Ecco come sarà la prossima Biennale di Architettura di Venezia. Le “battaglie” di Aravena e la vocazione alla condivisione. Nuova partnership con il Victoria&Albert Museum

62 paesi hanno già confermato la propria partecipazione, mentre 3 sono i nuovi progetti speciali sviluppati con enti e istituzioni: una collaborazione con il Victoria&Albert Museum di Londra sul fronte delle arti applicate, un padiglione sul tema dell’urbanizzazione con la London School of Economics e l’esposizione Reporting from Marghera and Other Waterfronts curata da Stefano […]

62 paesi hanno già confermato la propria partecipazione, mentre 3 sono i nuovi progetti speciali sviluppati con enti e istituzioni: una collaborazione con il Victoria&Albert Museum di Londra sul fronte delle arti applicate, un padiglione sul tema dell’urbanizzazione con la London School of Economics e l’esposizione Reporting from Marghera and Other Waterfronts curata da Stefano Recalcati con progetti di rigenerazione urbana di porti industriali, che sarà allestita nella sede di Forte Marghera. Annunciate le presenze di Tadao Ando, Rem Koolhaas, Peter Zumthor, David Chipperfield, Grafton Architects, Kazuyo Sejima, e tra gli italiani il gruppo G124 coordinato da Renzo Piano, Barozzi Veiga e studio TAMassociati, curatori del padiglione nazionale.

IMMAGINE GUIDA UNA FOTO DI BRUCE CHATWIN
Attinge al “suo” Sud-America il curatore della 15. Mostra Internazionale di Architettura Alejandro Aravena, fresco Premio Pritzker che – insieme al Presidente dell’istituzione veneta, Paolo Baratta – presenta l’edizione al via il prossimo 28 maggio. L’immagine guida dell’attesa Biennale dal titolo Reporting from the Front, in merito alla quale l’architetto cileno aveva già illustrato alcuni tratti salienti in una recente intervista, è infatti una foto di Bruce Chatwin, scattata in Perù, che ritrae l’archeologa tedesca Maria Reiche intenta ad osservare, dall’ultimo gradino di una scala nel bel mezzo del deserto, le linee Nazca. “Cosa ci racconta questa donna, in bilico, quasi al limite delle proprie possibilità fisiche, con la sua osservazione? In un certo senso, quella donna è la Biennale stessa, ricca e gravata dalla sua storia”, afferma Baratta. “Osservando dall’alto il panorama contemporaneo, vede un suolo desolato fatto di immense zone abitate dall’uomo, delle quali l’uomo non può certo andare orgoglioso, realizzazioni molto deludenti che rappresentano un triste infinito numero di occasioni mancate per l’intelligenza e l’azione della civiltà umana. Ma vede anche segni di capacità creativa e risultati che inducono a speranza, e li vede nel presente, non nell’incerto futuro delle speranze e dell’ideologia”. L’impiego di questa foto dunque indirizza immediatamente la Biennale di Aravena su un binario distinto rispetto ad alcuni precedenti, anche recenti, specie quelli che “hanno affrontato il tema dello scollamento tra architettura e società”, prosegue il presidente. “Questa volta ci si vuole soffermare sui quei fenomeni che sono stati capaci di attivare una ricucitura. Vogliamo indagare in modo più esplicito se e dove vi sono fenomeni che mostrino una tendenza contraria di rinnovamento; si va alla ricerca di messaggi incoraggianti. Questi ci interessano non solo in nome dei risultati ottenuti, ma in quanto fenomenologia in grado di produrre esempi positivi anche altrove. Vogliamo capire come è nata la domanda di architettura, come si sono evidenziati ed espressi le necessità e i desideri, quali procedimenti logici, istituzionali, giuridici, politici e amministrativi hanno indotto una domanda per l’architettura, e quindi consentito all’architettura di trovare soluzioni oltre quelle banali o autolesioniste”.
La presentazione della Biennale di Architettura

SEGREGAZIONE, DISUGUAGLIANZE, PERIFERIE
Sulla stessa linea il curatore Aravena che affida alla carta l’annuncio di tutti i nomi la cui partecipazione è al momento confermata, limitandosi a ricordare come “ci sono nomi di persone invitate che come questa donna riusciranno a dirci cose che noi, dal piano terra, non riusciamo a vedere oppure a renderli leggibili“. Nella conferenza preferisce piuttosto soffermarsi sui temi della prossima Biennale, anticipandoli, non a caso, con il termine “battaglie”, lasciando intendere come si tratti di questioni urgenti, condivise, pressanti, sulle quali sono in corso esperimenti e avvicinamenti: la segregazione, le disuguaglianze, le periferie, l’accesso a strutture igienico-sanitarie, i disastri naturali, la carenza di alloggi, la migrazione, l’informalità, la criminalità, il traffico, lo spreco, l’inquinamento e la partecipazione delle comunità. Nel circoscrivere la sua direzione curatoriale, Aravena specifica un duplice indirizzo: “Da una parte, vorremmo allargare l’arco dei temi ai quali l’architettura dovrebbe fornire delle risposte, aggiungendo esplicitamente alle dimensioni culturali e artistiche che già appartengono alle nostre finalità, quelle che si collocano sul lato sociale, politico, economico e ambientale dello spettro. Dall’altra parte, vorremmo evidenziare il fatto che l’architettura è chiamata a rispondere a più di una dimensione alla volta, integrando una varietà di ambiti anziché scegliendo uno rispetto a un altro”.

Valentina Silvestrini ed Emilia Giorgi

http://www.labiennale.org/

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. È cocuratrice della newsletter "Render". Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito…

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