Fashioning Masculinities: The Art of Menswear anticipazioni sulla mostra di marzo al V&A di Londra

Fashioning Masculinities: The Art of Menswear finanziata da Gucci propone un percorso di esplorazione dell’abito maschile, liberandolo dagli stereotipi

New Adventures, Spitfire - an advertisement divertissement Director & Choreographer Matthew Bourne Costume Designer Lez Brotherston Associate Artistic Director Etta Murfitt Dancers Will Bozier, Harrison Dowzell, Glenn Graham, Andrew Monaghan, Liam Mower, Dominic North Featured in Dancing Nation by Sadler’s Wells & BBC Arts, January 2021 Photo: Kaasam Aziz
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Le fashion exhibition sono di casa al Victoria and Albert Museum di Londra: apre il 19 marzo 2022 Fashioning Masculinities: The Art of Menswear con la co-curatela di Claire Wilcox e Rosalind McKever e l’allestimento di JA Projects. Questa mostra segue la discussa Balenciaga: Shaping Fashion nel 2017 e la magica Christian Dior: Designer of Dreams, e ancora l’esposizione dedicata alla stilista Mary Quant, nota per aver inventato la mitica minigonna e gli abiti sbarazzini ma anche per aver promosso i pantaloni come mise colorata e sensuale, in un periodo in cui le donne li indossavano solo in casa e per occasioni informali. Adesso è la volta della moda maschile, ma Fashioning Masculinities, promossa dal direttore creativo di Gucci Alessandro Michele, è l’occasione per spingersi verso la dissertazione di qualsiasi forma di “tossici stereotipi” che avvolgono l’identità di genere maschile. Come ricorda Tristram Hunt, direttore del V&A, il museo è stato pioniere per le collezioni di vestiario, dai trofei del pittore britannico Talbot Hughes “al guardaroba del mecenate del ventesimo secolo Edwards James, alle recenti generose donazioni degli affezionati della moda Mark Reed e Charlie Porter”. 

IL CONCEPT DELLA MOSTRA FASHIONING MASCULINITIES 

Rosalind McKever introduce il proprio testo critico sulla mostra con un quesito ripreso da Erasmo da Rotterdam (1500): Do clothes make the man?, che in Italia viene tradotto nel detto al negativo “l’abito non fa il monaco”. Eppure ciò che l’uomo veste diventa importante quando, liberato dalle briglie delle imposizioni, diventa strumento di auto-affermazione, riflettendo un nuovo discorso sociale sulla mascolinità e sulla de-costruzione delle forme rigide e standardizzate legate al vestiario maschile. Vengono citati Giorgio Armani, Tom Ford e Raf Simons come i pionieri che hanno aperto la strada ad un approccio più fluido, quello di stilisti come Jonathan Anderson, Alessandro Michele, Adebayo Oke-Lawal, Harris Reed e Grace Wales Bonner. Non viene inoltre dimenticato il ruolo dei performer, di musicisti e attori che hanno contributo a scuotere il modello virile come Harry Style (ex One Direction), Sam Smiths, Billy Porter (famoso per il telefilm Pose, ha interpretato anche una fata non-binaria nel remake 2021 di Cenerentola). 

Omar Victor Diop, Jean Baptiste Belley, 2014. Courtesy MAGNIN A Gallery, Paris. (c) Omar Victor Diop
Omar Victor Diop, Jean Baptiste Belley, 2014. Courtesy MAGNIN A Gallery, Paris. (c) Omar Victor Diop

LA STRUTTURA DELLA MOSTRA 

La mostra segue una struttura tripartita. La prima sezione Undressed racconta il corpo che si nasconde sotto il costume, guardando all’intimo come momento essenziale della moda. Si parte dall’Apollo del Belvedere e dall’Ermes Farnese, giustapposti con la moda di Jean-Paul Gautier, sino ad arrivare alle fotografie di Lionel Wendt, Zanele Muholi e Isaac Julien. Overdressed si concentra sulle dinamiche di potere dell’universo sartoriale, dalle passerelle alle strade urbane; in questo senso sono le persone comuni che mixano e rimodulano i codici del vestire. Oltre ai ritratti di Joshua Reynolds e di Jean-Baptiste Perronneau, sarà esposto l’abito su misura di Randi Rahm, indossato da Billy Porter ai Golden Globes del 2019. Redressed osserva come il completo nero “suit” è stato pian, piano sciolto dal blocco monolitico del genere, assumendo stilemi sempre più rivoluzionari. Si dedica spazio alla sartoria inglese e alla storia del completo, per poi sfociare nelle sue alterazioni nel tempo: esempio è come l’uniforme militare abbia influito sulle fogge dell’abbigliamento civile moderno. Viene incluso, in questa sezione, un kilt disegnato da Nicholas Daley. Così nel percorso espositivo, viaggiando dal Rinascimento fino alla Contemporaneità, è possibile imbattersi nei dipinti pomposi del Settecento, in una foto del paladino della Gioventù bruciata James Dean, nei disegni di Robert Longo dalla serie Men in the cities, nel modello Kim Jones immortalato durante la sfilata Primavera/Estate di Fendi Couture, nell’immagine della Drag Queen Bimini Bon Boulash, mentre indossa un abito da sposa. Sono presenti tante proposte in formati e media differenti: stampe, sculture, incisioni, capi sartoriali, dipinti come Il tagliapanni di Giovanni Battista Moroni, il cui protagonista inforca un paio di forbici in procinto di tagliare un lembo di tessuto. Le premesse dell’esposizione sembrano alquanto promettenti.  

-Giorgia Basili 

Fashioning Masculinities: The Art of Menswear
dal 19 marzo 2022

Victoria and Albert Museum
Cromwell Rd, Londra

https://www.vam.ac.uk/exhibitions/

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.