Il caravaggista Manfredi venduto in Cina a 2,5 milioni di dollari. Ecco come sono andati gli affari alla fiera TEFAF New York

Bernardo Bellotto venduto per diversi milioni di dollari. Robilant + Voena piazza ad un collezionista cinese un San Giovanni Battista nel deserto di Bartolomeo Manfredi per 2,5 milioni di dollari

TEFAF New York 2016 (foto Francesca Magnani)
TEFAF New York 2016 (foto Francesca Magnani)


Nei giorni scorsi vi raccontavamo – facendovela anche vedere con un’ampia fotogallery – la prima edizione di
TEFAF New York, la fiera antiquaria olandese di Maastricht che negli anni si è guadagnata un’incontrastata leadership mondiale di settore e che ora ha deciso di varare ben due edizioni a New York, una – quella di cui parliamo ora – dedicata all’arte antica, l’altra focalizzata su contemporaneo e design, in programma a maggio 2017 al Park Avenue Armory, nella Frieze week. Ora, come ci capita spesso con le grandi fiere, siamo andati a spulciare in rete i report degli operatori specializzati, per capire cosa – e a quanto – si è venduto in fiera. Con scoperte abbastanza eclatanti: come l’opera di Bartolomeo Manfredi, il prototipo dei caravaggisti, autore di quella sorta di “guida” all’imitazione del genio del Merisi passato alla storia appunto come Manfrediana Methodus. Il cui San Giovanni Battista nel deserto, del 1610-1612 circa, è stato venduto dall’italo-inglese Robilant + Voena ad un collezionista cinese per qualcosa come 2,5 milioni di dollari.

UNA MAPPA ANTICA PER MEZZO MILIONE DI DOLLARI
Stessa cifra per la quale due musei americani si sono contesi, nel booth della Galerie Sanct Lucas, un Bouquet di fiori di Eugene Delacroix, del 1830. Un collezionista americano è uscito dallo stand Colnaghi con una coppia di piccoli dipinti a olio su rame di Pedro Oreente, pagati 200mila sterline, mentre Ariadne ha puntato in alto, vendendo un imponente busto in marmo di epoca romana dell’inizio del 1 secolo, già nella collezione del Nelson-Atkins Museum, per una cifra imprecisata ma comunque a sei zeri. Successo anche per la galleria Daniel Crouch, che ha piazzato una monumentale mappa del mondo realizzata da Frederick Dewit e Giacomo Giovanni, Nova Totius Terrarum Orbis Tabula, datata 1675, a una non meglio identificata istituzione per 500mila dollari. Italia protagonista anche nello stand Richard Green, con una veduta di Venezia di Bernardo Bellotto andata a un collezionista americano per “svariati milioni di dollari“. Più recente il raggio di azione di Bernard Goldberg Fine Arts, che è riuscita a collocare un dipinto di Edward Hopper, Portrait of Guy Pène du Bois, del 1904 circa, per 1.5 milioni di dollari.

www.tefaf.com

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.