Sergei Polunin: adrenalina allo stato puro. Il video diretto da Rankin

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Un concentrato di rabbia, virtuosismo e passione. Il ballerino ucraino Sergei Polunin incanta tutti con il suo incredibile talento. Eccolo in un video girato dal fotografo e regista britannico Rankin. In attesa di ritrovarlo sul grande schermo

Sergei Volodimirovič Polunin è un ballerino sui generis. Di origini ucraine, l’infanzia trascorsa nella cittadina di Cherson, a 13 anni frequenta la Royal Ballet School di Londra e a 19 diventa la più giovane promessa della storia del Royal Ballet, prestigiosa compagnia che abbandona pochi anni dopo. Paragonato a icone della danza mondiale come Nureyev e Baryšnikov, è lontano anni luce dal cliché del ballerino di danza classica, nonostante la faccia da eterno ragazzo. Non prova mai perché dice: “meno sono preparato e più alta sarà la concentrazione” e sul corpo ha decine di tatuaggi, “mappa” di una vita sregolata — per usare un eufemismo — tra feste, droghe e un’allergia alla disciplina. Immaginatevi di avere di fronte Roberto Bolle: ecco, Sergei Polunin sembra essere esattamente l’opposto. Se Bolle è cielo e acqua, grazia e sorrisi, Polunin è terra e fuoco, rabbia e istinto animale.
Steven Cantor gli ha dedicato il documentario Dancer nel 2016, uscito quest’anno, in cui ripercorre la vita e la carriera del ballerino ucraino. The Observer ha scritto di lui: “il più talentuoso ballerino della sua generazione”; per il Daily Telegraph è “il James Dean del mondo del balletto”, mentre al Royal Ballet era per tutti “la bestia aggraziata”.

DALLA LUCE ALLE TENEBRE

Lo abbiamo visto in invece “volare” nella clip musicale del brano Take me to Church del cantante e compositore irlandese Hozier, diretto dal fotografo e filmmaker americano David LaChapelle con la coreografia di Jade Hale-Christofi. Quel video, girato in una specie di chiesa di legno vuota, circondata da una rigogliosa vegetazione e immersa in una luce abbagliante che penetra attraverso finestre e porte senza vetri e persiane, ha totalizzato quasi 24milioni di visualizzazioni.
Oggi lo vediamo danzare nel nuovo video per Hunger TV diretto dal fotografo e regista Rankin, fondatore della rivista semestrale Hunger, conosciuto per aver ritratto molte icone contemporanee, dalla regina Elisabetta a Kate Moss, passando per David Bowie, ma soprattutto per aver fondato nel 1992, insieme a Jefferson Hack, il mensile Dazed & Confused e per aver lanciato nel 2001 AnOther Magazine. Qui l’atmosfera è opposta. Il ballerino danza su un brano del trio Husky Loops in un interno buio, costretto in una gabbia o chiuso in quello che sembra uno studio di un pittore in miniatura. Dominano la rabbia, il virtuosismo, l’improvvisazione, a lui tanto cara, che si sprigiona attraverso la forza e la potenza del corpo.

IN ATTESA DEL GRANDE SCHERMO

Nei prossimi mesi lo vedremo anche sul grande schermo nelle pellicole Lo schiaccianoci e i quattro regni, un fantasy diretto da Lasse Hallström e Joe Johnst, targato Walt Disney Pictures (in uscita in Italia a fine ottobre), e nel biopic The White Crow (Il corvo bianco), diretto dall’attore e regista Ralph Fiennes, sulla vita di Rudolf Nureyev, tratto dalla biografia scritta da Julie Kavanagh. Qui Sergei interpreta la vita del ballerino Yuri Soloviev star del Kirov ballet del teatro Mariinskij — con il quale ha in comune i salti e l’elevazione sbalorditiva — e la sua tragica vita, spezzata dal suicidio a soli 37 anni nel 1977.

– Daniele Perra

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Editorialista e responsabile della copertina di “ARTRIBUNE”, collabora con “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente di Contemporary Art and Visual Culture allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano”.