Italiani in trasferta. L’architettura dello spazio di Monica Bonvicini al Baltic Center for Contemporary Art di Gateshead

La mostra documenta la carriera dell’artista, veneziana del 1965, ma da anni residente all’estero. Snodandosi su due livelli il percorso espositivo comprende sia alcune opere iconiche della carriera dell’artista sia nuovi progetti. Ed un fine lavoro sull’architettura dello spazio

Monica Bonvicini - Leather tool (wrench)
Monica Bonvicini - Leather tool (wrench)

Dicembre di fuoco per Monica Bonvicini, che arriva in Gran Bretagna, al Baltic Centre for Contemporary Art, Gateshead, per una importante mostra personale. Nata in Italia, a Venezia, nel 1965, residente in Germania e rappresentata nel nostro paese da Raffaella Cortese a Milano, è una delle artiste più rappresentative provenienti dallo Stivale all’estero. Al Baltic si presenta con un’importante mostra monografica che si sviluppa al terzo e al quarto piano della struttura di 2600 mq (tra le più grandi nel Regno Unito), con un approccio retrospettivo, mettendo in scena infatti alcuni dei più importanti lavori nella carriera dell’artista, ma anche con nuove commissioni. L’intervento della Bonvicini si realizza anche nel display, soprattutto al terzo piano, disegnando uno spazio di 700 mq per l’allestimento di opere dal 200 al 2016, in una inedita combinazione.

ARCHITETTURA E DISPLAY PROTAGONISTI
Tra le opere esposte Black you del 2010, Leather Tools (2003-9), Harness (2006) e Powder Belts (2015), che descrivono in maniera esplicita e ardita un’antropologia delle immagini di carattere sessuale emergente dalle teorie sull’identità di gender negli anni ’90, con le quali l’artista è perfettamente allineata. Al quarto piano, invece, la mostra, curata da Laurence Sillars, chief curator al Baltic, espone opere come Satisfy Me, una scultura testuale gigante del 2010, che si sviluppa sulla facciata esterna a nord dello spazio espositivo, mentre all’interno le fanno da contraltare altre opere come Light Me Black del 2009 e Building Up for Art del 1996, comprensiva delle fotografie che documentano la presenza dell’installazione in altre esposizioni e altri musei, vista come attraverso uno spioncino. Sempre sul quarto piano è in mostra anche Scale of Things, 2010, un ponteggio trasformato in architettura rococò, una nuova stampa di grandi dimensioni e una nuova serie di disegni che documentano disastri e distruzioni a seguito di calamità ambientali. Ecco tutte le immagini…

Santa Nastro

Baltic Centre for Contemporary Art
S Shore Rd, Gateshead NE8 3BA, Regno Unito
balticmill.com

 

 

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.