Torna, fino al 16 agosto, il progetto a cura di Saverio Verini e ideato da Paola Capata e Delfo Durante. 21 artisti hanno reinterpretato il borgo di Pereto con una serie di interventi diffusi.

21 artisti sono protagonisti del fortunato format abruzzese Straperetana, momento fisso che apre l’estate abruzzese con l’arte contemporanea e la sperimentazione, raccogliendo il testimone della mitologica manifestazione Fuori Uso, rassegna nata negli Anni Novanta a Pescara per volontà del gallerista Cesare Manzo.
Straperetana prende il nome dal paese che la ospita, Pereto, rievocando però l’idea di una corsa. Ed è proprio una maratona, su e giù tra le salite e discese, quella che ci portano a fare il curatore Saverio Verini e gli ideatori Paola Capata e Delfo Durante.
Due i quartieri generali, Palazzo Maccafani e Palazzo Iannucci, più una serie di interventi diffusi tra le stradine e i vicoli, cui vanno ad aggiungersi quelli delle precedenti edizioni, in una sorta di stratificazione geologica.

IL CONCEPT E LE OPERE DELLA STRAPERETANA 2020

Produttori di silenzio è il concept scelto dagli ideatori e promotori, evocando gli scritti di Giorgio Manganelli e la definizione che questi diede dell’Abruzzo. Ma anche quel silenzio che anima il paesaggio circostante, il silenzio che abbiamo vissuto nelle nostre case, neanche a dirlo, durante i mesi di stop forzato, il silenzio che ognuno di noi cerca dentro di sé di fronte al rumore della vita. Ma anche quello anelato dall’artista, che tirato (almeno in fase pre Covid) per la giacchetta tra eventi, comunicazione e occasioni mondane, cerca per riconquistare gli spazi della creazione artistica. Non è un caso che tra i curatori quest’anno risulti infatti anche un pittore, Matteo Fato, incaricato di costruire un focus sulla creatività giovane in Abruzzo.

Letizia Scarpello, Idiótes, 2020. Straperetana 2020. Photo Giorgio Benni
Letizia Scarpello, Idiótes, 2020. Straperetana 2020. Photo Giorgio Benni

LE OPERE DI PALAZZO IANNUCCI

La visita parte da Palazzo Iannucci, dove gli spettatori vengono accolti dalla gabbia un po’ sexy un po’ infantile della artista, la più giovane in mostra, Alice Pilusi, classe 1997. A lei fa da contraltare il maestro Nunzio, che sceglie un contesto più “sporco” (una delle salette interne ancora da ristrutturare del palazzo) per costruire un gioco di linee rette, rimettendo un po’ di ordine.
Al piano successivo, Sabrina Mezzaqui presenta uno degli interventi più toccanti in mostra, lasciando che la scritta Eternità scolpita in un blocco di ghiaccio si sciolga lentamente in questa torrida e strana estate. Una levità che si ritrova anche nei frottage di origine vulcanica di Elena Mazzi e nella wunderkammer fotografica, con accostamenti cinematografici spesso quasi freudiani, di Petra Feriancova. Chiude la pittura quasi metafisica di Lula Broglio, altra giovane scoperta di questa edizione di Straperetana.
Il secondo piano è di tre maestri, Guido Guidi, Paolo Icaro (con un intervento mutuato dallo scorso anno, ma riattualizzato nel concept 2020), Daniela Comani, e di Calixto Ramirez (con un lavoro del 2017).

GLI INTERVENTI NEL BORGO DI PERETO

La scalata verso Palazzo Maccafani è una caccia al tesoro tra un’opera e l’altra.
È di Letizia Scarpello Idiótes, che mima con bandierine colorate le decorazioni delle feste di paese, ma che col senno di poi ci fa pensare anche alle celebrazioni che ci dovevano essere e non ci sono state, alla tristezza delle piazze e delle strade vuote, con le memorie abbandonate di un passato sociale. C’è il Ragnetto di Mattia Pajè, una targa in ottone di piccole dimensioni che evoca la liberazione a Pereto di un ragno catturato a Bologna. C’è la “scala” un po’ malconcia di Eliano Serafini, l’intervento più fotografato, per il poetico contrasto tra il tentativo accidentale di ascesa e gli esoscheletri di cicala raccolti all’interno di barattoli di vetro, un paesaggio di morte e di fiaba che trae le sue origini da un testo dell’entomologo Marcel Roland.
Infine Pereto non esiste, la guida alternativa di Pereto realizzata da Marco De Leonibus e la piccola edicola votiva in onice di Fabrizio Prevedello. E naturalmente ci sono gli interventi realizzati negli scorsi anni da Fondazione Malutta, Raffaele Fiorella, Maria Teresa Zingarello, Silvia Mantellini Faieta.

Danilo Sciorilli, Re per un secondo (The king of comedy), 2020. Straperetana 2020. Photo Giorgio Benni
Danilo Sciorilli, Re per un secondo (The king of comedy), 2020. Straperetana 2020. Photo Giorgio Benni

LA MOSTRA A PALAZZO MACCAFANI

Chiude il cerchio Palazzo Maccafani, anche sede della galleria peretina di Monitor, oggi totalmente prestata alla mostra.
Ad accogliere il pubblico nell’omonima piazza, il trono bizantino in alluminio di Gianni Politi, La decadenza dell’Occidente. L’ingresso è invece della giovane pescarese Lucia Cantò (1995) con una grande installazione di paladiniana memoria (tante piccole mani in gres e una gru idraulica) che raccontano il senso di intimità, ma anche di alienazione e solipsismo, vissuto nel recente lockdown.
Alla pittura arsa di Lorenzo Aceto fa da contraltare l’inquietante testa di medusa di Helena Hladilova in una delle stanze più suggestive del Palazzo. Questi sentimenti e desideri di espressione non trovano sponda nei silenzi concettuali di Franco Guerzoni e Alberto Garutti, che infatti si collocano nell’unico diciamo white cube di Straperetana, mentre nel mezzanino si colloca il ritratto smaterializzato e Senza titolo, quasi da stringere il cuore, di Francesco Barocco.
Chiude, nella magnifica cisterna, uno degli interventi più struggenti, quello di Danilo Sciorilli. Re per un secondo (The king of comedy), dal celebre film di Scorsese con Robert De Niro è il racconto di una attesa. C’è solo il countdown, quello dei film di una volta, in loop all’infinito. Il film non arriva mai. E per frustrare ancora di più le aspettative, l’artista ci ha tenuto a distribuire per l’intero borgo i volantini che pubblicizzano una proiezione che non ci sarà mai.

– Santa Nastro

Evento correlato
Nome eventoStraperetana 2020
Vernissage18/07/2020 ore 11
Duratadal 18/07/2020 al 16/08/2020
CuratoreSaverio Verini
Generearte contemporanea
Spazio espositivoPIAZZA MACCAFANI
IndirizzoPiazza Maccafani - Pereto - Abruzzo
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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.