Chiese, musei e aree archeologiche da visitare tra Aquileia e Grado

Da Aquileia a Grado, con il suo incantevole centro storico, e con una puntatina su un’isola nel mezzo di una laguna poco conosciuta: l’itinerario verso la costa del Friuli tocca siti archeologici di epoca romana e paleocristiana, mosaici sublimi, imponenti architetture romaniche e paesaggi che restano nel cuore

Aquileia venne fondata come colonia latina nel 181 a.C. e, grazie alla sua posizione e al suo fiorente porto, fu poi designata come capitale della X Regione augustea, la Venetia et Histria (era la quarta città d’Italia), rivestendo in seguito un ruolo cruciale per la diffusione del Cristianesimo. Questi pochi cenni storici contribuiscono a spiegare la magnificenza delle testimonianze archeologiche e artistiche che si possono ancora oggi ammirare nella cittadina della Bassa Friulana, grazie a un itinerario che parte dalla terraferma per poi attraversare la laguna di Grado e visitare il suo bel centro storico, fino ad approdare sull’isola di Barbana.

– Marta Santacatterina

1. BASILICA PATRIARCALE DI SANTA MARIA ASSUNTA DI AQUILEIA

Il complesso della Basilica Patriarcale di Santa Maria Assunta di Aquileia. Photo Velvet CC BY SA 4.0 via Wikimedia

Più che una semplice basilica, si tratta di un vasto complesso che riunisce in sé numerosi edifici stratificati e intrecciati tra di loro. Il primo luogo di culto, in realtà costituito da due aule, sorse in quest’area all’epoca del vescovo Teodoro, poco dopo l’editto di Milano del 313 d.C. Una successiva basilica fu distrutta dagli Unni nel V secolo, e al di sopra di questa venne innalzata un’altra chiesa che tuttavia venne quasi completamente ricostruita dal patriarca Poppone tra il 1021 e il 1031 nelle forme romaniche che oggi si possono ammirare. All’interno la solenne architettura è arricchita da capitelli corinzi, rilievi di epoca longobarda, dipinti, sarcofagi, ma lo sguardo viene letteralmente rapito dal mosaico pavimentale del IV secolo: si tratta del più vasto pavimento musivo cristiano dell’Occidente e nei suoi grandi riquadri raffigura originali scene simboliche come la lotta del gallo con la tartaruga, vari ritratti, il Buon Pastore e un incredibile mare pieno di pesci nel quale sono ambientate le Storie del profeta Giona. Giunti nella zona absidale, si osservano gli splendidi affreschi dell’epoca di Popone e un’elegante tribuna considerata un capolavoro di Bernardino da Bissone della fine del Quattrocento. Si scende poi nella cripta a tre navate per scoprire altri antichi affreschi (forse della fine del XII secolo) che illustrano storie di Cristo, di Maria, di San Marco e di Sant’Ermagora. Ma i tesori della basilica sono tanti, e tra gli altri è da non perdere il Santo Sepolcro, una costruzione circolare della prima metà dell’XI secolo che riproduce la struttura della chiesa dell’Anastasi di Gerusalemme.

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2. LA CRIPTA DEGLI SCAVI E LA SUDHALLE

La Sudhalle di Aquileia. Courtesy Basilica di Aquileia

L’area archeologica sottostante la basilica, protetta da una soletta, si estende su più di 1.000 mq e mette in luce i resti dei più antichi luoghi di culto sorti nel corso dei secoli su quest’area. I diversi ambienti sono caratterizzati da pavimenti in cocciopesto di età teodoriana, di mosaici tassellati bianchi e neri nonché di porzioni di pavimento musivo con raffigurazioni di canestri di frutta, chiocciole, animali e alberelli a seconda delle varie epoche. Si sono conservate anche alcune tracce di affreschi (molti sono stati strappati e ora si conservano al Museo archeologico), nonché strutture quali i resti di un battistero a immersione, un pozzo, basamenti funzionali agli altari e alla cattedra episcopale. Camminando sulle passerelle di questi ambienti oggi ipogei ci si può ben rendere conto dell’importanza delle prime chiese di Aquileia nonché del rilievo rivestito dalla città nel contesto dell’impero romano. Un altro mosaico da ammirare si trova in un edificio museale dedicato alla cosiddetta Sudhalle e caratterizzato da riquadri con decorazioni geometriche e ottagoni con immagini di animali; su una parete fa bella mostra di sé un altro lacerto di mosaico raffigurante un elegante pavone.

