Ha conquistato l’indipendenza dall’ex Unione Sovietica già nel 1990. Ha spinto forte sull’acceleratore della contemporaneità, facendo tesoro di pregi e difetti degli altri Paesi occidentali. E i risultati dopo trent’anni si vedono eccome: nelle arti visive, nell’architettura, nel teatro e in generale nella consapevolezza culturale dei lituani.

La Lituania è senza dubbio uno tra i più dinamici Stati europei. Il più grande dei Paesi Baltici (circa un quarto dell’Italia la superficie), gode di uno strettissimo affaccio sul mare, solo 99 chilometri di costa sul Mar Baltico. Si tratta di una Repubblica parlamentare molto giovane, la prima a proclamare la propria indipendenza dall’Unione Sovietica l’11 marzo 1990, sebbene riconosciuta ufficialmente solo un anno e mezzo dopo. Storicamente contesa tra Germania e Russia, è sempre stata investita dall’influenza di numerosi Paesi e culture, ciò che ha rallentato la formazione della sua identità artistica nazionale. Quest’anno si celebrano i trent’anni dall’indipendenza, ma già da qualche anno la Lituania non ha perso occasione di farsi conoscere in Italia e all’estero grazie a un programma culturale densissimo e particolarmente lungimirante. Basti pensare al Leone d’oro alla 58. Biennale d’Arte di Venezia, che ha puntato i riflettori su una scena artistica energica e freschissima, capace di grande sincretismo culturale.

GRANDI MAESTRI LITUANI E MID-CAREER

La Lituania ha dato i natali ad artisti straordinari come Jonas Mekas, figura di riferimento del New American Cinema, fondatore della rivista Film Culture e della Filmmakers’ Cooperative, che sarebbe poi evoluta nel prestigioso Anthology Film Archive; e a George Maciunas, architetto, scrittore, compositore e performer, considerato uno dei fondatori e principali animatori di Fluxus, la comunità internazionale di artisti, architetti, compositori, designer che negli Anni Sessanta ha scardinato il sistema educativo e produttivo lavorando con diversi media e discipline.
Per la generazione successiva, la memoria storica (culturale e collettiva) recente sembra una questione fondamentale, che evidenzia la relazione critica dell’arte contemporanea con fenomeni sociali, politici e culturali, legati all’identità (artistica) post-sovietica. I temi principali dei lavori di Deimantas Narkevičius, ad esempio, sono il ricordo dell’utopia del modernismo, della storia e della memoria sociale, che creano una dicotomia tra ricordo e oblio.
Anche la pratica artistica di Nomeda e Gediminas Urbonas, coppia nella vita e nell’arte, inizia con la ricerca d’archivio, ampliandosi poi su tematiche di partecipazione collaborativa, sollevando interrogativi sulla comunità e la coscienza economica e ambientale. Nel 2018 lo Studio Urbonas ha curato lo Swamp Pavilion per la prima partecipazione nazionale della Lituania alla Biennale di Architettura di Venezia.

Vilnius, capitale della Lituania © Go Vilnius
Vilnius, capitale della Lituania © Go Vilnius

