento ed eccitazione per l’apertura della Biennale Arte a Venezia, in corso fino al 27 novembre 2022: alcuni appassionati, collezionisti e addetti ai lavori si sono apprestati a lasciare la laguna dopo i giorni di preview mentre altri si preparano, valigie alla mano, a dare il cambio. Tante le tematiche abbracciate dai padiglioni latino americani e africani, lo sguardo è rivolto al futuro senza lasciare alle spalle il passato. L’Uganda, al suo primo esordio, è riuscita ad aggiudicarsi la menzione speciale. Dopo avervi raccontato gli scenari di Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Paesi Scandinavi e Paesi dell’Est Europa Soffermiamoci ora sulle esposizioni ospitate nei padiglioni di queste nazioni.  

 

– Giorgia Basili 

www.labiennale.org
 

 

1. IL PADIGLIONE COSTA D’AVORIO ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2022 

Laetitia Ky Feminist 2021, Padiglione Costa d’Avorio

The dreams of a story è ospitata presso il Magazzino del Sale a Dorsoduro. Il padiglione della Costa d’Avorio presenta una collettiva di artisti che indaga l’attualità del proprio paese. Aboudia evidenzia le lacerazioni nel tessuto sociale della società africana con uno stile corsivo ed incisivo come i graffiti, prossimo a quello di Basquiat; Armand Boua “ritrae la condizione umana come risposta alle disumanità nel mondo”; Aron Demetz usa il legno per le sue sculture antropomorfe; i capelli sono il mezzo espressivo di Laetitia Ky, che elabora complesse acconciature per denunciare disuguaglianze, razzismo, disparità sociali e di genere; Frédéric Bruly Bouabré è considerato uno dei padri del dell’arte africana contemporanea; Yeanzi guarda alle icone del passato come fondamenta di un futuro prospero e più egalitario. 

2. IL PADIGLIONE UGANDA ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2022 

padiglione Uganda

Radiance: They dream In Time a Palazzo Palumbo Fossati (su Piazza San Marco) ha vinto la enzione speciale. Ma quali sono i punti forti di questo padiglione? Acaye Kerunen e Collin Sekajugo hanno “messo la sostenibilità e la comunità al centro delle loro pratiche artistiche”. Sono infatti membri attivi di un contesto artistico in piena espansione, tra think tank, centri di design, residenze e istituzioni, appuntamenti seminariali e workshop. Il padiglione risulta quindi un terreno fertile per mostrare l’Uganda post-indipendenza, un Paese inclusivo dove il coinvolgimento della comunità alle attività di crescita democratica si rivela essenziale.   

3. IL PADIGLIONE DEL CILE ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2022 

Padiglione Cile, ph Giorgia Basili

Turba Tol Hol-Hol Tol è un’installazione immersiva che guarda alla tutela dell’eterogeneità degli habitat, alla biodiversità e all’ecologia. Il team di Turba Tol – che nasce nell’ambito della ricerca del collettivo Ensayos – è multidisciplinare: l’artista  Ariel Bustamante, la storica dell’arte  Carla Macchiavello, la regista  Dominga Sotomayor, l’architetto  Alfredo Thiermann, l’ecologa  Bárbara Saavedra, la scrittrice Selk’nam  Hema’ny Molina. Insieme hanno ricreato all’Arsenale un delicatissimo ecosistema, quello delle torbiere (legate al popolo dei Selk’nam che abita la Terra del Fuoco, in Patagonia, da ottomila anni) che immagazzinano il carbonio, incidendo sul clima del pianeta. Purtroppo la loro distruzione ha portato all’emissione di gas serra e, di conseguenza, ad un innalzamento delle temperature. “Hol-Hol Tol” significa infatti “cuore delle torbiere”. Si entra nel padiglione quasi in punta di piedi, per non alterare il fragile equilibrio di quest’ambiente, caratterizzato da grande abbondanza di acqua. 

