Lo Stedelijk Museum e il MOTI annunciano l’acquisizione di 17 opere d’arte digitale

I due musei olandesi confermano l’interesse per l’arte digitale con l’acquisizione di un folto lotto di nuove opere, tra cui molti lavori storici di net art. Ecco quali artisti entrano in collezione.

Rosa Menkman, A Vernacular of File Formats, 2010
Rosa Menkman, A Vernacular of File Formats, 2010

L’interesse dimostrato dallo Stedelijk per l’arte digitale rappresenta una notabile eccezione nel panorama dei musei, sia a livello europeo che internazionale. Sono infatti poche le istituzioni che espongono in maniera continuativa opere di new media art e ancora meno quelle che decidono di acquisirle per la propria collezione permanente. Si tratta, da un lato, di una resistenza di tipo culturale, una diffidenza nei confronti di un certo genere di opera, tacciata di eccessiva “connivenza” con lo strumento tecnologico; dall’altro di un’oggettiva difficoltà nella gestione dei lavori, spesso complicati da esporre, mantenere e restaurare.
Non teme queste difficoltà il museo di Amsterdam, che ha appena annunciato l’acquisizione di un folto lotto di opere d’arte firmate dai maggiori artisti contemporanei impegnati nella ricerca sulle nuove tecnologie. Per l’occasione, lo Stedelijk stringe una partnership con l’ex museo MOTI di Breda (attualmente chiuso e destinato a riaprire nel 2017 come Stedelijk Museum Breda), un’altra istituzione che può già vantare una buona collezione nel settore digitale.

LINGUAGGIO VISIVO NELL’ERA DI INTERNET
Con questa acquisizione congiunta i due musei olandesi vogliono aumentare la conoscenza della new media art presso il pubblico generale e anche ritagliare una posizione di rilievo per questo genere all’interno della collezione d’arte nazionale, la Collectie Nederland. I due curatori che hanno selezionato i lavori, Ward Janssen del MOTI e Bart Rutten dello Stedelijk, hanno effettuato le loro scelte cercando di indagare le mutazioni del linguaggio visivo nell’era di Internet, valorizzando le diverse risposte degli artisti alla “computerizzazione” della società contemporanea. Tra le opere che entrano in collezione ci sono molti artisti olandesi di punta del momento come Constant Dullaart, Rafaël Rozendaal, Floris Kaayk, Rosa Menkman, Geoffrey Lillemon e Jan Robert Leegte; pionieri della net art storica come JODI, Vuk Ćosić, Martine Neddam (Mouchette) e Olia Lialina; e un pugno di nomi internazionali di assoluto rilievo come Jon Rafman, Petra Cortright, Jonas Lund, UV Production House e Michael Mandiberg. Per assicurare alla collezione di digital art una gestione adeguata, i due musei stanno già lavorando per stabilire una policy efficace e condivisa in collaborazione con organizzazioni specializzate come la LIMA, che ha sede proprio ad Amsterdam e si occupa da anni di ricerca sul tema.

Valentina Tanni

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.