LITUANIA: THE NEXT GENERATION

Una nuova generazione di artisti si sta affacciando recentemente con forza e determinazione. Cittadini del mondo guardano all’estero come ispirazione senza rimpianto, conservando ben salda la ricchezza delle proprie origini. I temi d’indagine si focalizzano sulla condizione ideologica, economica e culturale contemporanea, attraverso ricerche di natura storica, sociologica, antropologica e psicologica, combinate a competenze artistiche interdisciplinari e scenografiche (performance, teatro, azione, installazione).
Francesco Urbano Ragazzi, collettivo curatoriale che da New York ha collaborato con Mekas per diversi progetti negli ultimi anni della sua vita e che proprio quest’anno ha curato per Humboldt Books la pubblicazione Jonas Mekas Transcript 04 44’ 14”: Lithuania and the Collapse of the USSR, ci racconta: “La scena artistica lituana deve certamente moltissimo a figure nomadiche, profetiche e globali come Jonas Mekas e George Maciunas. C’è un certo spirito Fluxus che aleggia tra gli artisti emergenti della zona. Penso alle Beer Metaphysics di Vytenis Burokas, allo Young Girls Reading Group di Eglė Kulbokaitė e Dorota Gaweda o alle sculture di Augustas Serapinas, che insistono spesso su spazi laterali o interstiziali. Ma penso anche alla mensa di Autarkia a Vilnius: un luogo che riunisce in maniera davvero informale e specifica le nuove generazioni di artisti e pensatori con le precedenti. Questa particolare attitudine è sempre più riconosciuta e riconoscibile nel panorama internazionale – ne è testimonianza il Leone d’oro all’ultima Biennale di Venezia – ma è il frutto di un lavoro collettivo che, in questi decenni di ritrovata indipendenza, la comunità lituana ha saputo sviluppare. In pieno stile Fluxus, l’arte lituana ha intessuto connessioni e affinità in tutto il mondo, non solo creativamente ma anche attraverso politiche culturali molto energiche”.
Tra gli artisti più interessanti nati tra gli Anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, oltre a Lina Lapelytė (che insieme a Rugilė Barzdžiukaitė e Vaiva Grainytė ha dato vita al premiato padiglione Lituania alla Biennale di Venezia 2019) e al citato Augustas Serapinas (uno tra i più giovani artisti invitati alla mostra principale della stessa Biennale, rappresentato dalla galleria APalazzo di Brescia, ha esposto con una personale da Cura Basement nel 2018), Gintarė Minelgaitė (GoraParasit), Ieva Savickaitė, Andrej Polukord, Kristina Inčiūraitė, Eglė Budvytytė, Gintaras Didžiapetris. E ancora Julijonas Urbonas ed Emilija Škarnulytė (scelta quest’ultima per rappresentare la Lituania alla XXIII Triennale di Milano nel 2019), che affrontano in maniera originale temi attuali e complessi come quello della denuclearizzazione e dei cambiamenti climatici.

Urbonas Studio con Sandra Straukaitė, Swamp Ponchos, 2018. © Swamp School. Photo Norbert Tukaj
Urbonas Studio con Sandra Straukaitė, Swamp Ponchos, 2018. © Swamp School. Photo Norbert Tukaj

INTELLETTUALI E STRUMENTI DI RICERCA

Tra le figure intellettuali di respiro internazionale più attive e stimolanti vanno citati Raimundas Malašauskas, il cui lavoro curatoriale è modellato sulla fiducia nella creatività del pubblico; Laima Kreivytė, interessata all’interazione fra testo e immagine, alla curatela come pratica artistica e critica; e Kristupas Sabolius, ricercatore al MIT di Boston e docente di filosofia all’Università di Vilnius, particolarmente legato al contesto intellettuale italiano.
Strumento indispensabile per approfondire la scena culturale lituana è la Lithuanian Culture Guide, pubblicata e aggiornata periodicamente dal Lithuanian Culture Institute, una ricognizione dettagliata su cinema, teatro, architettura, arte, design, musica, danza e letteratura affidata a professionisti e studiosi chiamati a raccontare le radici storiche e la contemporaneità di ciascuna aerea di ricerca.

