Green Island 2017 porta l’elemento “botanik” alla Milano Design Week 2017

La sedicesima edizione di Green Island costruisce un percorso tra diverse location nel quartiere Isola. Con un comune denominatore: il riuso e la rigenerazione di elementi e materiali botanici, per un design che dalla Natura recupera principi e anche la qualità estetica.

In Natura, non si butta via niente. Perché è dal letame che nascono i fiori e, ci perdoni De André se parafrasiamo a modo nostro, dagli scarti dell’industria del mobile possono nascere oggetti e complementi d’arredo che hanno quasi più a che fare con la scultura che con il design contemporaneo, nel carattere di irreplicabilità estetica del singolo esemplare.
È questa premessa ecologica a muovere i designer e gli artisti proposti da Green Island – progetto curato da Claudia Zanfi e giunto con questa Milano Design Week alla sua sedicesima edizione – nel quartiere Isola.
In tre differenti location che, come di consueto costituendo un percorso con tanto di stencil verdi a punteggiarne i marciapiedi, invitano residenti e avventori a ri-scoprire di tappa in tappa il tessuto urbano a nord di Porta Garibaldi, storicamente – e culturalmente – identificato ben prima dell’avvento del Bosco Verticale e degli ultimi interventi di rilievo internazionale. L’area dell’Isola è discorso a sé dall’Ottocento, con la sua vocazione operaia e medio-borghese prima, artigianale e “viveur” poi; dotata di un grado di spontaneità e autogestione, soprattutto, che l’ambizioso piano urbanistico conosciuto come Progetto Porta Nuova – nuovo nome per nuove identità, appunto – non pùo permettersi.

CENERI VULCANICHE E FRONDE NODOSE: COME TI REINVENTO LO SCARTO

E a questa scala intima e comunitaria va valutata l’edizione 2017 di Green Island, Botanik, che comincia direttamente dal sottopassaggio della Stazione di Porta Garibaldi, quella scorciatoia che tutti i milanesi sanno essere tuttora il collegamento più breve con il quartiere Isola. Al piano interrato della stazione troveremo quindi la particolare vetrina che Green Island ha firmato per Tiger, con le “sculture vegetali” di Emilia Faro che ritroveremo anche nell’ultima tappa dell’itinerario. 
Nel mezzo, appena usciti in via Pepe ci si imbatte nel particolare Algranti Lab, dove non troveremo un singolo arredo costituito da materiali nuovi – di cui non si sentirà affatto la mancanza, per inciso. Il riuso, come in un qualsiasi ecosistema botanico, è alla base anche dell’opera di Raul Luraschi, creatore di vasi e altri oggetti in legno le cui imperfezioni, dalle nervature troppo evidenti ai nodi, diventano evocativi punti di forza estetica dell’elemento, laddove nella produzione industriale sono stati la causa dello scarto di quel materiale. 
Dal riuso alla rigenerazione, si torna infine alle opere di Emilia Faro – di cui ci parla direttamente la curatrice Claudia Zanfi, in questo video girato nella terza e ultima location del percorso, lo showroom di eco-arredamento RIVA VIVA in via Porro Lambertenghi: alle spalle dell’ispiratrice di Green Island, un’installazione a tutta parete replica un orto botanico naturale in cui fiori mediterranei e agavi, piante acquatiche e cortecce d’albero sono “immortalate” dalla nera sabbia vulcanica dell’Etna.

Caterina Porcellini

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Caterina Porcellini

Caterina Porcellini

Caterina Porcellini è nata a Taranto, si è formata al DAMS di Bologna e professionalmente a Milano. Già durante l'università sviluppa un interesse per l'influenza esercitata dalla tecnologia su pensiero e società, attraverso le tesi di Marshall McLuhan, Walter J.…

Scopri di più