Scolpire la materia. Giuseppe Penone al Mart

Mart, Rovereto – fino al 26 giugno 2016. L’arte di Giuseppe Penone scandisce gli spazi sempre più ariosi del museo trentino. Ridisegnandone le architetture con una serie di interventi site specific. Testimoni di un approccio alla scultura e alla materia elaborato nell’arco di un cinquantennio.

Giuseppe Penone, Trattenere 6 anni di crescita (continuerà a crescere tranne che in quel punto), 2004-10, coll. privata-- Trattenere 8 anni …, 2004-12, coll. privata - Trattenere 12 anni …, 2004-16, coll. privata - photo Mart, Archivio fotografico e mediateca/Carlo Baroni
Giuseppe Penone, Trattenere 6 anni di crescita (continuerà a crescere tranne che in quel punto), 2004-10, coll. privata-- Trattenere 8 anni …, 2004-12, coll. privata - Trattenere 12 anni …, 2004-16, coll. privata - photo Mart, Archivio fotografico e mediateca/Carlo Baroni

ENTRARE NELL’ANIMA DEL MUSEO
Scultura è il titolo della mostra di Giuseppe Penone (Garessio, 1947) al Mart di Rovereto, curata dal direttore Gianfranco Maraniello. Una grande mostra site specific, in cui la scultura e il disegno dell’artista piemontese sono posti in dialogo serrato con l’architettura progettata da Mario Botta. “L’idea è di abbattere i muri del Mart, di aprire completamente, di rivelare questo spazio come non è mai stato fatto prima”, ha dichiarato Penone.
È la volontà di entrare nell’anima della struttura museale, come nel corso degli anni è accaduto con la materia, con la natura, con gli alberi, i cui tronchi sono stati scavati per ridare loro la forma primigenia della pianta.  Il percorso pone in evidenza l’azione scultorea, così come nell’atto di manipolazione della materia, attraverso il gesto del lavoro o il soffio vitale. L’opera è impronta, indice, che si tratti di creta, di fotografia, o di marmo, come in Sigillo del 2012. “Il disegno delle vene del marmo si è creato in un tempo geologico di difficile comprensione che ci è facile associare alla definizione di un tempo infinito. Il disegno che imprime con la sua rotazione il cilindro, se seguito con lo sguardo ci conduce con la sua ciclicità verso l’idea di uno spazio infinito”. Ma anche impronta del corpo dell’uomo, l’artista tra le foglie di bosso, così in Soffio di foglie del 1979, qui riproposta. Un’opera che si trasforma nel tempo.
In tal senso si colloca la sua importante partecipazione alla mostra L’Empreinte, ordinata da Georges Didi-Hubermann, a Parigi, al Pompidou nel 1997.

Giuseppe Penone, Trattenere 6 anni di crescita (continuerà a crescere tranne che in quel punto), 2004-10, coll. privata-- Trattenere 8 anni …, 2004-12, coll. privata - Trattenere 12 anni …, 2004-16, coll. privata - photo Mart, Archivio fotografico e mediateca/Carlo Baroni
Giuseppe Penone, Trattenere 6 anni di crescita (continuerà a crescere tranne che in quel punto), 2004-10, coll. privata– Trattenere 8 anni …, 2004-12, coll. privata – Trattenere 12 anni …, 2004-16, coll. privata – photo Mart, Archivio fotografico e mediateca/Carlo Baroni

SCULTURA, IMPRONTA, CONTATTO
“Il riflesso ribalta il reale come nell’impronta di un contatto. La superficie che definisce il contatto del nostro corpo con il reale è la pelle”, ha scritto l’artista. Pelle che è al centro della sua indagine nel corso degli anni e che emerge dal libro d’artista del 1976, edito da Persano, Svolgere la propria pelle.  All’origine del lavoro di Penone, che prende il via una cinquantina di anni fa, è il rapporto prioritario tra la sua persona e le cose, i fenomeni, l’anatomia. I suoi lavori paiono essere parte di un tutto, non aggiunte più o meno fastidiose e incombenti, ma elementi che vivono in un contesto che può essere interno, e pure esterno.
Un rapporto evidente, in perfetta armonia esistenziale, tra pieni e vuoti. Spine d’acacia-Contatto è una grande opera composta da dodici elementi e posta su una delle poche pareti rimaste del Mart. Anche qui domina il disegno attraverso la natura, le microsfere di vetro.

Giuseppe Penone, Spazio di luce, 2008, Collezione Privata - photo Mart, Archivio fotografico e mediateca/Carlo Baroni
Giuseppe Penone, Spazio di luce, 2008, Collezione Privata – photo Mart, Archivio fotografico e mediateca/Carlo Baroni

L’INCONTRO DI ARTE E VITA
A chiusura e apertura della mostra c’è Spazio di luce del 2008, collocato nell’ampio vano scale del museo, un albero di bronzo che pare infinito, un’opera che qui è presentata in versione verticale. In essa sono scultura, impronte, la possibilità di osservare le cose dal negativo al positivo e viceversa. “Osservando l’interno, lo sguardo percorre il negativo dell’albero e l’oro che riflette la luce ne esalta lo spazio, uno spazio di luce che registra l’assenza dell’albero, un essere la cui forma ed esistenza sono determinate dalla ricerca ed esposizione alla luce. “Spazio di luce” cammina per venti metri verso la linea dell’orizzonte, imprigiona la luce e lo sguardo nel suo interno verso un punto che coincide con la focale centrale della prospettiva. Lo sguardo è racchiuso all’interno del bronzo, un anno di bronzo…”.
In una dimensione in cui arte e vita si incontrano, nella quale chi guarda non è spettatore, o attore, è parte di un tutto.

Angela Madesani

Rovereto // fino al 26 giugno 2016
Giuseppe Penone – Scultura
a cura di Gianfranco Maraniello
Catalogo Electa
Corso Angelo Bettini 43
0464 438887
[email protected]
www.mart.trento.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/52175/giuseppe-penone/

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Angela Madesani
Storica dell’arte e curatrice indipendente, è autrice, fra le altre cose, del volume “Le icone fluttuanti. Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia”, di “Storia della fotografia” per i tipi di Bruno Mondadori e di “Le intelligenze dell’arte” (Nomos edizioni). Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere. È autrice di numerosi volumi di prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Giuseppe Cavalli, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice, Elisabeth Scherffig, Anne e Patrick Poirier, Luigi Ghirri. Ha recentemente curato un volume sugli scritti d’arte di Giuseppe Ungaretti. Insegna all’Accademia di Brera e all’Istituto Europeo del Design di Milano.

6 COMMENTS

    • Ma tu lo conosci il lavoro di penose?
      La mostra era scarsa molto, pesante macchinosa, brutte copie dei bei lavori di 40 anni fa.
      Penone da anni non ha più nulla da dire se non riproporre le vecchie idee peggiorate.

  1. Basta Arte Povera! Un museo pubblico ha la funzione di presentare la diversitá e di esporre i meritevoli, non puó fare favore ai soliti due galleristi e quattro collezionisti! Passo falso, direttore Maraniello!

Comments are closed.