Manufatto o reperto? Sarah-Linda Forrer a Benevento

Swing Design Gallery, Benevento – fino al 30 settembre 2020. A metà tra manufatto e reperto, vasi dalle forme organiche e sensuali riconnettono l’uomo alla Natura. Artificio dell’uomo e creazioni oceaniche alla base della nuova collezione di Sarah-Linda Forrer.

Molti gli eventi dedicati al design cancellati o rinviati, a cui anche la galleria Swing avrebbe partecipato, come 5Vie Design Week oppure Edit Napoli, spostata a ottobre. Angela da Silva sceglie la giovane designer Sarah-Linda Forrer (Carcassonne, 1990; vive ad Amsterdam) per la riapertura dopo il lockdown. L’opening si è tenuto rigorosamente online l’8 maggio, mentre la mostra rimarrà aperta fino a settembre. A essere presentata è la nuova collezione di vasi Medusa, un invito a ritornare a intessere un dialogo con la natura, il mare, l’oceano riscoprendo il legame primordiale che l’uomo ha con essi.
Giocando sull’ambigua dicotomia tra manufatto e creazione naturale, i vasi assumono forme organiche, appaiono deformati per approssimarsi maggiormente al mondo delle creature marine o evocare addirittura reperti preistorici. Una connessione primordiale tra fruitore, forma, materiale e oggetto.

Sarah-Linda Forrer, Medusa, 2020, pezzo unico. Sarah Linda Forrer for SWING Design Gallery
Sarah-Linda Forrer, Medusa, 2020, pezzo unico. Sarah Linda Forrer for SWING Design Gallery

IL FASCINO DEL DETTAGLIO PER SARAH-LINDA FORRER

L’interesse di Sarah-Linda Forrer si spinge anche oltre, ricercando la suggestione del dettaglio. Infatti da tempo concentra la sua attenzione su un preciso elemento: la trama che deriva dalla sua esperienza nel disegno di motivi e superfici per il design e la moda. E così sulla superficie dei suoi vasi ricrea trame bizzarre osservate e fotografate da vari oggetti naturali. È la stessa designer a descrivere il processo seguito per la collezione Medusa: “Uso la tecnica a spirale per costruire a mano i vasi, servendomi di diverse argille. Alcuni di essi hanno poi un motivo aggiunto che realizzo a mano con un semplice strumento, creando uno strato di trama all’esterno del vaso. Dopo la cottura, combinando strati di smalti differenti o giocando con l’interazione tra la superficie del vaso e lo smalto, i risultati ottenuti sono molteplici. Ogni corpo in argilla e ogni superficie interagisce in modo diverso con gli smalti, offrendo allo sguardo queste finiture organiche”. La dimensione tattile diviene fondamentale, dischiudendo la possibilità di un rapporto quasi epidermico con la natura.
Creare momenti di maggiore consapevolezza nell’utilizzo di un semplice oggetto come un vaso diviene allora un modo per riflettere sulle origini, sugli elementi primordiali e sentire il legame con la natura.

Antonella Palladino

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Antonella Palladino
Ha studiato Storia dell’arte presso le Università di Napoli e Colonia, laureandosi in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi dal titolo “Identità e alterità dalla Body Art al Post-Human”. Ha proseguito la propria formazione alla Fondazione Morra e poi al Mart di Rovereto. Ha collaborato come assistente con la Galleria Umberto di Marino e con Filippo Tattoni -Marcozzi, ex direttore della Goss- Michael Foundation. Nel 2009 si è trasferita in Trentino–Alto Adige dove ha iniziato l’attività di critico scrivendo per Artribune, Juliet Art Magazine, Exibart, Kulturelemente, Salto.bz. Ha curato la mostra Noisy di Gianluca Capozzi, Lichtkammer di Harry Thaler, Walking in Beuys Woods di Hannes Egger e i relativi eventi collaterali. È critico d’arte e docente di Storia dell’arte titolare nella provincia di Pavia.