Estate 2019 a Vienna: 6 mostre da vedere

Un fitto groviglio di mostre segna l’estate della capitale austriaca in questo movimentato 2019. Un anno caratterizzato dal grande balletto dei direttori tra le maggiori istituzioni artistiche.

L’anno viennese è punteggiato da parecchi e importanti cambi ai vertici di musei e fiere. Ma di questo ve ne abbiamo già parlato. Ora concentriamoci sulle mostre da vedere questa estate. Ecco una selezione di sei rassegne da non perdere se passate dalla capitale austriaca.

– Franco Veremondi

1. GELITIN & LIAM GILLICK – KUNSTHALLE WIEN

Gelitin & Liam Gillick, Stinking Dawn, Kunsthalle Wien 2019. Photo Paula Thomaka

Considerati i protagonisti, ossia il “famigerato” quartetto austriaco Gelitin e il 55enne inglese Liam Gillick, cosa c’è da attendersi da un film sperimentale, appena agli inizi e tutto da sviluppare, di cui per ora conosciamo solo la traccia tematica? Domanda retorica, naturalmente. L’operazione congiunta, in corso alla Kunsthalle – curata de Lucas Gehrmann e Luca Lo Pinto – s’intitola Stinking Dawn, qualcosa come “semioscurità puzzolente”. Quindi, evento artistico nella forma di set cinematografico che intende focalizzare “i limiti della tolleranza umana di fronte all’oppressione, alla crisi politica e all’eccesso di auto-illusione”. E in cui ogni visitatore potrebbe restarvi impigliato, coinvolto nella trama.
I Gelitin, anarchici e irriverenti per antonomasia, protagonisti della cosiddetta estetica relazionale, hanno all’attivo numerosi interventi in luoghi di rilievo, come la Fondazione Prada di Milano, la Kunsthaus di Bregenz, o in varie biennali, tra Venezia, Liverpool eccetera. Di loro ricordiamo anche un ironico “supporto tecnico” offerto alla personale della altrettanto irriverente Sarah Lucas, alla Secessione di Vienna nel 2013. Liam Gillick, artista di successo che vive a New York, nonché protagonista in manifestazioni di prestigio tra Documenta e biennali, è noto per un lavoro d’indagine sugli aspetti disfunzionali di una modernità globalizzata e neo-liberal.

Vienna // fino al 6 ottobre 2019
Gelitin & Liam Gillick – Stinking Dawn
a cura di Lucas Gehrmann e Luca Lo Pinto
KUNSTHALLE WIEN
Museumsplatz 1
www.kunsthalle.at

2. MONICA BONVICINI – BELVEDERE 21

Monica Bonvicini. Installation view at Belvedere 21, Vienna 2019. Photo Jens Ziehe © Monica Bonvicini and Bildrecht Vienna

Una grande installazione, a forma di cubo e dalle pareti semiriflettenti, segna il debutto di Monica Bonvicini al Belvedere 21, istituzione molto cara al pubblico viennese. L’intervento, curato da Axel Köhne, colpisce per la forte incisività visiva, marcata dalla franchezza di un titolo come “non posso nascondere la mia rabbia”. Posta al centro dello spazio espositivo, la costruzione è composta da 112 lastre d’alluminio per un volume di 1.600 metri cubi, un’area sottratta al visitatore in quanto inaccessibile. Ancora una volta riemerge l’origine epica e alquanto avventurosa del padiglione espositivo, oggi ri-denominato Belvedere 21, che come tale è il contenitore dell’opera. Tuttavia l’artista pare assumere una posizione critica ravvisando nella “retorica” che lo caratterizza, una valenza negativa, giacché vi si riflette una posizione di dominio istituzionalizzato.

Vienna // fino al 27 ottobre 2019
Monica Bonvicini – I Cannot Hide My Anger
a cura di Axel Köhne
BELVEDERE 21
Arsenalstrasse 1
www.belvedere21.at

3. SEAN SCULLY – ALBERTINA MUSEUM

Sean Scully, Eleuthera, 2017 © Sean Scully

Una poetica figurale inedita, quella che ci presenta, al Museo Albertina, Sean Scully, artista nato a Dublino nel 1945, diventato in seguito cittadino statunitense. Maestro indiscusso dell’astrattismo, presente nei maggiori musei, e del quale si è appena chiusa una mostra site specific all’Abbazia di San Giorgio a Venezia, stavolta – e per la prima volta – ci lascia entrare nella sua sfera privata, esponendo un insieme di lavori abbastanza recenti. La serie Eleuthera, dal nome di un’isola delle Bahamas, comprende 23 dipinti a olio di grande formato, più pastelli, disegni e foto. La mostra è a cura di Elisabeth Dutz. Tutte opere composte tra il 2015 e il 2017, che dimostrano l’abilità dell’artista nel cogliere con vivacità il proprio figlio di otto anni, intento nei suoi giochi e atteggiamenti tipicamente infantili.

