Non si farà l’altissima torre a spirale di Calatrava a Chicago

Al posto del singolo grattacielo da oltre 600 metri, funestato dalla crisi economica fin dal 2008, si affacceranno sul lago due torri di David Childs e dello studio SOM. Ecco cos'è successo in 15 anni di tentennamenti

Non si farà il “grattacielo più alto degli Stati Uniti”. Dopo oltre 15 anni dalla presentazione da parte dell’archistar Santiago Calatrava del progetto della Chicago Spire, la “guglia di Chicago” – e svariati milioni di cantiere mai finito – il sogno è stato definitivamente accantonato. Al suo posto, a fine 2022 aprirà un nuovo cantiere per ospitare le “sister skyscaper”: due torri di appartamenti, scalate e asimmetriche – rispettivamente alte 267 e 233 metri –, che si affacceranno sul lago nel mezzo di un nuovo parco urbano. Il progetto è a firma dello chicagoan David Childs – altro pezzo grosso dell’architettura americana, tra le altre cose autore della torre di Ground Zero One World Trade Center – e dello studio SOM (gli stessi che stanno realizzando il Villaggio Olimpico di Milano).  

Chicago Spire render. Courtesy Shelbourne Development:Santiago Calatrava

Chicago Spire render. Courtesy Shelbourne Development:Santiago Calatrava

COME DOVEVA ESSERE LA CHICAGO SPIRE DI CALATRAVA 

Il progetto per quella che inizialmente era stata chiamata Fordham Spire – dal nome della società immobiliare che l’avrebbe finanziato – era stato assegnato all’architetto valenzano nel 2005 per “portare avanti la tradizione dei grattacieli di Chicago come strutture scultoree“, aveva affermato Lynn Osmond, presidente della Architecture Foundation della città. L’idea era che la torre spiraliforme (da cui il nome), inizialmente composta da appartamenti di lusso più un albergo e poi solo appartamenti, toccasse i 610 metri, unendosi e superando in altezza gli altri grattacieli dello skyline della città ventosa. L’ispirazione, aveva detto lo stesso Calatrava, veniva dalla cultura nativa, che dopotutto dava il nome anche alla metropoli (per cui aveva anni prima creato la grande scultura Constellation): “Posso immaginare come i Nativi Americani, nel passato, arrivassero vicini al lago e accendessero dei falò, con un’esile colonna di fumo che s’alzava nell’aria. Con il semplice gesto di ruotare progressivamente ogni piano, si raggiunge proprio questa forma”. Per ricreare questa spirale, piani si sarebbero sovrapposti ruotando attorno a un singolo pilastro circolare, un po’ come una conchiglia: una sensazione acuita dalla scelta delle facciate concave e dai pilastri snelli che a terra creavano arcate sovrapposte.  

Le torri che sostituiranno il progetto a firma di David Childs e SOM. Courtesy David Childs:SOM

Le torri che sostituiranno il progetto a firma di David Childs e SOM. Courtesy David Childs:SOM

PERCHÉ LA CHICAGO SPIRE NON SI FARÀ 

Il progetto è nato sin dall’inizio sotto una cattiva stella, data l’assegnazione pochi anni prima dello scoppio della bolla immobiliare: già nel 2006, il developer Christopher T. Carly si era dovuto dimettere per mancanza di fondi vendendo il progetto alla Shelborne Development Company con sede a Dublino. Donald Trump, non ancora presidente, stava costruendo una sua torre a pochi isolati di distanza e aveva pubblicamente ridicolizzato il progetto di Calatrava chiamandolo sprezzantemente “bit of luxury”, un “pezzo di lusso”. Nel 2008 gli investitori – incluso il fondatore della catena di animali di peluche Beanie Babies – avevano già acquisito un terzo degli appartamenti, ma nel frattempo l’urto della crisi finanziaria si stava facendo sentire in tutto il mondo, con il principale prestatore della compagnia di sviluppo, la Anglo Irish Bank, sull’orlo della bancarotta. Nonostante la volontà dei sindacati della città di contrastare la crescente disoccupazione, non si fecero avanti nuovi investitori e il progetto venne lentamente accantonato. 

– Giulia Giaume 

https://somstudios.com/ 

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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