Metti insieme un giovane talento come Sergei Polunin, danzatore intenso e ribelle, noto come l’enfant terrible del balletto classico e già selezionato dal National Dance Awards per la categoria “best male dancer”; una hit del momento come Take Me to Church degli irlandesi Horizer, passata in radio fino allo sfinimento e appena nominata ai Grammy Awards; e infine un veterano come David LaChapelle, fotografo e regista di fama internazionale, reuccio di un’estetica fashion-pop patinata, sintetica, enfatica, visionaria. Il risultato? Un progetto impeccabile, che sta viaggiando in rete in modalità virale, conquistando un pubblico vastissimo. La classica calamita a cui non resiste l’appassionato del genere, ma anche il profano.
Il protagonista è Polunin, 25 anni, ex studente e ballerino del Royal Ballet, oggi stella del Teatro dell’opera e del balletto di Novosibirsk; fisico da urlo, abilità tecnica straordinaria, potenza espressiva rara e un ricamo di tatuaggi sul corpo, strano segno distintivo per la silhouette solitamente immacolata di un danzatore classico. E classica non è certo la performance con cui si è misurato davanti alla telecamera: piuttosto un coreografia contemporanea, firmata da Jade Hale-Christofi, in cui salti vertiginosi, tombé e pirouette raccontano il tormento di chi prova a liberarsi da un giogo, tra sentimento dell’angoscia e spinta verso la luce. L’immagine di un uccello in gabbia, sfinito dagli incubi e dai volteggi nervosi.

Ed è il nitore dello spazio scenico – un edificio incompiuto, luminossimo, nel mezzo di un giardino – a contrapporsi all’atmosfera oscura del brano degli Horizer, un indie-gospel scandito da accenti drammatici, con un testo che punta il dito contro l’oscurantismo religioso ed inneggia alla libertà.
Release da maestro per LaChappelle, già autore di fortunati videoclip per star come Elton John, Christina Aguilera, Amy Winehouse, Norah Jones, Mariah Carey, stavolta misuratosi con una sfida nuova: videodanza in salsa blues, con la maestria di un novello Nureyef e la purezza – inedita, per i suoi standard –  di una scena ridotta all’osso. Un LaChapelle insolitamente essenziale, particolarmente ispirato, persino lirico. Seduttore per vocazione, comme toujours.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • angelov

    Oh,LaChapelle
    Ma LaSciaPerdere…