Vienna // fino al 6 settembre 2019
Sean Scully – Eleuthera
ALBERTINA
Albertinaplatz 1
www.albertina.at

4. VIENNA BIENNALE FOR CHANGE 2019 – MAK

Juraj Hariš, Schuttmaschine, 2018. Vienna Biennale 2019. Photo © Michal Líner

È la terza edizione di una biennale multidisciplinare che ha scelto fin dall’inizio, sotto l’egida del Mak, di tematizzare i vari aspetti del cambiamento di una società che deve fare costantemente i conti con il proprio futuro. Molti i curatori per i differenti progetti espositivi, dislogati in vari luoghi della capitale, come Uncanny Values: Artificial Intelligence, o Design Lab, entrambi al Mak; Hysterical Mining, alla Kunsthalle; City of Temperaments, adeguatamente sviluppata sul tema dell’urbanistica nell’unico nuovo quartiere satellite di Vienna, chiamato Seestadt Aspern.

Vienna // fino al 6 ottobre 2019
MAK + sedi varie
Stubenring 5
www.mak.at/en/viennabiennale2019

5. VERTIGO – MUMOK

Marina Apollonio, Spazio ad Attivazione Cinetica 6B, 1966. Courtesy Lauren Glazer © Marina Apollonio

Semplicemente superficiale e solo spettacolare, la Op Art? Niente affatto: un equivoco etichettare negativamente questa espressione dell’arte – dove Op sta per “optical” – sviluppatosi tra gli Anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. È stata tutt’altro, rafforzando la nostra consapevolezza nella ambiguità delle apparenze, così come il gioco ingannevole dei sensi e, in definitiva, evidenziando l’impossibilità “epistemologica” di cogliere la realtà. La Op Art, pertanto, non è univocamente orientata al senso della vista, ma impegna processi cognitivi chiamando in causa ogni aspetto della soggettività. In esposizione dipinti, oggetti tridimensionali, installazioni tecnologiche, film, elaborazioni computerizzate. Ma si tratta davvero di un’esperienza artistica del tutto nuova e inesplorata fino al secolo scorso? Neppure questo aspetto è sostenibile, giacchè la mostra al Mumok – curata da Eva Badura-Triska e Markus Wörgötter – ne ricostruisce e ne traccia una storia, includendo opere dei pionieri di una tendenza sviluppata già nei secoli scorsi, a partire dal XVI secolo.

Vienna // fino al 26 ottobre 2019
Vertigo. Op Art e una storia della vertigine dal 1520 al 1970
a cura di Eva Badura-Triska e Markus Wörgötter
MUMOK
Museumsplatz 1
www.mumok.at

6. HELMUT WIMMER – KUNSTHISTORISCHES MUSEUM

Helmut Wimmer, The Last Day (serie fotografica) © Helmut Wimmer

Nella complessità architettonica di uno dei musei più classici e ricchi al mondo, bisogna raggiungere la Sala Bassano, al secondo piano, per incontrare le opere fotografiche elaborate da Helmut Wimmer. Il quale ci propone la visione surreale di un mondo in cui gli elementi naturali stanno prendendo il sopravvento in forma di catastrofe sull’ordine artificiale imposto dall’uomo. Due mondi in conflitto, che si scontrano o che, poeticamente, dialogano. The Last Day, titolo della mostra, non è di ispirazione puramente fantastica , giacché alcuni dei dodici tableaux dell’autore si richiamano anche a fatti storici.

Vienna // fino al 1° settembre 2019
Helmut Wimmer – The Last Day
KUNSTHISTORISCHES MUSEUM
Maria-Theresien-Platz
www.khm.at

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Autori Gelitin, Liam Gillick, Monica Bonvicini, Sean Scully
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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.