UNO SGUARDO AL TEATRO LITUANO

La scena teatrale risulta particolarmente prolifica e stimolante. Come ci spiega la critica teatrale Kristina Steiblytė, “poiché il teatro professionale lituano ha iniziato a prendere forma solo alla fine del XIX secolo, si è forgiato insieme alla già consolidata figura del regista teatrale. Il ruolo del regista si è poi evoluto affidando l’interpretazione di un testo selezionato a un unico attore, ciò che in epoca sovietica ha spesso contribuito ad aggirare la censura, mentre ora offre al pubblico esperienze teatrali uniche”.
Il teatro lituano contemporaneo debutta sul palcoscenico internazionale nel 1984, quando lo spettacolo di Eimuntas Nekrošius Pirosmani, Pirosmani… è invitato al BITEF – Festival Internazionale del Teatro di Belgrado, diventando subito argomento di grande interesse. Valentina Valentini, attenta studiosa dell’opera del regista lituano, scomparso nel 2018 mentre lavorava all’Edipo a Colono per il Napoli Teatro Festival Italia, con cui collaborava da ormai diversi anni, ci racconta l’identità specifica del teatro lituano e l’originalità della regia di Nekrošius: “L’universo di riferimento per il teatro di Nekrošius sono i classici della letteratura, da Shakespeare a Dostoevskij, Gogol, Kafka, Cechov. I suoi spettacoli però non pongono in prima istanza il problema dell’interpretazione del testo. L’organicità fra parola e azione, fra personaggio e attore che si riscontra negli spettacoli di Nekrošius scaturisce da un processo di lavoro in cui il testo non è interpretato autonomamente dal regista secondo chiavi di lettura ideologiche, storiche o filosofiche (secondo la prassi della regia critica in Italia), ma passa attraverso il lavoro degli attori e con gli attori, attraverso una ricerca che si svolge su più livelli: fisico, psicologico, spirituale, guidata dal regista ma non approntata già confezionata, di cui all’attore resta l’esecuzione”. E prosegue: “Questa capacità di Nekrošius di saper raccontare una storia attraverso l’attore e lo spazio scenico fa sì che lo spettatore si trovi coinvolto in un racconto scenico che assorbe la sua attenzione con un plot da telenovela, un ritmo da vaudeville, le gag di un film comico. Nekrošius rappresenta un tratto peculiare del teatro lituano, la vocazione verso una narrazione visiva e autoriflessiva attraverso cui esprime la sua dimensione critica, in quanto i suoi spettacoli innescano conflitti che collidono con i valori della società lituana postsovietica. Nekrošius ripristina così un rapporto fra teatro e società che è vitale: opporsi ai poteri dominanti vuol dire affermare attraverso la letteratura valori universali, opporsi alla superficie massmediatica del neocapitalismo multinazionale, all’omologazione ai valori estetici della produzione teatrale euro-americana”.
Dopo la riconquista dell’indipendenza, si distingue tra le personalità più importanti del teatro lituano contemporaneo quella di Oskaras Koršunovas: lo stile di regia unico e riconoscibile crea un mondo dell’assurdo in cui l’interesse per la posizione dell’individuo nella società si fonde con l’estetica influenzata dal pensiero postmoderno. La scena attuale vanta un terreno molto prolifico in cui si stagliano giovani figure di registi dalle visioni già ben caratterizzate: Agnius Jankevičius, Paulius Ignatavičius, Artūras Areima, Kamilė Gudomonaitė, Jonas Tertelis, Olga Lapina, Paulius Markevičius. Mentre tra i registi stranieri che operano costantemente in Lituania ci sono i polacchi Krystian Lupa e Łukasz Twarkowski, i lettoni Valtris Sīlis e Yana Ross, l’ungherese Arpad Schilling.

Eimuntas Nekrošius, Jobo knyga. Photo © D. Matvejevas
Eimuntas Nekrošius, Jobo knyga. Photo © D. Matvejevas