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3. BATTISTERO E CAMPANILE DI AQUILEIA

Il Battistero di Aquileia. Photo Sailko CC BY 3.0 via Wikimedia

L’edificio che ora si può visitare è il terzo battistero a essere stato costruito, in ordine di tempo, ad Aquileia, ed è un palinsesto di varie strutture modificate e rifatte. La sua prima fondazione risale al IV secolo, al tempo del vescovo Cromazio e all’epoca aveva pianta quadrata all’esterno e ottagonale all’interno: una forma consueta per i battisteri, poiché gli otto lati rimandavano all’ottavo giorno, quello dedicato alla rinascita. All’interno si alzano sei colonne tronche recuperate da un antico ambulacro, mentre la grande vasca battesimale è esagonale ed è frutto di un restauro di epoca moderna. La visita al complesso basilicale di Aquileia si conclude con il campanile, alto ben 73,35 metri (chi si avventura fino alla cima, può godere di un panorama impareggiabile che spazia dalle Alpi al Carso e alle coste dell’Alto Adriatico). La struttura fu eretta probabilmente all’epoca di Popone, forse reimpiegando i materiali lapidei dell’anfiteatro romano; ma anche per il campanile non mancarono i restauri successivi, come quello del XIV secolo che vi aggiunse il basamento a gradoni e la scala esterna.

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4. CIMITERO DEGLI EROI DI AQUILEIA

Il Cimitero dei Caduti o degli Eroi di Aquileia. Photo Edoxx100 CC BY SA 4.0 via Wikimedia

Non solo arte: ad Aquileia e nel basso Friuli si conservano infatti numerose testimonianze relative alla Prima guerra mondiale che in queste zone si combatté ferocemente. Il Cimitero dei Caduti, dietro l’abside della basilica, accolse i primi soldati italiani che persero la vita nel 1915, nelle fasi iniziali del conflitto, ma qui è presente anche la tomba dei dieci Militi Ignoti raccolti dai vari campi di battaglia: proprio nella basilica di Aquileia, infatti, nel 1921 si svolse la pietosa cerimonia durante la quale Maria Bergamas, a nome di tutte le madri italiane, scelse una salma di un soldato che venne poi trasportata a Roma, nella tomba appunto del Milite Ignoto presso l’Altare della Patria. Murata nell’abside della chiesta c’è una grande epigrafe in marmo con versetti di Salmi di Gabriele d’Annunzio: l’iscrizione venne cancellata dagli austriaci una volta occupata la zona, poi riscolpita a guerra finita.

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5. AREA ARCHEOLOGICA DI AQUILEIA