 

4. IL PADIGLIONE DELLA NAMIBIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2022 

Biennale Namibia RAIN FOR SHADE Photo ©RENN

Sculture dalle fattezze umane, comparse tra le dune del deserto del Namib e composte da pietre sovrapposte e tondini di ferro: sono loro che danno il nome all’esposizione nazionale della Namibia, dal titolo The Lone Stone Men of the Desert. Eroiche e anonime testimonianze della resistenza e perseveranza umana, diventano un tutt’uno con il paesaggio. Oltre all’idea di Land Art, come intervento isolato e localizzato in un punto specifico della mappa geografica, queste sculture vengono spostate periodicamente dall’artista innestando una sorta di caccia al tesoro. È stata proposta una nuova definizione per questa categoria di manufatti artistici fusi con il contesto naturale: Desert Art. 

 

5. IL PADIGLIONE DEL BRASILE ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2022 

Padiglione Brasile, ph Giorgia Basili

“Sei appena entrato da un orecchio. Fra poco, uscirai da un altro. Qui vicino, una schiena calda sporge dalla parete e un occhio, per terra, ogni tanto brilla”, così si legge appena varcata la soglia del Padiglione del Brasile, elaborato da Jonathas de Andrade. Si parte dai modi di dire “una lingua morsa”, “un piede che schiaccia un jackfruit”, “mani sul fuoco” per rappresentare la violenza che permea la società, quotidianamente e senza rimedio, ma con un display giocoso e leggero. Un filtro a punti neri – ripreso dal linguaggio dei fumetti – contraddistingue ogni immagine. Il corpo è fatto a pezzi, ogni sua parte viene colpita e tormentata, anche figurativamente. Nello spazio si materializzano delle sculture e un’enorme bocca al centro della seconda sala è appesa al soffitto, sputa e risucchia un lenzuolo rosso come una lingua di fuoco che, alternativamente, copre e rivela – quasi seguendo un respiro segreto – delle soffici natiche. 

 

6. IL PADIGLIONE DELL’URUGUAY ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2022 

padiglione Uruguay, ph Giorgia Basili

Il piccolo padiglione è interamente occupato da tre giganti bobine di tessuto nero, cartamodelli appartenuti al nonno dell’artista, e da maniche di giacca disposte in maniera paratattica lungo la parete. Persona di Gerardo Goldwasser riflette su un dato di fatto: ogni essere umano è reso unico, se si considera il corpo, dalle proprie proporzioni. In contrasto con le misure standardizzate dell’industria tessile, un sarto prende le misure ai volontari: è un atto catartico, di intimità e vicinanza. Il corpo del singolo viene codificato tramite le sue specifiche misure, la sua bellezza è anche nell’asimmetria, nelle imperfezioni, nelle particolarità di ogni individuo. I grandi marchi propongono invece abiti dal design perfettamente simmetrico, per necessità economiche di profitto e per la rapida replicabilità del capo. 

 

7. IL PADIGLIONE DELL’ARGENTINA ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2022 

Padiglione Argentina, ph Giorgia Basili

Una video-installazione occupa l’intera lunghezza del padiglione, con monitor verticali soprelevati. Monica Heller crea animazioni 3D facendo convergere “l’umorismo, l’abietto, la satira sociale e la spazialità metafisica”. Uno stelo d’erba si muove come un insetto, una fettina di mortadella si srotola e rotola in maniera ipnotica, una palla da golf sfoggia il suo volto umano, ma l’assoluta protagonista è la “paloma”. Il piccione interagisce con chi è al di là dello schermo. Domanda al fruitore se ha mai pensato alla cultura dei piccioni e racconta del topic del suo libro, l’eccesso di macchine sulle strade; se l’inquinamento acustico fosse meno diffuso – aggiunge – gli uccelli potrebbero nidificare dove preferiscono. 

 

8. IL PADIGLIONE DEL MESSICO ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2022 

Padiglione Messico

Hasta que los cantos broten (Until The Songs Spring) è un progetto corale di Mariana Castillo Deball, Naomi Rincón Gallardo, Fernando Palma Rodrígueze Santiago Borja Charles. Si propongono “modi di vita opposti e alternativi rispetto a un principio di progresso antropocentrico” per immaginare “futuri decoloniali potenzialmente in grado di affrancarci dalle realtà di oppressione che oggi soffocano forme diversificate di vita umana, non umana e più che umana”. 

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.