Passano, sbirciano, qualcuno si ferma un paio di secondi, poi tirano dritto. I newyorchesi in transito lo scorso sabato in zona Central Park, probabilmente non erano molto interessati all’arte; oppure erano molto diffidenti. Fatto sta che nessuno, o quasi, s’è lasciato sedurre dalle piccole tele in bella mostra sul banchetto sorvegliato da un anziano signore, accovacciato sulla sua sediolina. Eppure il marchio di fabbrica di Banksy era inequivocabile: riproduzioni di suoi celebri stencil e graffiti, venduti per strada, anzichè dentro una galleria. E a prezzi politici: 60 dollari appena, per portarsi a casa un originale. Ma che di originale si trattasse, la gente non lo sapeva. Scambiarli per simpatici fake era facile facile. Da qui, probabilmente, l’insucesso clamoroso: solo tre acquirenti, nell’arco di una giornata intera, per soli 420 euro di cassa.

E se Repubblica ha parlato del fallimento di un “test di popolarità”, con l’artista snobbato dalla folla, a noi pare che l’esperimento sia, invece, riuscuitissimo: il sabotatore di Bristol, che da settimane sta contagiando Nyc con le sue azioni virali, attraverso un format espositivo nomade, indipendente, diffuso e performativo, ha in realtà centrato l’obiettivo: giocare con la fragilità del sistema stesso e la sua natura superficiale, in cui poco conta la sostanza e moltissimo il contesto. E così, l’ingenuo passante conformista s’è giocato la possibilità di avere un pezzo originale, per un pugno di dollari appena. Niente di nuovo? Certo che no. Un misto di ironia street, impertinenza situazionista, estetica relazione e assunti duchampiani. Ma quel che doveva accadere è accaduto, con tanto di notizia spalmata su tutte le testsate.

Insieme al video ufficiale dell’operazione “bancarella”, ecco anche quello di Sirens of the lambs, altra performance portata in giro per New York nei giorni scorsi: un camioncino zeppo di peluche, targato “Farm Fresh Meats”, portava un allegro sconquasso in città, diffondendo i versi striduli delle piccole creature, affacciate sulla strada. Dolci bestioline da coccolare o carni fresche in direzione mattatoio? Divertante ed inquietante, come tutte le denunce creative di Mr. Banksy. Per alcuni opere d’arte, per altri semplici trovate. Sicuramente straordinarie esche per i media e il grande pubblico: milioni di click sui video delle performance di questi giorni e una rassegna stampa da fare invidia al più istituzionale degli artistar.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critica d'arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatorice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.