Scavi del foro di Aquileia. Photo via Wikipedia

Al centro di Aquileia romana sorgeva il foro, circondato da un imponente portico di cui ancora oggi si conservano alcune colonne ricostruite reintegrando le parti mancanti. Sull’ampia area si affacciava la basilica civile, sede del tribunale: le tracce archeologiche cominciarono a emergere grazie a scavi del 1934 e che da allora che hanno messo in luce le piante degli edifici, capitelli, lastre con bassorilievi e altri preziosi reperti. Sulla via Giulia Augusta sorge ancora oggi un grande mausoleo del I secolo d.C., costruito come ricca tomba di una famiglia patrizia e nella quale si conserva ancora la statua acefala del committente, oltre a numerose decorazioni scultoree. Degno di visita il sepolcreto romano, usato dal I al IV secolo d.C., unico poiché conservato integralmente e che oggi mostra numerosi sepolcri, ma l’itinerario può proseguire attraverso la cosiddetta “passeggiata archeologica”, lungo la quale si incontrano resti di case romane e oratori paleocristiani. Un altro percorso archeologico è costituito dalla via Sacra del Porto fluviale: quest’ultimo era dotato di una banchina in pietra d’Istria e di tutte le strutture utili per l’ormeggio delle imbarcazioni che provenivano dallo sbocco del fiume Natissa in Adriatico.

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6. MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI AQUILEIA

Il Museo archeologico nazionale di Aquileia. Photo Rino Porrovecchio CC BY SA 2.0 via Flickr

Il Museo archeologico nazionale di Aquileia è uno dei più importanti musei italiani di antichità romane. Le straordinarie collezioni, raccolte a partire dal XVIII secolo, sono esposte in tre distinte sedi: nella villa Cassis Faraone (sede museale dal 1882), nella galleria lapidaria creata nel 1898 e in un altro lapidario costruito alla metà del Novecento. Grazie a importanti progetti di riallestimento, nel 2018 sono stati riaperti il piano terra e il primo piano, mentre del 2021 è l’inaugurazione di una nuova sezione, al secondo piano, dedicata alle raccolte di ambre, gemme e monete del Museo, vero e proprio “Tesoro del museo”. Ma questi non sono certo i soli reperti preziosi che si possono ammirare nelle sale: notevolissima la collezione dei ritratti scolpiti che creano un percorso affascinante tra i diversi stili dell’arte antica. Molte, e splendide, sono le statue a tutto tondo, così come i sarcofagi, i monumenti funerari e le epigrafi; tra i capolavori, un’urna cineraria con scene di banchetti. Si espongono inoltre manufatti in ceramica e in bronzo, un ricco nucleo di vetri romani (si pensa che siano stati proprio gli aquileiesi a portare l’arte del vetro nella laguna veneziana), e poi gioielli e accessori, oggetti di uso quotidiano nonché le monete. Nel giardino è stato ricostruito il monumento funerario dei Curii mentre nel lapidario è conservata una nave del II secolo d.C..

https://museoarcheologicoaquileia.beniculturali.it/

7. MUSEO PALEOCRISTIANO DI MONASTERO

Museo paleocristiano di Aquileia. Photo F. Giusto CC0 via Wikimedia

Il format museale si sposa con quello tipico dell’area archeologica all’interno del Museo paleocristiano di Aquileia, allestito negli spazi dell’ex monastero di Santa Maria, un tempo abitato dalle religiose Benedettine. Il piano terra coincide infatti con l’ex basilica paleocristiana caratterizzata da un tappeto musivo raffinato, a motivi esclusivamente geometrici intervallati da iscrizioni che omaggiano i donatori delle varie porzioni di mosaico. Non mancano inoltre altri reperti e sculture, sarcofagi di varie età e rilievi di epoca longobarda. Il pregiato pavimento si può ammirare anche dalla balconata del primo piano dove si conservano altri mosaici e iscrizioni ritrovati in un luogo di culto rinvenuto in località Beligna, verso Grado. Al secondo piano invece sono protagoniste le iscrizioni funerarie datate al periodo paleocristiano (più di 130) che presentano spesso i ritratti dei defunti, alcuni dei quali affiancati da immagini di piante e animali, simboli della vita celeste.

