La moda in vacanza. In crociera o al villaggio turistico?

Sono davvero poco sostenibili le collezioni Cruise delle grandi maison di moda. MA soprattutto: hanno ancora senso oggi, in epoca di emergenza sanitaria? La sfilata di Dior a Lecce sembra provare che il risultato è quello di un villaggio turistico molto poco lussuoso.

Chanel, Collezione Cruise 2011, Balade en Méditerranée, particolare
Chanel, Collezione Cruise 2011, Balade en Méditerranée, particolare

È oggettivamente sorprendente – quasi eroico – che qualcuno riesca ancora a entusiasmarsi di fronte alle presentazioni delle ultime collezioni Cruise. Perché il genere è divenuto negli ultimi anni il più fragile tra quelli che compongono il ciclo delle presentazioni stagionali. Un ciclo divenuto insostenibile per molte delle maison appartenenti al cosiddetto segmento del lusso: cinque collezioni messe in piedi ogni sei mesi in una insensata rincorsa al modello produttivo imposto dal fast fashion, quest’ultimo incurante delle terribili ricadute provocate sul pianeta da migliaia di tonnellate di rifiuti tessili che rimangono inutilizzati.

Coco Chanel
Coco Chanel

CRUISE COLLECTION IERI E OGGI

Coco Chanel nel secolo scorso per prima intuì l’opportunità di business fornite dalla realizzazione di capi e accessori per l’élite a cui un tempo era riservata questo tipo di vacanza. Niente però oggi è più paragonabile a quel periodo. Di certo non lo spirito del viaggio: le distanze rispetto ad allora si sono accorciante, i tempi di permanenza si sono compressi e le vacanze non hanno più stagione.
Tuttavia per tenere alto il “sense of glamour” negli ultimi tempi le maison si sono affidate a mete bleisure: dove il business dovrebbe incontrare il piacere del mai visto, l’atmosfera rarefatta e il lusso dell’esclusivo. Peccato che Capri, Los Angeles, Cuba, San Pietroburgo o Marrakech difficilmente riescono ancora a destare una qualche sorpresa: almeno in quella fascia dei possibili acquirenti di capi venduti a questo (alto) livello di prezzo. Il pianeta al momento è sollecitato da altri problemucci: che si tratti di Cruise, Alta Moda, main collection donna e main collection uomo, che si tratti di Mary Katrantzou nel Tempio di Poseidone, Jaquemus tra i campi della Provenza, Dolce&Gabbana a Taormina, da ultimo nel campus di un ospedale milanese, l’appeal di questi show pare in via di esaurimento.
Per la Cruise 2021 in particolare era stato previsto quanto segue: Giorgio Armani a Dubai, 19 aprile; Chanel a Capri, 7 maggio; Dior a Lecce, 9 maggio; Versace in USA, 16 maggio; Gucci a San Francisco, 18 maggio; Prada in Giappone, 21 maggio; Max Mara a San Pietroburgo, 25 maggio.
Poi è arrivato il virus. Gucci ha deciso di annullare tutto. Poco prima, Prada aveva comunicato un rinvio a data da destinarsi. Rinviate a data destinarsi pure le presentazioni di Giorgio Armani e Versace, annullata quella di Max Mara.

SE CHANEL SCAMBIA CAPRI PER INSTAGRAM

Pure Chanel non si è vista a Capri: presentazione sostituita da una serie di video e foto apparse su Instagram (e sul sito della maison).
Intitolata Balade en Méditerranée, stando a quel che lascia intendere la nuova e capace designer della maison Virginie Viard, la collezione strizza l’occhio agli aspetti pratici del vivere quotidiano: pochi i capi presentati per una Cruise che flirta con lo urban wear: confini sempre più labili dunque, certamente assottigliati dalla necessità di essere molto attenti all’aspetto commerciale delle proposte.

Dior Cruise 2021, Lecce
Dior Cruise 2021, Lecce

DIOR A LECCE E L’EFFETTO VILLAGGIO TURISTICO

A rimanere sul campo dunque è rimasta solo Maria Grazia Chiuri con Dior, che ha messo insieme il suo show in una piazza di Lecce.
Scegliere Lecce come meta bleasure può avere senso? Dipende da come lo si fa. Nello specifico, non può non sollevare disagio il confronto tra il body language della pizzica e il passo “svarionato” di modelli e modelle che spuntano da scenografie gigantesche (non così originali, per la verità) in una piazza in gran parte vuota. Il gigantismo ha giovato poco agli abiti usciti dagli atelier della maison francese. È davvero riuscita la fantasia multicolore con scritte di luci come “Ci alziamo sollevando gli altri“, “Sii un costruttore di sensi di colpa“? E la pergola dove suonavano i musicisti (per lo più mascherati) per accompagnare l’esibizione di una troupe di ballerini locali (tutti senza maschera ma con molto mascara per reggere alle luci delle riprese video)? Per saltellare intorno a ragazze e ragazzi che avanzano soli, distanziati, in fila indiana sollecitano ricordi recenti davvero poco piacevoli. Forse non bastano un fazzoletto da pizzica in testa o la calzatura raso terra a rendere il tutto credibile. L’effetto villaggio turistico è dietro l’angolo.

– Aldo Premoli

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post”. Direttore della piattaforma super local “SudStyle.it”; senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide; a Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Dal 2020 visiting professor presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.