UNO SGUARDO ALL’ARCHITETTURA IN LITUANIA

Come ci spiega Julija Reklaitė, architetto ed ex direttrice della Lithuanian Architecture Foundation, nonché addetta culturale per diversi anni in Italia e ora direttrice dello spazio Rupert, a Vilnius: “L’architettura lituana non nasce da una vera evoluzione, quanto dalla particolare situazione storica contingente. La trasformazione economica che ha seguito la restaurazione dell’indipendenza lituana nel 1990 ha generato finalmente una domanda privata. L’afflusso di nuovi materiali e l’arrivo tardivo di echi del postmodernismo hanno creato una situazione unica in cui gli architetti hanno avuto l’opportunità di interpretare, creare e studiare con coraggio”. I nomi che segnala, di “altissima qualità, varietà di stile e di intenzioni” sono quelli di Audrius Ambrasas, Rolandas Palekas e Gintautas Natkevičius, mentre fra i più giovani si distinguono Do architects, Aketuri, SA atelier, Office de Architectura o Isora x Lozuraityte studio, Processoffice, IMPLMNT e PU-PA. “Nel 2016 la Lituania ha partecipato alla Biennale di Architettura di Venezia”, prosegue Reklaitė, “dove insieme a Lettonia ed Estonia ha inaugurato una mostra di grandi dimensioni, il Baltic Pavilion; nel 2018, guidato dai curatori-artisti Nomeda e Gediminas Urbonas, ha affrontato un’idea più ampia, una palude, che non ha confini fisici o nazionali. Alla 17. Biennale la Lituania sarà raccontata da un’idea ancora più originale: la Lithuanian Space Agency rappresenterà il progetto A Planet of People di Julijionas Urbonas”.
Pippo Ciorra, senior curator per l’architettura al MAXXI di Roma, ci racconta The Swamp School, il padiglione per la 16. Biennale di Architettura 2018 di cui è stato commissario, che dimostra un’idea molto eterogenea, vivace e sinestetica di architettura. Gli abbiamo chiesto di ripercorrerne le linee, definendo la ricerca lituana nel settore e tracciando le differenze sostanziali rispetto a quella italiana. “The Swamp School nasceva da una piccola utopia sintetica. L’idea era mettere insieme la vitalità già largamente riconosciuta della scena artistica lituana con quella nascente ma non ancora nota a livello internazionale della nuova generazione di architetti lituani. Il team Urbonas, artisti e curatori del padiglione, aveva il doppio pregio di aver già vinto un premio alla Biennale Arte e di essere molto interessato alle questioni spaziali e ambientali. Per quel che riguarda gli architetti, dato che in fondo si trattava di una Biennale di architettura e che in Lituania (fortunatamente) non ci sono ancora archistar locali, scegliemmo di sollecitare un impegno collettivo da parte di un gruppo di una quindicina di ‘emergenti’, tutti davvero bravi e pronti a mettere grande energia nel progetto. L’intento è riuscito a metà. I curatori hanno saputo utilizzare un espace trouvé per dare forma alla loro idea spaziale di impegno ecologico-urbanistico. Gli architetti – me compreso – non sono riusciti in quello che doveva essere il vero coup de théâtre della prima partecipazione lituana indipendente alla Biennale Architettura, la realizzazione di un nuovo padiglione temporaneo su un piccolo specchio d’acqua ‘edificabile’ all’angolo della Fondamenta dei Giardini. La sconfitta patita (burocrazia veneziana e budget) è stata in parte compensata dall’ottimo successo ottenuto. Ora è in lavorazione una pubblicazione che racconti il progetto integrale e tutta l’esperienza”. E per quanto riguarda il confronto fra Italia e Lituania? “La comunità architettonica in Lituania è piccola, modernista, ottimista, agile, certo non ricca ma occupa uno spazio riconosciuto e agibile nella società”, risponde Ciorra. Di contro, “quella italiana è enorme, impoverita, incapace di prendersi dei rischi e ricattabile dalla burocrazia, sempre sottomessa, come un po’ tutto nel nostro Paese, alla ragion di Stato”.

Studio Libeskind, MO Museum, Vilnius © Hufton+Crow
Studio Libeskind, MO Museum, Vilnius © Hufton+Crow

IL CONTEMPORANEO NEI MUSEI DELLA LITUANIA

Gli spazi dedicati al contemporaneo, spesso sorti nei primi anni di indipendenza e supportati dall’entusiasmo iniziale, sono ormai numerosi specialmente tra Vilnius e Kaunas.
Il CAC – Contemporary Art Centre, aperto nel 1992, è diventato la prima istituzione d’arte contemporanea del Paese a essere finanziata dallo Stato. Diretto sin dai suoi primi giorni da Kęstutis Kuizinas, il CAC si è distinto per nuove visioni e strategie nell’arte, offrendo concezioni inedite per il pubblico artistico locale. Un anno dopo, nel 1993, viene fondato a Vilnius il SCCA – Soros Center for Contemporary Art, finanziato dall’investitore e filantropo americano George Soros, che ha notevolmente influenzato lo sviluppo della scena artistica lituana, sostenendo e diffondendo progetti di arte contemporanea a livello internazionale. Nel 2000 il Soros Center è stato riorganizzato come CAIC – Contemporary Art Information Center sotto il Lithuanian Art Museum, diventando successivamente parte della National Gallery of Art, che ha aperto nel 2009 nell’ex Museo della Rivoluzione. Centro culturale multifunzionale, la National Gallery ospita opere d’arte lituana del XX e XXI secolo, mentre le mostre temporanee di solito affiancano l’arte lituana a quella internazionale.
Il nuovissimo MO Museum, che aveva già iniziato la sua attività nel 2010 come Modern Art Center, sostenuto dai collezionisti Danguolė e Viktoras Butkus, è l’iniziativa privata più ambiziosa degli ultimi vent’anni. Custodisce una collezione d’arte che va dagli Anni Sessanta ai giorni nostri, all’interno di una struttura d’avanguardia, intima e iconica, progettata da Daniel Libeskind, realizzata in collaborazione con lo studio lituano Do Architects e inaugurata a ottobre 2018.

