È un progetto complesso e affascinante quello presentato da Carlos Amorales (1970) negli spazi del Padiglione Messicano alla Biennale Arte di Venezia. L’artista, che è nato a Città del Messico e si è formato nei Paesi Bassi, ha allestito una mostra che si articola in diversi supporti: un’installazione, una performance musicale, un’opera video e una pubblicazione che viene distribuita gratuitamente ai visitatori. Life in the Folds prende a prestito il titolo dall’omonimo romanzo dell’artista, scrittore e calligrafo Henri Michaux pubblicato nel 1949 e ruota attorno alla costruzione di un vero e proprio alfabeto. Con questo linguaggio criptato Amorales scrive una serie di poesie e alcune partiture musicali che vengono poi eseguite dal vivo da un ensemble con delle ocarine, anch’esse plasmate nella forma delle lettere dell’alfabeto. A completare la mostra il film di animazione La aldea maldita (Il villaggio dannato) approfondisce i diversi livelli del linguaggio nel racconto di una famiglia di migranti linciata all’arrivo in una città straniera.
Amorales sottolinea che Life in the foldsscaturisce dalla tensione fra il concreto e l’astratto, luogo in cui si manifestano una serie di immagini poetiche associate ai luoghi in cui troviamo la vita; non in mezzo alla pagine, bensì nelle pieghe, nelle rotture, negli interstizi e nelle cose più piccole”.
La mostra è stata prodotta dal Ministero della Cultura del Messico attraverso l’Istituto Nazionale di Belle Arti (INBA) ed è curata Pablo León de la Barra. In questo video, girato dalla troupe di Artribune Television, alcuni dei protagonisti del progetto – l’artista, il curatore e Lidia Camacho Camacho dell’INBA – ci raccontano la sua genesi e i suoi molteplici significati.

www.bienaldevenecia.mx

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AutoreCarlos Amorales
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