Immagini, dalla fiera dell’immagine. Dalle donne iraniane ai parcheggiatori abusivi, spunti domenicali da MIA

Il fotogiornalismo della Mandeep di Roma, con tanto di foto firmate Pietro Masturzo (World Press Photo Picture of the year 2010)? C’è, eccole le donne di Tehran Echoes, che comunicano da un terrazzo all’altro, non più di mezz’ora al giorno però. Un garagino per l’auto? Garagino sì, ma per parcheggiare la propria immagine sulla carta […]

Il fotogiornalismo della Mandeep di Roma, con tanto di foto firmate Pietro Masturzo (World Press Photo Picture of the year 2010)? C’è, eccole le donne di Tehran Echoes, che comunicano da un terrazzo all’altro, non più di mezz’ora al giorno però.
Un garagino per l’auto? Garagino sì, ma per parcheggiare la propria immagine sulla carta emulsionata in fondo, inaspettatamente non speculare: è Fabio Sandri (Artericambi – Verona). Più a lungo e immobile sarà disposto a stare lo spettatore, meglio la sua immagine resterà incisa sulla carta (il tempo generalmente richiesto è di venti minuti). Lo spiega ampiamente Elio Grazioli, che descrive come “unica, intensissima, perturbante” l’esperienza di stare così a lungo di fronte all’immagine del proprio corpo proiettata.
Ancora al Padiglione 1, la serie In front off di Pietro Iori, dove le foto incastonano uno schermo con slide show. Angoli di spazi urbani deserti che al risveglio della città registrano il passaggio di centinaia di lavoratori inarrestabili, ciascuno riempie la foto con la sua fugace presenza. E poi le cuciture, i sorrisi e le lacrime dei teneri Blue and Joy, per la Paola Colombari di Milano.
Allo stand dell’Hangar Bicocca la vista si acuisce attraverso una lente: le diapositive di Agostino Osio, pezzi unici, nascondono dettagli insospettabili. Light box anche per Occhiomagico, la prodigiosa formula Ctrl-Alt-Canc vola dall’asetticità di una tastiera fino alle nuvole. Le numerose presenze in via Tortona confermano le aspettative, il pubblico è variegato, la curiosità molta. Chiunque può dire MIA…

Lucia Grassiccia

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Lucia Grassiccia
Lucia Grassiccia è nata a Modica (RG) nel 1986. Dopo una formazione tecnico-linguistica ha studiato presso l’Accademia di belle arti di Catania, dove ha contribuito a fondare e dirigere un webzine sperimentale (www.hzine.it) gestito da un gruppo di allievi dell’accademia. Per hzine ha svolto principalmente attività di giornalista, titolista, editing. Dal 2008 scrive saltuariamente per il quotidiano web locale Nuovascicli Ondaiblea, soprattutto recensioni su libri e mostre. Nel 2010 inizia la collaborazione con Exibart che a breve si sospende e prosegue con la redazione di Artribune. Cura saltuariamente i testi critici per alcune associazioni e gallerie (vedi The White Gallery, Milano). Nel 2013 pubblica il romanzo ebook Elevator (Prospero Editore) e inizia a collaborare occasionalmente con la rivista Look Lateral. Nello stesso anno completa gli studi in arteterapia clinica presso la scuola Lyceum Vitt3. Attualmente vive a Milano.

1 COMMENT

  1. Visitata sabato.

    Ottima iniziativa per destare un mercato, quello del collezionismo fotografico, che in Italia stenta a decollare (almeno così a me pare, anche se qualcuno usa toni quasi trionfalistici).

    Un 10 per l’idea di presentare gli artisti ad uno ad uno con singoli stands. Oltre 200 piccole personali, tra l’altro ben allestite che hanno evitato al visitatore il tipico smarrimento da fiera. Difficile perdersi qualcosa con questo sistema.

    Bella anche l’idea della Proposta MIA per valorizzare giovani emergenti senza galleria a supporto. Tra l’altro c’era anche qualche proposta interessante.

    Mi viene da chiedere però:

    Ma i collezionisti c’erano ? O ancora meglio: esistono in Italia ? Anche se non fa testo (magari gli acquisti si svolgono in privato), in una giornata ho visto solo una persona con cornice sotto braccio dopo aver staccato l’assegno.

    La mia idea è che esista un collezionismo fotografico molto limitato. Poca gente anche se con buoni budget. Risultato: acquisti sul vintage e sui grandi nomi. Poche chance per chi si rivolge ad un’utenza medio bassa (500-2000 euro). Mi piacerebbe sapere un’impressione di chi vi ha partecipato.

    In fondo lo scopo della fiera è quello di far incontrare domanda e offerta, ma ho avuto l’impressione che la seconda fosse in netta maggioranza. All’estero non succede così. Inglesi, americani, tedeschi, olandesi, francesi hanno una cultura del collezionismo fotografico di ben altro spessore, diffusa anche tra i ceti medio-bassi. Ed in fondo, visti gli attori del MIA (niente ovviamente a che vedere con Paris Photo), il target di domanda e offerta, tranne poche eccezioni, era di profilo mid-low.

    Ho partecipato anche alla tavola rotonda sul collezionismo e ho sentito da parte di Castelli e soprattutto da Denis Curti relazioni molto positive sul mercato della fotografia. Curti ha detto: – La stampa deve smetterla di dire “il boom della fotografia”, ormai è un mercato maturo -. Forse all’estero, forse per gli autori cosiddetti “blue chip”.

    L’80% degli espositori MIA vende la gran parte delle opere sotto i 2000 euro, e ho visto tante, ma tante edizioni 1 di 9, 1 di 5 e anche parlando con qualcuno è emerso che tutto questo “mercato in fibrillazione” è tutto da dimostrare. Lo vede solo chi opera ad alto livello.

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