ASSOCIAZIONI E ACCADEMIE LITUANE

La Lithuanian Artists’ Association “è il successore dell’Associazione degli artisti lituani fondata nel 1935, che continua la sua attività creativa e pubblica, e difende e attua attivamente i suoi preziosi valori nella Repubblica indipendente di Lituania”, si legge nel suo statuto. Fondata nel 1989, LAA è presente in divisioni territoriali a Kaunas, Šiauliai, Panevėys e Klaipėda e gestisce quattro gallerie a Vilnius.
Fondata nel 1568, l’Università di Vilnius è considerata la più antica università dell’Europa orientale. Per molto tempo l’unica scuola di istruzione superiore in Lituania, ha salvaguardato la tradizione culturale e scientifica, svolgendo un ruolo significativo nella vita culturale non solo della Lituania, ma anche dei Paesi vicini.
La Vilnius Academy of Arts è un’università statale la cui tradizione accademica risale al 1793, anno in cui fu istituito il Dipartimento di Architettura presso l’Università del Granducato di Lituania. Offre programmi in diverse aree di studio (arte, design, architettura e teoria e storia dell’arte). È composta da quattro campus nelle città di Vilnius, Kaunas, Klaipėda e Telšiai. Gestisce un museo, diverse gallerie e spazi espositivi, tra cui Titanikas (Titanic), inaugurato nel 2009, nonché la rinomata Nida Art Colony, aperta sulla costa del Baltico nel 2011, che, insieme a Rupert, centro e residenza artistica costruito sul fiume Neris a Vilnius nel 2013 in un edificio progettato dal pluripremiato architetto lituano Audrius Ambras, e a Kaunas Artists’ House, inaugurata nel 2018, costituiscono il fiore all’occhiello del programma di residenze internazionali per artisti, curatori, scrittori presenti in Lituania.
L’Istituto Italiano di Cultura di Vilnius, inaugurato il 10 gennaio del 2000, ha sede nel centro storico della città, nell’antica accademia ecclesiastica dell’Alumnatas, di proprietà dell’Arcivescovado di Vilnius. Una posizione strategica per la promozione e diffusione della lingua e cultura italiana in Lituania attraverso l’organizzazione di corsi e di eventi culturali.

Rupert. Photo from the archive.
Rupert. Photo from the archive.

