Radicali Liberi #0. Su Carsten Höller

La storia della critica d’arte è fatta – anche – di neologismi più o meno fortunati. E in questo numero 0 di una nuova, potenziale rubrica, i neologismi la fanno da padrone. Per interpretare con lenti nuove l’opera di singoli artisti. Si comincia con Carsten Höller e con la sua recente mostra all’Hangar-Bicocca di Milano. Dove si sperimenta la “rattificazione dello spettatore” e la “rattizzazione dello spazio espositivo”.

Carsten Höller – Doubt - installation view at Pirelli HangarBicocca, Milano 2016 - courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milano photo © Attilio Maranzano
Carsten Höller – Doubt - installation view at Pirelli HangarBicocca, Milano 2016 - courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milano photo © Attilio Maranzano

Sul fascino dei processi inversi si fondano alcune importanti operazioni, che nella memoria dei posteri risultano dirette. Eppure non è consueto che il viceversa si dimostri allettante: se la derattizzazione può sradicare certe colonie di roditori dagli spazi urbani, non si ha invece memoria di efficaci operazioni di rattizzazione [1].
Ma la consuetudine non è legge in quegli spazi che, seppur innegabilmente urbani, si dicono “espositivi”. Così, mentre la nostra inestirpabile urbanità ci dissuade dal visitare spazi infestati, certe pratiche artistiche che si pretendono partecipative, ci esortano a essere infestanti.
Si deve poi riconoscere, nello spettatore, il sopravvivere di una prevedibile smania d’essere invitato. Ed eccolo esaudito: quello di Carsten Höller è un invito esplicito al divertimento. Tuttavia, è tra le righe degli inviti espliciti che si deve riuscire a leggere. “Venghino, signori venghino, non vi si chiede altro che di brulicare!”.
Nessuna paura, quel che è promesso sarà mantenuto: un’esperienza straniante e allucinatoria. Ci si sottoponga allora senza timore alcuno al processo di rattificazione [2] che l’artista ha predisposto.
Potrà dapprima risultare increscioso il ritrovarsi cavie ma, sopraggiunta l’accettazione fisica e intellettuale auspicabile, si troveranno le condizioni ideali per visitare la mostra.

Carsten Höller – Doubt - installation view at Pirelli HangarBicocca, Milano 2016 - courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milano photo © Attilio Maranzano
Carsten Höller – Doubt – installation view at Pirelli HangarBicocca, Milano 2016 – courtesy of the artist and Pirelli HangarBicocca, Milano photo © Attilio Maranzano

E sarà proprio il deambulare in massa degli spettatori rattificati a innescare il conseguente processo di rattizzazione dello spazio espositivo, effetto da scongiurarsi in qualsiasi altro spazio urbano che non sia dichiarato in partenza “espositivo”.
Inoltre, se troppo insubordinati per lasciarsi rattificare, ma curiosi abbastanza da partecipare volontariamente a un appuntamento di rattizzazione, ci si potrà godere lo spettacolo da un punto di vista privilegiato. Con lo sguardo proprio dello spettatore critico, immune da certe infezioni.
Non è però necessario giungere a tali livelli di auto-elevazione.
Quel che conta è non cedere alla rattificazione e alla rattizzazione inconsapevoli, che sempre sono offensive per lo spettatore che ne è vittima, e in egual misura per l’artista che è carnefice.
Non ci si deve infine preoccupare delle conseguenze: la trasformazione è per lo più, e per i più, reversibile.
E alla derattificazione dello spettatore che varca l’uscita, corrisponde la consueta derattizzazione di uno spazio che in fin dei conti è pur sempre urbano, umano.

Federica Mutti

[1] rattizzazione: processo inverso alla ben più nota derattizzazione.
[2] rattificazione: trasformazione in ratto, in senso lett. e/o fig.

Milano // fino al 31 luglio 2016
Carsten Höller – Doubt
a cura di Vicente Todolí
HANGARBICOCCA
Via Chiese 2
02 66111573
[email protected]
www.hangarbicocca.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/52546/carsten-holler-doubt/

Prendendo spunto dalla visita ad alcune importanti mostre realizzate a Milano recentemente, gli studenti del Biennio di Arti Visive e Studi Curatoriali di NABA hanno realizzato dei brevi testi cercando di trasformare la scrittura giornalistica in un’esperienza di viaggio all’interno delle opere. Tra i numerosi contributi prodotti durante l’esercitazione finale del corso di Critical Writing abbiamo scelto quelli che più attraversano i confini disciplinari del raccontare l’arte contemporanea.  

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