Da strumento di condivisione e collaborazione ad ambiente pericoloso e controverso. Il 12 marzo il World Wide Web compie 30 anni, un’occasione per riflettere sui cambiamenti che lo hanno attraversato. In attesa delle celebrazioni, che naturalmente saranno trasmesse in streaming.

Trent’anni fa, un giovane ingegnere informatico inglese di nome Tim Berners-Lee (1955) ebbe un’idea che avrebbe rivoluzionato il modo in cui gestiamo le informazioni. È infatti merito suo se la rete Internet, nata negli Stati Uniti alla fine degli Anni Sessanta grazie a ingenti investimenti in campo militare ‒ ma anche universitario e di ricerca ‒ si sarebbe trasformata in un mezzo di comunicazione globale. Tutto iniziò al CERN di Ginevra nel marzo del 1989, quando Berners-Lee mise per iscritto la sua proposta per la costruzione di un sistema che permettesse la condivisione delle informazioni in maniera semplice tra diversi computer. Poco tempo dopo, nel 1990, il documento WorldWideWeb: Proposal for a HyperText Project, firmato insieme al collega Robert Cailliau, fu formalizzato ufficialmente, sancendo la nascita del World Wide Web come lo conosciamo: una rete ipertestuale basata sul protocollo http e navigabile attraverso un browser. Quello che Berners-Lee aveva fatto, in sostanza, era dotare Internet di un’interfaccia universale, intuitiva e facile da usare: grazie a essa chiunque poteva pubblicare informazioni, collegarle tra loro per mezzo di link e renderle accessibili a livello globale.

Il Web nel 1990. Image courtesy CERN
Il Web nel 1990. Image courtesy CERN

DALL’ETICA DELLA CONDIVISIONE A CAMBRIDGE ANALYTICA

Il World Wide Web, tuttavia, non fu soltanto un’innovazione tecnologica. Le radici culturali su cui si fonda, più volte ribadite da Berners-Lee e da tanti colleghi che con lui hanno partecipato all’avventura della sua fondazione, sono principi etici universali come la condivisione, l’apertura e la collaborazione. L’idea di base era quella di costruire un network decentralizzato, senza padroni, libero e gratuito, che le persone potessero usare per scambiare informazioni, collaborare alla risoluzione di problemi e portare avanti collettivamente nuove idee.
Questo afflato ottimista e utopico ha circondato il Web per diversi anni, fino a quando l’arrivo delle grandi corporation prima e del Web 2.0 poi, ha messo in moto una mutazione profonda dello scenario, minando i principi libertari delle origini e contribuendo alla nascita di un ecosistema informativo radicalmente diverso.
Negli ultimi vent’anni, infatti, abbiamo visto il Web cambiare sotto i nostri occhi, soprattutto a causa della massiccia colonizzazione da parte di enormi società come Google, Facebook e Amazon, generando problemi sul fronte della privacy e della sicurezza dei dati. Questi ultimi vengono raccolti, spesso senza autorizzazione, e utilizzati a fini commerciali, politici e di controllo da parte dei governi, come testimoniato da numerosi scandali emersi negli ultimi anni, dalle rivelazioni di Snowden al caso Cambridge Analytica.

UN SISTEMA DA AGGIUSTARE

Immaginate di avere un grande problema da risolvere, come il cambiamento climatico oppure la cura per il cancro, ma i pezzi per farlo sono nei cervelli di persone diverse. Questo era l’obiettivo del Web: connettere queste persone”, ha spiegato Berners-Lee in un recente incontro organizzato negli Stati Uniti dal Washington Post. Oggi, a trent’anni di distanza, continua il ricercatore inglese, il Web è stato “rapito dai truffatori” e trasformato in una piattaforma in cui la disinformazione dilaga come un’epidemia e la privacy personale viene continuamente sacrificata a favore del profitto aziendale.
Per questo motivo, il papà del Web, che oggi ha 63 anni, ha deciso di avviare due progetti che si pongono come obiettivo la risoluzione di questi problemi. Il primo si chiama Contract for the Web ed è una specie di codice etico che propone un ritorno ai valori originari e fondanti della rete, che deve restare sempre “neutrale, indipendente e veicolare informazioni in ogni lingua”. Il secondo si chiama Solid ed è una piattaforma progettata per aiutare gli utenti ad acquisire maggior controllo sui propri dati, un software che Berners-Lee sta sviluppando con un team di ingegneri del MIT di Boston.

LE CELEBRAZIONI DEL TRENTENNALE DEL WEB

Le celebrazioni dell’anniversario della nascita del World Wide Web, in preparazione in tutto il mondo, partiranno ufficialmente il 12 marzo al CERN di Ginevra con l’evento [email protected]. Tim Berners-Lee, Robert Cailliau e molti altri esperti e pionieri della rete condivideranno con il pubblico le loro visioni sul web di oggi e su quello del futuro, introdotti da Fabiola Giannotti, direttrice generale del centro di ricerca svizzero. La festa di compleanno poi proseguirà a Meyrin, sempre in Svizzera, poi a Londra e a Lagos, in Nigeria, per una durata complessiva di trenta ore. Naturalmente, tutto verrà trasmesso in streaming sul sito del CERN.
Per l’occasione è stato anche creato un emulatore online che permette di rivivere l’esperienza della navigazione con il web browser NeXT: un sito che ci teletrasporta virtualmente nel 1990, nei laboratori di Ginevra. Nel momento storico in cui, a colpi di codice, si progettava il nostro futuro.

Valentina Tanni

https://web30.web.cern.ch
https://worldwideweb.cern.ch

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

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