GLI SPAZI NON PROFIT A VILNIUS E DINTORNI

Gli spazi non profit sono una realtà particolarmente attiva e stimolante sul territorio. Tra questi da segnalare la Lithuanian Interdisciplinary Artists’ Association (LeTMeKoo, LIAA, LTMKS), fondata nel 1997, un’organizzazione gestita da artisti che conta più di centoventi membri tra professionisti più giovani e già affermati. Organizza e produce mostre, eventi e residenze, diffonde varie pubblicazioni e rappresenta artisti in varie situazioni socio-politiche. Fino al 2014 la LTMKS non ha avuto una sede stabile, ma ha organizzato i suoi progetti in vari spazi sparsi nella città. In seguito ha istituito un gallery project space che segue una programmazione annuale (2014-15 Malonioji 6, 2016-19 Sodų 4). La galleria più recente, Atletika, è stata aperta a settembre 2019 ed è lo spazio espositivo più grande che LTMKS abbia avuto finora. Tutte queste gallerie si trovano a Sodas 2123, un progetto grandioso, un centro culturale polifunzionale gestito dalla Lithuanian Interdisciplinary Artists’ Association che fornisce laboratori, studi d’artista, spazi espositivi e organizza workshop, performance, residenze per una grande varietà di discipline.
La Lithuanian Photographers Association promuove la fotografia lituana e protegge i diritti d’autore dei suoi membri organizzando mostre in Lituania e all’estero, seminari (dal 1973 un seminario internazionale a Nida), conferenze, incontri, discussioni e pubblicazioni. L’associazione e i suoi dipartimenti gestiscono quattro gallerie tra Vilnius, Kaunas e Klaipėda.
Autarkia è uno luogo visionario e, come riporta il suo statement, “un centro diurno per artisti, un club di interessi, uno spazio ufficio per esperienze putative e soluzioni immaginarie, un bistrot di gastronomia sperimentale, una galleria e un incubatore di progetti”. Editorial, fondato nel 2017 da Neringa Černiauskaitė e Vitalija Jasaitė, rispettivamente redattori capo delle riviste Artnews.lt ed Echo Gone Wrong, è un project space che ospita le redazioni stesse. Si dedica ad artisti emergenti lituani e internazionali, invitandoli a esporre le proprie visioni in un contesto non istituzionale e non commerciale; organizza inoltre una serie di talk, performance ed eventi. Infine, Lokomotif è uno spazio molto particolare aperto a mostre d’arte contemporanea, laboratori, residenze, concerti. Inaugurato nella primavera 2019 al secondo piano dell’edificio della stazione ferroviaria di Lentvaris, nell’appartamento costruito nel 1862 come residenza dello zar, si trova a quindici minuti di treno dal centro di Vilnius.

LE GALLERIE PRIVATE IN LITUANIA

Il passaggio da un’economia pianificata a un’economia di libero mercato ha incoraggiato anche la creazione di diverse gallerie private: prima fra tutte Vartai, nata nei primi anni dell’indipendenza, ancora attiva oggi, una delle prime gallerie private in Lituania e la principale galleria d’arte contemporanea dei Paesi Baltici; rappresenta artisti emergenti e affermati, tra gli altri, Žilvinas Kempinas e Aidas Bareikis.
Tra le gallerie più giovani e intraprendenti, (AV17), fondata nel 2011, è una delle poche gallerie lituane che espone esclusivamente oggetti, sculture e installazioni d’arte contemporanea. Superando il tradizionale concetto di galleria, (AV17) è sempre alla ricerca di modi creativi e soluzioni inedite per ospitare e veicolare l’arte. Contour Art Gallery è invece una galleria itinerante che mira a valorizzare i suoi artisti cercando i luoghi più adatti a ciascun lavoro, creando nuovi contesti per le loro idee e diverse prospettive e approcci all’opera d’arte.
Meno Niša Gallery è una delle principali gallerie d’arte contemporanea in Lituania, con sede nel centro storico di Vilnius. La direttrice, Diana Stomienė, è presidente dell’associazione Lithuanian Art Galleries e direttrice dal 2009 di ArtVilnius. La galleria rappresenta sia artisti affermati che giovani promesse, con particolare attenzione alla promozione di nuovi media, installazioni e performance. The Rooster Gallery si concentra sui giovani artisti lituani. Adottando nuovi schemi, come il noleggio delle opere d’arte, non si vincola a una sede permanente ma espone le opere di ogni artista in uno spazio ogni volta differente.

