PHotoEspaña in “crisi”, chiude con solo 640mila visitatori in un mese e mezzo. E allora va a leccarsi le ferite in America Latina…

Rischiamo di passare per disfattisti, o peggio per qualunquisti? Va bene, accettiamo il rischio, pur di tentare di analizzare seriamente le dinamiche dei grandi eventi artistici, e cercare di stimolare un dibattito che cerchi di migliorarli. Qualche giorno fa ricordavamo come l’ultima edizione di dOCUMENTA Kassel avesse chiuso con oltre 750mila visitatori, e come l’edizione […]

Rischiamo di passare per disfattisti, o peggio per qualunquisti? Va bene, accettiamo il rischio, pur di tentare di analizzare seriamente le dinamiche dei grandi eventi artistici, e cercare di stimolare un dibattito che cerchi di migliorarli. Qualche giorno fa ricordavamo come l’ultima edizione di dOCUMENTA Kassel avesse chiuso con oltre 750mila visitatori, e come l’edizione attualmente in corso sia sulla via per migliorarlo ancora, quel dato. E timidamente abbozzavamo – ben consapevoli delle differenti caratteristiche dei due eventi – un paragone con la Biennale di Venezia, che con tanti più giorni di apertura, con un contorno come quello offerto dalla perla della Laguna, non riesce ad averne 400mila.
Ora arrivano i primi bilanci di PHotoEspaña 2012, che si chiude oggi – 22 luglio – a Madrid, e le stime parlano di qualcosa come 640mila visitatori, in calo del 18% rispetto allo scorso anno (778.000 visitatori), ma comunque un’enormità. Dati che in Italia non sono nemmeno ipotizzabili, per rassegne omologhe, nemmeno avvicinabili. Ed allora la riflessione si ripropone, e anzi si rafforza: perché? Pur accogliendo tutte le obbiezioni, tutti i distinguo possibili, perché quello che riesce in Germania e Spagna non riesce in Italia? E non si tratta di interrogativi oziosi, o puramente “numericisti”: il riscontro del pubblico innesca economie di scala, l’ottimizzazione delle risorse, sposta in alto l’asticella qualitativa, mette a disposizione risorse per investimenti strutturali, e molto altro. Dunque? Artribune da tempo addebita la questione alla frammentazione campanilistica, con una diluizione di risorse in tanti eventi giocoforza limitati, e ad una evidente carenza di coordinamento e di politica culturale. Ma è solo questo? Ci sono altre ragioni, magari più profonde?
Intanto la mega rassegna fotografica spagnola si accorge che dall’America Latina spira un vento di grande vivacità economica, ed annuncia un Forum transatlantico che in autunno toccherà paesi come Costa Rica e Messico, per concludersi a Miami nel mese di dicembre. Guarda caso, nel periodo di Art Basel Miami Beach

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.