I ricordi delle feste: l’originale spot natalizio di Adobe

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Una pubblicità realizzata usando soltanto immagini “riciclate”, come vecchi filmati di famiglia e stock images. È l’originale esperimento che Adobe Stock ha realizzato in collaborazione con il web magazine It’s Nice That. La regia è del giovane regista scozzese Duncan Cowles

Gli spot natalizi rappresentano ormai una tradizione irrinunciabile per le aziende di tutto il mondo. Non esiste Natale che si rispetti senza messaggi pubblicitari a tema. Ma quali sono i segreti per realizzarne uno efficace ma allo stesso tempo anche originale e in grado di distinguersi? Sulla base di queste riflessioni, e con il desiderio di intraprendere una nuova collaborazione, il web magazine It’s Nice That e il servizio di distribuzione di immagini Adobe Stock hanno deciso di commissionare lo spot natalizio definitivo. Una responsabilità simile è ricaduta su Duncan Cowles (1990), giovane e pluripremiato videomaker scozzese al quale è stata concessa la possibilità non solo di accedere a tutto l’archivio di Adobe Stock (che tra immagini fotografiche, illustrazioni vettoriali, animazioni 3D e video in alta definizione conta più di 90 milioni di contenuti), ma anche di ricevere la consulenza di pubblicitari e professionisti esperti nel settore.
Il risultato finale è sicuramente spiazzante: l’intero annuncio pubblicitario si regge essenzialmente su due elementi: un sapiente uso del montaggio e uno storytelling ben studiato, capace di combinare armonicamente insieme stock e found footage.
Utilizzando infatti una voce fuori campo associata a della musica suggestiva che tocca le corde giuste e alternando materiale privato (come gli spezzoni di pellicole 8mm prelevati dall’archivio di famiglia dello stesso Cowles) con quello messo a disposizione da Adobe, viene creata una narrazione che, per quanto malinconica e distopica possa apparire, in realtà nasconde un messaggio positivo. Nonostante nello spot si arrivi a parlare di aspettative deluse, della caducità della vita e di riscaldamento globale, lo spettatore viene invitato a mettere da parte risentimenti e avversità per godersi a pieno quello che potrebbe essere l’ultimo Natale della sua vita.

I CONSIGLI DEGLI ESPERTI

La potenza dell’annuncio pubblicitario non è però tutta farina del sacco di Duncan Cowles; indispensabili infatti sono stati i diversi suggerimenti offerti da un team di professionisti. La scelta, ad esempio, di concentrarsi soprattutto su quei filmati che ritraggono bambini che fanno i capricci o persone annoiate è nata proprio dal parere di Fred Taylor (art director dell’agenzia pubblicitaria indipendente Wieden + Kennedy) secondo il quale l’elemento imprescindibile per un ottimo spot natalizio è l’umanità, ovvero qualcosa di intrinsecamente umano a cui un pubblico possa riferirsi.
Far ricordare come ci si sente a essere bambini è invece la raccomandazione fatta da Anna Ginsburg (regista animatrice che in passato ha lavorato per pubblicità natalizie che portano la firma della celebre azienda John Lewis & Partners), mentre la ricerca di un “nuovo modo di fare il Natale” è quella che ha sempre motivato la scenografa e art director Anna Rhodes. “La capacità di provocare delle emozioni in grado di creare di un vero e proprio strappo” è l’obiettivo principale della produttrice Laura Ruddock, mentre per lo sceneggiatore specializzato in réclame natalizie Daniel Lewis a contraddistinguere le buone pubblicità delle feste è l’imponenza di una trama avvincente che subirà poi una svolta alla fine della storia.
Rimandi all’infanzia, emotività rivelata e un approccio personale e insolito rappresentano per questo spot la combinazione ideale; una ricetta capace di trasformarlo in un esperimento audace ed emblematico.

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– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo. Tra le mostre recenti: la personale RUBEDODOOM – Per tutti e per nessuno (Metodo Milano, Milano, a cura di Maurizio Bongiovanni, 2020) e le collettive, Existance Resistence (mostra virtuale su Instagram a cura di Giovanna Maroccolo e Patrick Lopez Jaimes, 2022), The Struggle is Real (Green Cube Gallery e Fondazione Spara, a cura di Clusterduck, 2021), Rifting (a cura di Federico Poni e Federica Mirabella per la quinta edizione di The Wrong Biennale, 2021), ISIT.exhi#001 (Spazio In Situ, Roma, a cura di ISIT Magazine, 2021), e Art Layers (progetto espositivo su Instagram curato da Valentina Tanni per il decennale di Artribune). Tra le principali esperienze curatoriali: lo screening video Melting Bo(un)d(ar)ies (Cappella di Santa Maria dei Carcerati, Palazzo Re Enzo, Bologna, 2022), il progetto di newsletter mensile IMMAGINARIA – Un altro mondo (per l’arte è possibile (commissionato dall’Associazione culturale di arte contemporanea TRA – Treviso Ricerca Arte, 2020/2021), le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019), e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018) e il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Ha collaborato con diverse realtà editoriali come Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.