Addio a Teresa Allegri, la sarta del cinema

Il suo nome e quello di Annamode, la sartoria capitolina fondata insieme alla sorella, sono legati in maniera inscindibile alla storia del cinema del dopoguerra. E rappresentano un altissimo esempio dell’artigianalità made in Italy, un bene da salvaguardare.

Anna e Teresa Allegri
Anna e Teresa Allegri

UN GENIO ITALIANO
Il nome di Teresa Allegri è caro a chi conosce la storia dei grandi artigiani del cinema italiano e internazionale, tanto caro anche a quei due premi Oscar che la piangevano in un silenzioso e commosso funerale nella chiesa a due passi dalla sua famosa sartoria Annamode, a Roma, sotto San Pietro.
Insieme a Piero Tosi, Oscar alla carriera dopo cinque candidature, e Gabriella Pescucci, Oscar per L’età dell’innocenza, tanti altri costumisti e poi cultori, docenti e ragazzi, che avevano imparato da lei il rigore e la serietà di un lavoro così bello ma che andava fatto bene, insieme ad amici di quartiere e le sarte e i sarti di Annamode.
Quelle sarte, tagliatrici e tagliatori, in seconda fila, subito dopo i familiari: chiara rappresentazione, come in un quadro di Angelo Morbelli, dell’identità vincente della genialità italiana gestita in famiglia prima che in fabbrica.
Un’immagine dolcissima e malinconica, perché mostrava bene la parte migliore del nostro Paese, che stiamo rischiando di perdere: geni, artigiani, inventori e lavoratori.
Impossibile non pensare che Teresa Allegri e quel suo mondo abbiano lavorato per Luchino Visconti e Federico Fellini, realizzando con ago e filo i sogni di registi così visionari e il disegno di quei costumisti che traducevano graficamente deliri creativi destinati a diventare quei capolavori che tutto il mondo ancora ci riconosce.

Toby Dammit in Tre passi nel delirio di Federico Fellici con i costumi della Sartoria Annamode
Toby Dammit in Tre passi nel delirio di Federico Fellici con i costumi della Sartoria Annamode

VESTIRE IL CINEMA
È proprio un lavoro fatto per Fellini e il suo Toby Dammit, in Tre passi nel delirio, a raccontare nel migliore dei modi l’operato della Sartoria Annamode: la scena della sfilata di moda dove, per la prima volta, grazie all’inventiva di Piero Tosi e Teresa Allegri, si cucirono cappe di plastica e vestiti di raffia. Un défilé surreale che anticipava la moda vera e che fece saltare in piedi lo stesso Fellini ad applaudire durante le prove.
Grazie a quella sensibilità, allo stesso modo realizzarono un altro capolavoro per Luchino Visconti e le sue notti bianche: costumi capaci di aiutare l’interpretazione e lo stato d’animo dell’incantamento semplice e povero della protagonista, la vestizione della miseria che cerca di nascondersi.
Tanti capolavori da quando dopo una lite Teresa girò le spalle ad Anna dicendo “A si… io fò Guerra e Pace”, lasciando alla sorella le signore eleganti, preferendo il mondo immaginato a quello vero.
Due sorelle, Anna e Teresa Allegri, una per la moda l’altra per il costume: Anna, scomparsa già da qualche tempo, interpretava la moda parigina con i suoi modelli indossati nelle sfilate fatte in atelier, e Teresa, così energica ed entusiasta da gestire quel mondo più caoticamente creativo che era il costume per il cinema e il teatro.
La sintesi di una dimensione tutta romana, lontana dalle logiche produttive industriali, capace di inventare e reinventare, di lavorare mangiando un piatto di pasta, di vivere un luogo di lavoro come la propria casa.
È triste capire quanto sia insuperabile questo modello e quanto poco sia sostenuto dalle istituzioni le quali ancora non riescono a generare una economia in merito, che non dia linee fuori misura per le piccole aziende e che non premi il coraggio di chi tiene altissima l’immagine del made in Italy.
Queste piccole realtà fanno tutto da sole, archiviano, conservano e, grazie alla loro storia, continuano a essere un punto di riferimento per tutto il cinema mondiale. Dalle radici profonde di quei nomi che abbiamo citato cresce un albero solido, per merito degli eredi: Simone Bessi, nipote delle sorelle, Marina Ridolfi e Fausto Pallottini, i quali lavorano insieme da anni e ora guidano anche la Fondazione Annamode, un archivio gestito con i più sofisticati sistemi di lettura e divulgazione che permette di continuare a lavorare con altri geni contemporanei come Sandy Powell, per cui hanno realizzato i costumi di Cinderella che l’hanno candidata all’Oscar.

Fondazione Annamode
Fondazione Annamode

UNA STORIA DA RICORDARE
Come altri le sorelle Allegri arrivarono a Roma nel dopoguerra e, grazie soprattutto a quella ricchezza intellettuale di chi ricostruiva il paese e alle mega produzioni americane della Hollywood sul Tevere, seppero creare uno di quei mondi di un sistema solare che ancora ci illumina. Donne capaci, come le Sorelle Fontana ma anche come le Sorelle Fendi, di essere imprenditrici e di prendere il meglio da un momento storico-artistico ancora ineguagliato.
Era a suo modo una Factory quella di Annamode, dove due donne accoglievano e guidavano la crescita di personaggi epici nella storia del cinema: il pranzo di Natale è un evento che si è sempre svolto in sartoria, dove la loro dolce intelligenza festeggia con maestranze e premi Oscar, anche con chi ha un’altra idea di famiglia o di coppia e lì si sente amato.
In un momento in cui si inizia a parlare di artigianato con la giusta percezione sembra assurdo che certe strutture non godano di una stima e di un rispetto degno di qualsiasi altra attività produttiva, che la moda, l’abito e il costume vengano ancora considerati come beni superflui o secondari.
Ci lascia una riflessione Silvia Venturini Fendi che, come presidente di Altaroma e come interprete della creatività di una famosa azienda di famiglia, ha sempre riconosciuto il valore del rapporto fra moda e costume: “Mi addolora pensare a figure come Teresa Allegri che vanno via, so che ha lavorato tantissimo fino alla fine alla conservazione di un bene che con la Fondazione è di tutti. La sua storia e la storia di Annamode sono quelle di cui andare più fieri, loro hanno reso possibile che venissero a Roma produzioni cinematografiche internazionali dal dopoguerra a oggi. Significa lavoro e occupazione e significa prestigio. Purtroppo, se non si fa un lavoro di giusta promozione sulla moda unica che nasce a Roma, anche grazie al cinema, questi luoghi sono destinati a scomparire. La storia di Annamode è proprio la sintesi fra moda, costume, famiglia, alto artigianato e Roma”.

Clara Tosi Pamphili

www.annamodecostumes.com

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Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.