Nonostante il calo delle partecipazioni, riflesso inesorabile della pandemia e dei mutati scenari globali, la
Mostra Internazionale di Arte Contemporanea e Design di Firenze riconferma il proprio ruolo e getta già le
basi per il 2023.

Segnano una cesura profonda i due anni che separano la XII Florence Biennale – Mostra Internazionale di Arte Contemporanea e Design, dedicata a Leonardo da Vinci, dalla tredicesima edizione della kermesse, appena inaugurata alla Fortezza da Basso. Sebbene la cadenza biennale dell’appuntamento sembrerebbe non aver inciso sulla consueta programmazione, la pandemia e le conseguenti restrizioni hanno di fatto obbligato gli organizzatori a intraprendere negli ultimi mesi un percorso in salita, dall’esito non scontato. E forse anche per questo, al di là del dato numerico che segna un calo nelle partecipazioni – sono 465 i partecipanti da oltre 70 Paesi a fronte dei circa 800 del 2019 –, con una riduzione in particolare di artisti e designer provenienti dall’America Latina e dalla Cina, percorrendo gli spazi espositivi del Padiglione Spadolini e del Padiglione Cavaniglia, a
prevalere è un sentimento che combina fiducia e soddisfazione.

 

IL TEMA E GLI OBIETTIVI DELLA XIII FLORENCE BIENNALE

Associata al tema Eternal Feminine – Eternal Change. Concepts of Femininty in Contemporary Art and Design, già dalle prime battute la XIII Florence Biennale sembra destinata a essere ricordata come l’“edizione della rinascita”, pur senza aver subito un concreto stop. Proprio sul concetto di ripartenza ha insistito il sindaco di Firenze nel suo intervento inaugurale. “È una Florence Biennale che si sta ampliando, sta crescendo, si sta allargando a un settore, come quello del design, nel quale l’Italia e anche la Toscana
costituiscono un’eccellenza indubbia a livello internazionale”, ha osservato Dario Nardella, ricordando il ruolo “potentissimo” del linguaggio dell’arte contemporanea nelle grandi trasformazioni sociali. Questione di genere inclusa. Sulla medesima lunghezza d’onda anche il presidente della Toscana, Eugenio Giani, che giudica la “risposta eccezionale di partecipazione da parte degli artisti” come il riflesso inequivocabile del diffuso desiderio di riattivare le occasioni di condivisione pubblica anche sul fronte della produzione visiva.

DEBUTTI, PREMI E NOVITÀ

Oltre alla collettiva coordinata dal curatore artistico indipendente Fortunato D’amico, allestita al Padiglione Cavaniglia, a balzare agli occhi sono alcune novità apportate al tradizionale format, interpretabili come segnali di una maggiore apertura della Florence Biennale alla città. Per la prima volta in assoluto nella storia dell’evento, nato nel 1997 su iniziativa di Pasquale e Piero Celona, verrà assegnato un riconoscimento “popolare”: il “Premio del pubblico” sarà infatti attribuito all’autore dell’opera più scansionata via smartphone. L’opera vincitrice e le altre che si aggiudicheranno la vittoria nelle dodici categorie del concorso associato alla Biennale saranno esposte nel Salone delle udienze e nella Sala della biblioteca del Palazzo dell’Arte dei Beccai, sede dell’Accademia delle Arti del disegno, dal 12 novembre fino al 4 dicembre 2021. Una modalità che consentirà, almeno in parte, di estendere la durata temporale della kermesse, conducendola oltre il perimetro della Fortezza da Basso. In attesa dei risultati e dell’arrivo dei tre special guest attesi la
prossima settimana – Vivienne Westwood, Michelangelo Pistoletto e Oliviero Toscani, scelti per i premi alla carriera di quest’edizione –, a meritare le prime attenzioni degli addetti del settore sono i ritratti dell’iraniana Sasan Abri, in grado di celare senza annullarla l’identità del soggetto rappresentato, le scene cromaticamente esplosive dell’argentina Hagopian, le grandi tele bicrome dello statunitense Vince MacDermont e il debutto del Madagascar. Il Paese è rappresentato dalla pittrice e designer Tara Shakati, presente con tre monumentali opere nelle quali porta avanti il suo lavoro di indagine del valore femminile in ogni ambito della società.

– Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.