L’arte come gesto atletico. Intervista a Giacomo Guidi

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Stefania Gaudiosi è artista, curatrice e promotrice culturale. Particolarmente attenta ai temi della didattica dell’arte, cerca nelle forme culturali possibili vie di accesso alla comprensione del mondo e della nostra umanità. Artribune presenta il suo progetto “L’arte è un delfino”, un ciclo di video-interviste per riflettere sull’arte e la cultura del nostro tempo. Il secondo appuntamento vede protagonista il gallerista e curatore Giacomo Guidi.

C’è un’attitudine all’imprudenza che bisogna coltivare. Non quella dello sprovveduto, ma quella dell’impavido. Di colui che mette in conto i rischi e sa che qualcosa potrebbe andare storto, ma assume integralmente su di sé la responsabilità delle conseguenze, pur di non rinunciare all’impresa.
Questo assunto epico mi sembrava potesse essere il giusto incipit per la prossima storia. C’è una cosa bella, tra le altre, in questo lavoro, ed è quando si intrecciano le idee.
L’idea dell’incipit è contenuta in una domanda, che non ha ricevuto risposta perché ancora non l’ho posta.
Allora, tutto potrebbe essere riscritto così, in forma di domanda: L’imprudenza è un’attitudine che bisogna coltivare? Non intendo quella dello sprovveduto, ma quella dell’impavido, ossia di colui che mette in conto i rischi e sa che qualcosa può andare storto, ma è pronto ad assumerne le conseguenze, pur di non rinunciare all’impresa. È, dunque, l’imprudenza una forma vitale, uno slancio necessario?

MUTARE TUTTO IN UNA DOMANDA

È anche un esercizio utile, mutare tutto in domanda. Il fisico Niels Bohr, diceva: “Tutto ciò che io dico dev’essere interpretato non come un’affermazione, ma come una domanda”. E diceva anche: “Il contrario di un’enunciazione corretta è un’enunciazione falsa. Ma il contrario di una verità profonda può essere un’altra verità profonda” (quest’ultima teniamola qui, per ora, perché, prima o poi, ci servirà).
Ho incontrato Giacomo Guidi due volte. in entrambe, vicino, c’era l’acqua. Nella prima l’acqua di un fiume, nella seconda l’acqua del lago. E c’era anche il sole, in entrambi i casi.
Giacomo è giovane, bello e tatuato. E ha idee luminose.
Nella prima parte della sua vita è stato atleta, ma non un atleta qualunque. Da schermidore, ha vinto dodici medaglie tra campionati del mondo (due titoli mondiali di categoria), europei e universiadi, sei campionati italiani, la medaglia d’argento al valore sportivo del CONI e ricevuto l’encomio dall’arma dei carabinieri ai meriti sportivi.

DALLA SCHERMA ALL’ARTE

Nel suo racconto scopriremo le ragioni del passaggio dalla scherma all’arte, perché nel 2006, a ventiquattro anni, apre la sua prima galleria. Anche di quello che è accaduto dopo, fonte di chiacchiere infinite sul suo conto, parleremo a lungo nell’intervista. Ma ci sono alcune storie che non possono essere liquidate contrapponendo un’enunciazione corretta a un’enunciazione falsa o viceversa. Ci sono storie che a una verità profonda, contrappongono un’altra verità profonda.
Dunque, disponetevi all’eccezione, all’insolito, al raro. Ascolterete parole che conservano lo slancio del gesto atletico, perché Giacomo è senz’altro uno dei galleristi più visionari del panorama italiano.
Per quel che riguarda me, se c’è un posto in cui in molti mi dicono di non andare, è lì che – imprudentemente – vado.

– Stefania Gaudiosi

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Stefania Gaudiosi
Stefania Gaudiosi è artista, curatrice e promotrice culturale. Studiosa e teorica dell’arte, con particolare interesse per l’Arte Cinetica e per l’opera di Iannis Xenakis, è autrice di diversi saggi dedicati ai temi della contemporaneità, della multimedialità e dei new media. È cofondatrice, assieme ad Antonio Barrese, del gruppo professionale OperaAperta, attivo in Italia e in Brasile, dove dal 2011 coordina il progetto FlowingRiver_RioAmazonas. Nel 2012 fonda ScholaFelix, gruppo di innovazione artistica e culturale. Particolarmente attenta ai temi della didattica dell’arte, dal 2014 coordina i corsi ScholaFelix Basic e FelixLab per bambini, ragazzi e adulti, mirati alla diffusione di una maggiore consapevolezza artistica e formale, e alla valorizzazione del talento personale come via d’accesso alla felicità.

3 COMMENTS

  1. Bella intervista. 50 minuti di cose condivisibili in gran parte (altre meno ma questo è ovvio). Per quanto oggettivamente assai controverso, il buon Guidi, diciamocelo, nello stagno putrido di Roma fa cose belle. Senza negare nessuno dei suoi terribili difetti è uno che fa cose che qua non le ha fatte nessuno negli ultimi anni. Direi che ce ne fossero di più e non di meno.

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