Alla Stazione Porta Garibaldi di Milano la mostra “Erbario in viaggio”

Da semplice collezione di piante a opera visibile dai passeggeri in transito alla Stazione di Porta Garibaldi: l’erbario “rivisitato” da designer e artisti è al centro del programma che celebra i vent’anni dell’attività di aMAZElab

Atelier del Paesaggio (EU)
Atelier del Paesaggio (EU)

Il progetto Green Island è nato nel 2001 per iniziativa di aMAZElab, con l’obiettivo di rivoluzionare il quartiere Isola di Milano. L’edizione 2021 vede la collaborazione con Rete Ferroviaria Italiana – Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane per l’elaborazione di un percorso espositivo nel cuore della Stazione Porta Garibaldi di Milano. Per la realizzazione dellErbario in viaggio, è stato chiesto ad artisti internazionali di riflettere sul tema della vegetazione in movimento, mettendo in primo piano i concetti di dinamicità costante e di bellezza.

ERBARI D’ARTISTA ED ECODESIGN

L’erbario viene quindi proposto non come compendio, più o meno ricco, del regno vegetale, bensì come opera d’arte e manufatto di ecodesign da collezionare. Il frutto di questa ricerca artistica viene presentato proiettando immagini inedite sui grandi schermi della Stazione Ferroviaria di Porta Garibaldi. L’obiettivo di Green Island, quale operazione ventennale, consiste nello sviluppare e rinvigorire i paesaggi urbani contemporanei, consolidando le ecologie sociali, in una forma ibrida di dialogo tra le comunità residenziali e il territorio. Se oggi siamo abituati a pensare all’Isola come ad un quartiere innovativo, con le due torri del Bosco Verticale e una lunga serie di locali e ricercate boutique, non dobbiamo dimenticare che solo qualche anno fa era considerata un luogo malfamato. Era, però, già ricco di botteghe artigianali – “di fabbri, liutai, falegnami, piccoli gioielli di quello che oggi siamo abituati a chiamare design autoprodotto” come afferma la curatrice Claudia Zanfi, storica dell’arte ed esperta di giardini.

LE OPERE IN MOSTRA

Ventun artisti riformulano l’idea di erbario, andando a svecchiarne l’immagine romantico-ottocentesca di raccolta e catalogazione. Lo rendono oggetto itinerante, in simbiosi con il fluttuare dei paesaggi e con il loro continuo contaminarsi, dovuto alla volatilità dei pollini, al ruolo degli impollinatori e al trasporto del vento. Per questa occasione, Zafos Xagoraris (Grecia) ha soffermato la sua attenzione sulla sua terra di origine, caratterizzata da una vegetazione resistente e difficile da incardinare. Paul Clemence (USA) ha creato un pattern di foglie che si riflettono sulla superficie di un edificio, invadendolo con la forza rampicante dell’edera. I lavori di Vera Pravda (Balcani) e Judith Cowan (Regno Unito), interrogano l’uso del linguaggio in relazione alla natura. Cowan prende una fotografia di un bosco e, oltre a classificare le specie arboree, include le sorgenti di quel rigoglio vegetale – vento, nebbia e pioggia – offrendo persino le coordinate spaziali.  Se le opere di Fabiana De Barros (Svizzera) e Dorna Lofti (Iran) recuperano il gusto naïve del disegno, i lavori di Simone Berti (Italia) fanno germinare la natura, congiungendo flora e fauna: dalle corna di un cervo esplodono grappoli di orchidee blu. Sergio Leitao (Portogallo) recupera e reimpiega sistematicamente l’organizzazione di un erbario storico. Infine, Lois Weinberger (Austria), che ha clonato il concetto de “il giardino come opera d’arte”, già presente a Documenta Kassel con un focus sulle erbe presso i binari ferroviari in disuso, riesce a convogliare nella sua opera alcuni dei valori essenziali all’origine della manifestazione: mobilità, viaggio, piante, semi, stazioni ferroviarie. Tra gli altri artisti è sicuramente da menzionare il paesaggista olandese Piet Oudolf.

IL “TERZO PAESAGGIO” E I MECCANISMI DELLA NATURA

La base concettuale dell’Erbario in viaggio si ispira al pensiero dell’agronomo Gilles Clément, sostenitore del Terzo paesaggio. Claudia Zanfi lo spiega, in estrema sintesi, ad Artribune: “tutto è in divenire, non c’è nulla di statico e cristallizzato; radici e piccoli rizomi arrivano lontanissimo sotto il suolo e la natura comunica grazie ad un sistema non verbale, di vibrazioni. Queste fanno sì che l’uomo provi un benessere quasi ancestrale stando a contatto con gli alberi“.

– Giorgia Basili

Green Island. L’Erbario in viaggio / Milano, fino al 10 settembre
A cura di Claudia Zanfi / Atelier del Paesaggio
Stazione Porta Garibaldi, piazza Sigmund Freud

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CuratoreClaudia Zanfi
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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.