Ferrara punta sulle botteghe storiche per ampliare l’offerta turistico-culturale: la rete, i videoracconti, gli itinerari
Il progetto Botteghe Storiche Ferrara, lanciato negli ultimi mesi, mette in rete oltre 40 attività commerciali che preservano l’identità culturale della città. A finanziarlo è l’amministrazione cittadina, che ora scommette sulla digitalizzazione di queste realtà, e sulla produzione di itinerari ed eventi a sostegno del commercio di prossimità. Anche in chiave turistica
È un progetto che “più che parlare di negozi, parla di persone” quello che sta prendendo forma a Ferrara, per volontà di un’amministrazione cittadina concretamente interessata a salvaguardare la propria identità culturale. Anche passando dal commercio. Nella cittadina emiliana sopravvivono oltre 40 botteghe storiche, riconosciute dall’albo comunale che, localmente, molte città italiane utilizzano come strumento per censire e tutelare le attività commerciali e artigianali che testimoniano le tradizioni manifatturiere, mercatali e l’identità del territorio.
Le Botteghe Storiche di Ferrara in rete
Il portale online Botteghe Storiche di Ferrara, piattaforma di atterraggio di un’operazione di più ampio respiro avviata da qualche mese a questa parte, imprime, però, un impegno più attivo alle tradizionali azioni di valorizzazione. “Ogni bottega storica racchiude piccoli pezzi di storia che messi insieme ricreano la memoria collettiva della città: fondazioni ottocentesche, passaggi generazionali, mestieri che a Ferrara resistono da secoli”. Ma anche arredi originali, insegne dipinte a mano, oggetti insoliti.
Con l’obiettivo di metterle in rete, fisicamente ancor prima che digitalmente, il Comune di Ferrara, attraverso l’assessorato al commercio e alle attività produttive, ha stanziato un budget votato alla creazione di una comunicazione digitale integrata (sviluppata dalla società 22HBG), rilasciando un sito web dedicato e un canale Instagram dove le botteghe storiche possono raccontarsi in prima persona anche alla platea di visitatori che normalmente raggiungono Ferrara per godere della sua ricca offerta culturale.
Gli strumenti digitali per condividere il valore culturale delle botteghe di Ferrara
Dunque si è cominciato con la realizzazione di pillole video e interviste, raccolte anche con l’aiuto dei “bimbi ispettori”, chiamati a entrare in relazione con le botteghe storiche portando uno sguardo privo di retorica e sovrastrutture. Oggi, per ciascuna attività in rete, l’utente può consultare una scheda ricca di approfondimenti, informazioni utili (geolocalizzazione e mappe comprese) e contenuti audiovisivi. Ma la piattaforma suggerisce anche itinerari e percorsi per muoversi a piedi alla scoperta delle diverse realtà. E il progetto, nella sua semplicità, sta già restituendo i primi riscontri, “diventando un modo concreto di attraversare Ferrara”, spiega il team di 22HBG. “Alcune guide turistiche hanno iniziato a includere le attività nelle proprie visite”.
La domanda da cui si è partiti è altrettanto semplice: può il commercio storico essere considerato una forma di patrimonio culturale vivo, alimentando un approccio alternativo alla conoscenza della città? A Ferrara, la risposta sembra essere affermativa. Lo sottolinea l’assessore al commercio Francesco Carità, che per primo ha creduto nel progetto, “per accompagnare le botteghe storiche verso il futuro, mettendo a disposizione strumenti innovativi che ne rafforzino la visibilità e la capacità di dialogare con nuovi pubblici, senza perdere la loro autenticità. La digitalizzazione non sostituisce la storia di queste attività, ma ne amplifica il valore, creando nuove opportunità di promozione e di crescita”. Ferrara, dal canto suo, ha offerto un terreno ideale per tentare l’impresa: “Come in tutte le città, il commercio di prossimità sta conoscendo negli ultimi anni una certa sofferenza; e anche Ferrara risente del fenomeno di desertificazione dei centri storici, seppur in maniera attenuata. Però resiste ancora una rete solida e varia di attività storiche che conservano e preservano caratteristiche identitarie importanti, scongiurando la proliferazione di grandi catene. Questo ci ha spinto a fare un passo in più per sostenerle”.

Un itinerario tra le botteghe storiche di Ferrara
In centro città, per esempio, sopravvive la più antica osteria del mondo, attiva dal 1435 e citata persino da Ludovico Ariosto: anticamente conosciuta come Hostaria dal Chiucchiolino, oggi l’insegna recita Enoteca al Brindisi. Anche l’Antica Merceria Pesaro ha diritto di rivendicare la sua storicità: fondata nel 1875 da Aldo Pesaro sotto i portici che fiancheggiano il Duomo, ha traslocato più di recente in piazza Trento e Trieste. Dove prosegue la sua attività anche la Casa del Guanto, fondata negli Anni Cinquanta e come allora specializzata in guanti di produzione artigianale, in uno spazio che conserva vetrine e arredi originali in stile Liberty. La fondazione della Birraria Giori risale, invece, al 1881: dell’epoca è il gazebo vetrato che accoglie gli ospiti, con vista sul Castello Estense. Mentre bisogna uscire dalla città, alla volta della frazione di Gaibanella, per scovare una tabaccheria attiva dagli Anni Venti, e gestita dalla famiglia Mascellani dal 1937: “La tabaccheria non era solo un luogo dove comprare sigarette. Era anche trattoria, caffè, salumeria e persino distributore di benzina. Era un punto di ritrovo per tutti, un posto dove si veniva anche per parlare e stare insieme. In un paese, attività come questa avevano un ruolo fondamentale: erano luoghi in cui passavano notizie, racconti, amicizie e abitudini”, ricordano le ultime generazioni della famiglia al lavoro, riassumendo, meglio di tante parole, il senso del progetto, che attualizza e condivide la storia (viva) della città. Il prossimo passo? “Ora puntiamo a consolidare la rete, perché queste realtà facciano squadra tra loro” spiega l’assessore Carità “ma già siamo al lavoro per tracciare nuovi itinerari turistici e organizzare eventi che vedano le botteghe protagoniste”.
Livia Montagnoli
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