https://www.fondazioneaquileia.it/it/cosa-vedere/museo-paleocristiano

8. BASILICA DI SANT’EUFEMIA DI GRADO

La Basilica di Sant’Eufemia di Grado. Photo British CC BY SA 3.0 via Wikimedia

Fu proprio a Grado che si rifugiarono gli aquileiesi nel 452, quando si scatenò l’invasione degli Unni capitanati da Attila e poi ancora nel 568, in occasione dell’ingresso dei Longobardi in Italia. Il piccolo centro divenne allora sempre più importante, e sempre più bello grazie alla costruzione di chiese ed edifici di pregio. Spicca ancora oggi la basilica di Sant’Eufemia, antica cattedrale consacrata nel 579 e costruita reimpiegando i materiali di una precedente chiesa. Si tratta di un magnifico esempio di architettura di epoca longobarda, le cui navate interne sono divise da colonne in prezioso marmo africano, mentre sul pavimento si sviluppa un mosaico del VI secolo, prevalentemente a motivi geometrici. Nel presbiterio si ammirano plutei scolpiti e l’altare è arricchito da una pala d’argento sbalzato di manifattura veneziana, donata a Grado nel 1372. Nei pressi dell’abside si possono intravedere anche mosaici delle fasi precedenti dell’edificio. In sagrestia si conserva quel che resta del tesoro della cattedrale, con preziosi oggetti liturgici, e a fianco della basilica si erge il battistero ottagonale, preceduto da grandi sarcofagi.

https://basilicagrado.com/

9. BASILICA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE DI GRADO

La Santa Maria delle Grazie di Grado. Photo Velvet CC BY SA 4.0 via Wikimedia

La più piccola chiesa di Santa Maria delle Grazie venne costruita, su una precedente aula, tra IV e V secolo, poi rimaneggiata nel secolo successivo e trasformata in forme barocche verso la metà del Seicento. Come tanti altri edifici antichi e medievali “barocchizzati”, venne sottoposta a un profondo restauro negli anni Venti del Novecento, durante il quale si riportarono a vista le strutture originali. Oggi la chiesa appare con una semplice facciata in laterizio – in origine preceduta da un atrio – e all’interno spiccano le colonne in pregiato marmo greco sormontate da capitelli in stile bizantino. L’altare è separato dalla navata da una recinzione presbiteriale che reimpiega lastre scolpite con simboli cristiani e con pavoni stilizzati affrontati e ai lati di una croce, oltre a colonnine e capitelli dell’antica pergola. Uno scavo a vista nella navata destra mostra il mosaico pavimentale del primo luogo di culto, a cui appartiene anche il livello ribassato dell’abside centrale, con tessellato a motivi geometrici.

https://www.turismofvg.it/monumenti-religiosi/santuario-di-santa-maria-delle-grazie

10. SANTUARIO DELLA MADONNA DI BARBANA

L’isola di Barbana, con il Santuario della Madonna. Photo Hans Bezard CC BY-SA 4.0 via Wikimedia

La piccola isola della laguna di Grado ospita un santuario che una leggenda narra essere sorto nel 582, quando il patriarca di Aquileia Elia decise di innalzare un luogo di culto proprio qui, nel luogo in cui una burrasca aveva trasportato una venerata immagine della Madonna. Oggi il santuario ospita una comunità di monaci della Congregazione Benedettina del Brasile e ogni anno, dal lontano 1237, la prima domenica di luglio si svolge verso l’isola il pellegrinaggio su barche chiamato Perdòn. La chiesa che si può visitare è una costruzione recente: i lavori iniziarono nel 1911 e furono completati nel 1924. All’interno conserva una scultura lignea di scuola friulana raffigurante la Vergine con bambino, della fine del Quattrocento, e poi altari rinascimentali e barocchi nonché resti delle chiese preesistenti: in particolare un bassorilievo funerario con Cristo risorto (X-XI secolo), un frammento dell’albero presso il quale secondo la tradizione venne ritrovata l’immagine della Madonna, e, nella cappella detta della “Domus Mariae”, è custodita la statua in legno dipinto della Madonna mora, oggetto di culto popolare dall’XI secolo.

https://www.santuariodibarbana.it/

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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.