L’arte e la prostituzione. Una mostra ad Amsterdam

Van Gogh Museum, Amsterdam – fino al 19 giugno 2016. Il rapporto privilegiato e l’influenza che la prostituzione ha avuto sull’arte e sugli artisti è il soggetto del tutto particolare attorno al quale ruota la mostra “Easy Virtue: Prostitution in French art, 1850-1910”. Una coproduzione con il Musée d’Orsay, dove però la mostra era intitolata “Splendori e miserie”. Una storia sotterranea, condotta attraverso la pittura, di un mondo da sempre censurato e tuttavia così vivido nell’immaginario collettivo.

Charles Carolus-Duran, Portrait of Julia Tahl known as Mademoiselle Alice de Lancey, 1876 – Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris, Paris
Charles Carolus-Duran, Portrait of Julia Tahl known as Mademoiselle Alice de Lancey, 1876 – Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris, Paris

GLI ARTISTI E LA PROSTITUZIONE
Che cos’è l’arte? Prostituzione. Così scriveva Baudelaire nei suoi Fusées tra il 1855 1862, periodo in cui Parigi è la capitale dell’assenzio, delle luci a gas e, soprattutto, dei divertimenti, di cui le “belle di notte” sono i fiori (del male) all’occhiello.
Sono prostitute le protagoniste di due dei capolavori che hanno rivoluzionato la storia dell’arte: l’Olympia di Manet e le Demoselles d’Auvignon di Picasso; ma non è solo per trovare modelle a basso costo che artisti e intellettuali puntano il loro sguardo verso queste figure. Invisibili di giorno – la prostituzione, considerata un male necessario e legalizzata in Francia nel 1802, era regolata da un sistema rigido, volto a nasconderla quanto più possibile, per cui poteva svolgersi solo nell’“ora dei lampioni” – diventano il corpo su cui si riflettono i vizi e le contraddizioni di una società, come quella parigina a cavallo tra il Secondo Impero e la Bell’Epoque, il cui profilo andava sempre più irreversibilmente trasformandosi.

Edgar Degas, Absinthe, 1875-76 – Paris, Musée d’Orsay
Edgar Degas, Absinthe, 1875-76 – Paris, Musée d’Orsay

SULLO SFONDO DI PARIGI
Ora, quello che ci si aspetta da una mostra sulla prostituzione nella Parigi del Moulin Rouge, è sicuramente una marea di bei corpi femminili nudi. E infatti questi non mancano. In un primo momento i riferimenti sono velati, degli accenni, una gonna rialzata che lascia intravedere la sottoveste, uno sguardo malizioso è tutto ciò che basta: la mostra Easy Virtue (titolo tratto da uno sceneggiato di Nöel Coward del 1924) ci accompagna in questo disvelamento, le pareti vanno scurendosi dal rosa sino al bordeaux man mano che ci avviciniamo alle scene di bordello. Si passa da visioni più ludiche, testimoniate da pubblicazioni di vario genere, tra cui le guide ai piaceri della città, al lusso delle cortigiane all’apice della loro scalata sociale che ispirarono la Nanà di Emil Zola (c’è addirittura un letto appartenuto a un Salon di lusso), passando per le scene dal vero di boulevard, café, cabaret e teatri fino alle case di tolleranza (i nuovi luoghi della vita cittadina della Ville Lumière) delle opere di Degas e Toulouse Lautrec, al materiale erotico rivolto a collezionisti privati, diffusosi soprattutto grazie alla fotografia, fino a opere di maggior critica sociale, capitanate dai Pornocrati di Félicien Rops.
Tuttavia quello che non ci si aspetta, ed è una bella sorpresa, è di trovarsi, al posto di corpi, una mostra di volti. Il volto velato, pallido sotto la luce dei lampioni ritratto da Louis Anquetin, i visi delle donne di Manet, Degas e Van Gogh, sole col loro bicchiere al bar in attesa del cliente, gli sguardi sfrontati delle “orizzontali di lusso”, la semplicità e quotidianità dei gesti delle Elles di Toulouse Lautrec, catturate in momenti di pausa.

Jean-Louis Forain, Le client, 1878, Dixon Gallery and Gardens, Memphis
Jean-Louis Forain, Le client, 1878, Dixon Gallery and Gardens, Memphis

UNA MOSTRA SENZA TABÙ
C’è tutto questo in una mostra che non solo tratta un tema inedito, ma lo fa con accuratezza e delicatezza, senza scadere nell’osceno da un lato o nel tabù dall’altro, in equilibrio tra una potenziale (sterile) critica di stampo femminista e la consapevolezza dell’ottica puramente maschile dell’epoca, che vanta una selezione di capolavori provenienti dai più importanti musei del mondo e con un gabinetto di rare incisioni a comporne la degna conclusione.
A farle da sfondo una Amsterdam famosa per le sue vetrine del Red Light District, che proprio ultimamente sta attraversando una fase di polemiche con la conseguente chiusura di un buon numero di windows, riponendo l’accento su una problematica tutt’altro che superata.

Giulia Meloni

Amsterdam // fino al 19 giugno 2016
Easy Virtue: Prostitution in French art, 1850-1910
VAN GOGH MUSEUM
Museumplein 6
+31 (0)20 5705200
[email protected]
www.vangoghmuseum.nl

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Giulia Meloni
Giulia Meloni nasce a Cagliari nel 1990. Dopo gli studi classici, migra a Roma, dove frequenta il corso di Progettazione e Arti Applicate all’Accademia di Belle Arti. Con una tesi in storia dell’arte contemporanea approda all’Accademia di Belle arti di Brera a Milano, dove attualmente frequenta il biennio specialistico di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali.