Nessuno, su questo pianeta, ha disegnato più di me. Nessuno. È l’unica cosa che ho fatto. Non ho cucinato, non ho fatto figli. Ho solo disegnato. È l’unica cosa che so fare e l’unica che faccio.” Inizia così, con una dichiarazione programmatica, il documentario che James Scott ha dedicato a Laurie Lipton (New York, 1953; vive a Los Angeles). Il film, che include anche un’intervista al grande regista Terry Gilliam, fan della Lipton, è un accurato resoconto della vita e dell’evoluzione creativa dell’artista americana, che ha iniziato a disegnare da bambina e non ha più smesso, producendo migliaia di accuratissime immagini in bianco e nero, riversando sulla carta la sua fecondissima e oscura attività immaginativa. I suoi disegni, spesso profondamente disturbanti, ritraggono con uno stile realistico e accurato una particolare tipologia di “attimo”: quello in cui diversi livelli di realtà si confondono, quando nella vita di tutti i giorni irrompe l’assurdo, lo spaventoso e l’inaspettato.

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).