Sun_Sea (Marina), opera performance by Rugile Barzdziukaite, Vaiva Grainyte, Lina Lapelyte, Biennale di Venezia 2019. Photo Andrej Vasilenko © Courtesy the artists
Sun_Sea (Marina), opera performance by Rugile Barzdziukaite, Vaiva Grainyte, Lina Lapelyte, Biennale di Venezia 2019. Photo Andrej Vasilenko © Courtesy the artists

LA FIERA DI VILNIUS E LA BIENNALE A KAUNAS

ArtVilnius è l’unica fiera d’arte contemporanea in Lituania e il più grande evento di arti visive nell’Europa orientale. Inaugurata nel 2009, è stato uno dei prodotti di punta di Vilnius Capitale Europea della Cultura. Negli ultimi dieci anni la fiera si è espansa e si sta ritagliando il suo posto sulla scena artistica internazionale. Ogni anno ArtVilnius conta circa 23mila visitatori, con una sessantina di gallerie provenienti da diversi Paesi, allestita presso il Centro Esposizioni e Congressi LitExpo, è organizzata dalla Lithuanian Art Gallerists’ Association. Quest’anno è stata posticipata causa Covid.
Kaunas, seconda città della Lituania per popolazione, è stata capitale provvisoria durante l’invasione polacca tra il 1920 e il 1940, momento di notevole sviluppo industriale e urbanistico. Nella sua storia annovera anche diverse ferite: invasa prima dalle truppe sovietiche nel 1940, poi dai tedeschi nel 1941, subisce l’eccidio del Forte IX dell’intera popolazione ebraica (circa 40mila persone), oltre a migliaia di ebrei deportati dalla Germania e dall’Austria. La città vanta una lunga tradizione nella manifattura tessile tanto da inaugurare la Textile Biennial nel 1997, che nel 2013 si affranca estendendo la propria visione ad arti visive, video, performance, danza contemporanea, sound art e prendendo il nome di Kaunas Biennial, giovane nel panorama delle biennali d’arte contemporanee europee. Nel 2015 il critico d’arte francese Nicolas Bourriaud cura la mostra principale. L’edizione del 2019 è affidata a un team di curatori internazionali, tra cui l’italiana Alessandra Troncone. Kaunas è inoltre stata scelta come Capitale Europea della Cultura nel 2022.
Quanto alla Baltic Triennial, è uno dei principali eventi di arte contemporanea nel Nord Europa. Fondata come “Triennale baltica della giovane arte contemporanea” in Lituania nel 1979, mentre il Paese era sotto l’occupazione dell’Unione Sovietica, dopo il restauro dell’indipendenza nel 1990, il CAC ne è diventato l’organizzatore e l’ospite, mentre l’aspetto internazionale della Triennale si è gradualmente ampliato. La 13esima edizione, nel 2017, è stata diretta dal curatore francese Vincent Honoré mentre la prossima, in programma per il 2021, sarà curata da Valentinas Klimašauskas e João Laia. Pandemia permettendo.

– Marta Silvi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #57

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AutoriJonas Mekas, George Maciunas
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Marta Silvi
Marta Silvi (Roma, 1980) è storica dell’arte e curatrice indipendente, di base a Roma. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Storia delle Arti Visive e dello Spettacolo presso l’Università di Pisa con una tesi sul reimpiego delle immagini in movimento. Regular contributor per Artforum e Flash Art Italia; collabora inoltre con Artribune, ATP Diary, Look Lateral. Nel 2007 è stata finalista alla II Edizione del Premio Nazionale DARC MAXXI per la storia e la critica dell’arte italiana contemporanea. Tra il 2008 e il 2012 è stata co-direttrice della galleria Monitor a Roma. Ha contribuito a pubblicazioni universitarie internazionali e ha partecipato al libro "Cinema d’Artista" di Maria Rosa Sossai (Silvana Editoriale, 2009). È stata assistente prima e curatrice poi, in diverse mostre in Italia e all’estero. Tra quelle più recenti, "On the Tip of My Tongue" (Palazzo Trinci, 2014), "Nico Vascellari" (Lum, Ex-Chiesa Santa Maria di Betlem, 2014), "La Solitudine dei Monumenti" (Palazzo Candiotti, 2016), "Nicola Samorì" (CIAC, 2016), tutte a Foligno. Nel 2016 ha insegnato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 2014 e, nel 2017 insieme a Carla Capodimonti, ha curato la sezione Arti Visive e l’Open Call for Artists per il Dancity Festival di Foligno, presentando mostre, performance, talk e progetti speciali (Nico Vascellari, 2014; Claire Fontaine, 2017).