A Napoli il design entra nelle celle di un ex convento e guarda verso il mare. Torna la fiera Edit

La fiera di design partenopea torna dal 9 all’11 ottobre con la sua formula consueta che condensa manifattura, autorialità e ricerca. Il baricentro della manifestazione, però, si sposta verso il mare, con i sei Cult dislocati tra ville private, musei e chiese di Chiaia


Come la Parthenope di Sorrentino, nata letteralmente in acqua, anche la città di Napoli ha da sempre un rapporto viscerale con il mare. Un elemento che di volta in volta, a seconda di quale sia il punto di osservazione e chi dei suoi 910 mila abitanti sia l’osservatore, può diventare luogo di scambio di merci e cultura, panorama da ammirare oppure vaga promessa nascosta in un punto imprecisato dietro un muro di palazzi. E che proprio in questo periodo trova una nuova centralità nella vita cittadina complice l’assegnazione della Coppa America, la più antica e importante competizione di vela al mondo in programma la prossima estate. Il mare è anche uno dei fili che legano tra loro le diverse parti del programma dell’ottava edizione di Edit, la manifestazione dedicata al design editoriale – quello, cioè, a metà strada tra collectible e mercato di massa in cui il progettista si comporta come un editore, in controllo dall’inizio alla fine del processo – in programma dal 9 all’11 ottobre.

EDIT Napoli 2026 alla Santissima: il nuovo format Camera con Vista

Si affacciano sul blu del Golfo e sul Vesuvio, infatti, le finestre della Santissima, l’ex convento di epoca angioina che ospita il nucleo principale della manifestazione fondata da Emilia Petruccelli e Domitilla Dardi per il secondo anno di fila. Qui, in un edificio dalle molte vite – è stato un ospedale militare durante le due guerre mondiali ed è da poco rinato come hub culturale dopo essere rimasto a lungo all’abbandono –, troveranno posto gli 80 espositori, i nuovi workshop aperti al pubblico animati da Studio CoPain e Alison Grace Martin e il format inedito Camera con Vista, che mette in mano (metaforicamente parlando) le chiavi delle cellette delle monache a una decina di designer d’interni italiani e internazionali e li invita a trasformarle in scenografie complete emblematiche della loro visione progettuale. “Abbiamo chiesto loro di mettersi alla guida dell’operazione e di gestire lo spazio di circa 15 metri quadri come desideravano. C’è stato chi ha scelto pezzi propri e chi ha chiamato in causa aziende con cui collabora. Qualcuno ha perfino proposto un ambiente diverso dalla stanza d’albergo, un bar o un salottino”, spiega Domitilla Dardi. “Frequentando il mondo dell’hotellerie ci siamo rese conto che non è automatico che ci lavora sappia visualizzare istantaneamente come gli arredi e gli oggetti andranno a dialogare tra loro”.

I Cult di Edit: design, artigianato e ricerca sulla riviera di Chiaia

Il programma Cult, con mostre e interventi site-specific diffusi in luoghi storici della città, si sposta verso la linea di costa invadendo il quartiere di Chiaia con le sue chiese e i suoi palazzi nobiliari. Le sei proposte di quest’anno evidenziano quello che è il secondo tema forte dell’edizione 2026: la ricerca del designer o dell’artigiano-designer, ostinata e spesso spinta oltre i confini tradizionali del progetto in nome di una personalissima visione autoriale. A Villa Pignatelli, sede del museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, verranno messi in scena gli esiti del progetto portato avanti dalle gemelle Margaret e Christine Wertheim nell’arco di oltre vent’anni con l’aiuto di oltre 4mila persone da diversi paesi. Il loro Crochet Coral Reef è una barriera corallina lavorata all’uncinetto capace di illustrare con precisione e immediatezza le regole matematiche che regolano la crescita di questi organismi nella realtà. “L’artigianalità dimostra la struttura geometrica astratta molto meglio di quanto non farebbe un disegno”, conferma Dardi. “Si tratta di un progetto di ricerca pura che ha anche un messaggio ecologico, poiché ci ricorda che l’uomo distruttore della natura rimane infinitesimale rispetto alla sua complessità. C’è, poi, un legame con Napoli: anche qui, di recente, è stata scoperta una scogliera corallina a 500 metri di profondità”.

La personale di Massimo Lunardon alla Fondazione Plart

La chiesa di San Rocco alla Riviera di Chiaia, costruita nel Cinquecento dopo un’epidemia di peste e oggi seminascosta tra le architetture più recenti del quartiere, è il palcoscenico sul quale andranno in scena le sculture di Fabrizia Frezza e Felice Limosani ispirate agli Archetipi di Pace. Un altro edificio sacro poco conosciuto dagli stessi napoletani, la chiesa di Santa Caterina da Siena, ospiterà il lavoro di Margherita Rui con cinque manifatture italiane di emergenza sul terreno comune (Common Ground) della tavola e dell’ospitalità. In una sala in restauro dello storico Palazzo Cellamare, dove il principe Antonio del Giudice congiurò contro il re di Spagna e Giacomo Casanova trascorse diverse notti, le lampade disegnate da sei designer spagnoli contemporanei al centro della collettiva Light on Spain diventeranno delle affascinanti luci da cantiere. A completare il programma ci saranno l’installazione L’Equilibrista dello studio di architettura e ingegneria milanese Lombardini22 a Palazzo Ruffo della Scaletta e la personale di Massimo Lunardon alla Fondazione Plart che ripercorre le collaborazioni tra l’“uomo di vetro” e alcuni tra i più importanti artisti e designer del Novecento, da Bob Wilson ad Andrea Branzi e Ugo La Pietra. “Sarà una grande festa collettiva. Questa parte meno nota del suo percorso ci dimostra, se mai ce ne fosse il bisogno, che l’artigiano non è mai un mero esecutore”, chiarisce la curatrice. Un messaggio, quello relativo alla possibilità, e anzi all’auspicabilità, di un dialogo tra manifattura e visione autoriale che Edit trasmette fin dalla sua nascita e che oggi, dopo otto anni, sembra essere ancora più a fuoco.

Giulia Marani

EDIT Napoli
A cura di Emilia Petruccelli e Domitilla Dardi
Dal 9 all’11 ottobre, La Santissima, vico Trinità delle Monache e altre sedi nel quartiere di Chiaia
Dalle 10 alle 19

editnapoli.com

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Giulia Marani

Giulia Marani

Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per…

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