La Legge per l’architettura è una priorità. Intervista a Francesco Miceli

Il Presidente del Consiglio Nazionale Architetti Francesco Miceli delinea gli obiettivi del suo mandato, ribandendo la priorità per l’Italia della Legge per l’architettura

Francesco Miceli. Photo © Stefano Anzini
Francesco Miceli. Photo © Stefano Anzini

Già Presidente dell’Ordine degli architetti di Palermo, fino al 2026 Francesco Miceli guiderà il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Dalla Legge sull’architettura al PNRR, dall’edilizia scolastica alla cronica fragilità del territorio italiano: una conversazione a tutto campo a quasi un anno dal suo insediamento.

Da anni la Legge sull’architettura rappresenta il tema forte per la comunità degli architetti italiani. Nel 2018 Artribune ha promosso e ospitato (sul sito e fra le pagine del magazine) un forum di confronto tra architetti appartenenti a diverse generazioni, storici, critici ed esperti del settore. A che punto siamo ora?
Raggiungere l’obiettivo che anche il nostro Paese si doti di una Legge sull’architettura è, e deve essere, l’impegno prioritario dell’intera comunità degli architetti italiani. Da molto tempo, forse troppo, attendiamo che si raggiunga questo obiettivo: una attesa lunga in cui si sono sviluppati percorsi, non sempre coerenti, per potere conseguire un risultato apprezzabile come è già avvenuto in molti Paesi europei. L’architettura e la sua qualità sono un diritto del cittadino in quanto rientrano nel novero di bene comune che, proprio perché tale, ha lo scopo di determinare effetti positivi nella vita quotidiana di ciascun individuo, nel welfare urbano, e di produrre nuove, significative e positive dinamiche evolutive nel corpo della società.

Qual è l’impegno del Consiglio che si è insediato a maggio 2021 in questo ambito? E cosa sarebbe ulteriormente opportuno fare affinché emerga l’interesse pubblico di questa legge?
Subito dopo l’insediamento del nuovo Consiglio Nazionale abbiamo avviato un’azione incessante nei confronti degli interlocutori, politici e istituzionali, per riprendere il cammino, più volte – nel passato – interrotto. Con il massimo spirito collaborativo stiamo lavorando, dallo scorso settembre, a fianco del Ministero della Cultura che ha dimostrato la volontà politica di dare vita a una Legge quadro dell’architettura. Siamo riconoscenti al Ministro Franceschini che, in più occasioni, ha ribadito questa volontà.

A proposito di normativa, in Senato si sta lavorando alla Legge sulla rigenerazione urbana. Cosa si attende dalla possibile adozione di questo nuovo strumento normativo?
Il DDL Misure per la Rigenerazione urbana del 2019 è un testo frutto di una sintesi di altre proposte, ben sette, che sono state presentate negli anni passati. È divenuto una priorità ora che il PNRR dedica risorse consistenti ai sistemi e alle politiche urbane e lo è nell’ottica del New Green Deal. Serve, quindi, una legge che stabilisca principi e modalità per la messa in campo di opportune strategie. Essendo stato presentato più di tre anni fa, non è certamente attualizzato rispetto a questo nuovo scenario e, come Consiglio Nazionale, ci siamo attivati per una sua revisione al fine di renderlo compatibile con tempi, nuove regole, contenuti. La sua importanza è sicuramente quella di riportare il tema della rigenerazione urbana al centro della politica nazionale, così come – dopo molti anni – quello dell’Agenda Urbana, che va ora riempita di contenuti e impegni concreti. Su questo fronte deve, però, essere chiaro che la rigenerazione urbana non riguarda solo il tema del recupero/riuso del patrimonio edilizio esistente.

Ovvero?
È un processo molto articolato e complesso, perché nelle strategie si deve tener conto di molteplici ed eterogenei aspetti di natura economica, sociale, culturale e relazionale. Adesso registriamo un ulteriore arresto dell’iter di approvazione del Ddl con il parere negativo da parte della Ragioneria dello Stato, che ritiene la proposta insostenibile per i costi che graverebbero sul bilancio dello Stato e degli Enti locali.

Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, 2021
Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, 2021

DAL SUPERBONUS ALLE SCUOLE

Intanto, da mesi, le città italiane sono piene di cantieri, in particolare per effetto di uno dei bonus attivi in questo momento. Dopo un iniziale entusiasmo verso questi strumenti, compaiono le prime “ombre” e sembra prevalere l’idea che non si stia facendo il possibile per agire sulle effettive urgenze del patrimonio edilizio nazionale. Come giudica l’andamento di questi bonus? E quali considera come interventi prioritari e improcrastinabili che meriterebbero forme di sostegno efficaci per essere attuati?
Innanzitutto, una premessa: per quanto riguarda il Superbonus – e i bonus in generale – è indubbio che il loro utilizzo abbia contribuito a una notevole ripresa della filiera delle costruzioni. Si deve, allora, assolutamente superare la situazione paradossale che si è creata, che ha determinato seri danni all’intera filiera e penalizzato soprattutto coloro che, e sono la grandissima maggioranza, stanno operando nel rigoroso rispetto delle norme. Per contrastare frodi e illeciti ci sono soluzioni alternative che il CNAPPC, insieme alla Rete delle Professioni tecniche, ha proposto nelle opportune sedi. Ragionando, poi, in un’ottica “post bonus”, esiste il timore che questa crescita sia solo contingente e temporale, poiché i bonus fiscali hanno creato sicuramente una bolla espansiva che non garantisce però condizioni di stabilità nel lungo periodo.

Cosa si potrebbe fare quindi?
Per evitare che si torni a situazioni di difficoltà, quali quelle del 2019/2020, la nostra proposta è quella di far diventare sì il Superbonus strutturale, ma nell’ottica della transizione ecologica e integrandolo con i processi di rigenerazione urbana e con gli obiettivi della transizione ecologica. Processi che devono riguardare intere aree e non i singoli edifici, e che siano inseriti in una strategia organica che abbia come obiettivo primario il miglioramento della vita nelle città.

Parliamo di scuole. Nelle ultime settimane ad alimentare il dibattito c’è stata la composizione della commissione che si occuperà delle linee guida per la realizzazione dei 195 interventi di edilizia scolastica previsti dal PNRR. Polemiche fra professionisti a parte, lo strumento che dovrebbe essere adottato per passare dalle parole ai fatti è il concorso di progettazione. Cosa auspica per questo ambizioso processo?
La scuola è un elemento centrale della vita di ogni città e della sua realtà urbana. Affrontarlo equivale ad affrontare quello più generale della città del futuro e del miglioramento della qualità della vita. Ci tengo a ribadire come sia assolutamente positivo, in linea con la posizione da sempre sostenuta dagli architetti italiani, che le 195 scuole innovative, sostenibili e inclusive previste dal PNRR vengano realizzate attraverso i concorsi di progettazione a due gradi. Modalità sicuramente più idonea per avere a disposizione progetti di grande qualità per realizzare buone opere pubbliche.
È un segnale importante che il concorso di progettazione venga sempre più spesso preso in considerazione nell’attuazione degli interventi previsti dal PNRR, in particolare per quelle opere che richiedono una specifica attenzione per il loro inserimento nei contesti urbani come, evidentemente, è il caso delle scuole: esse rappresentano un presidio culturale e sociale nelle nostre città. Tutto ciò nel rinnovato impegno per la funzione degli spazi pubblici, essenziale per costruire una strategia di rigenerazione urbana.

LA TUTELA DEL PAESAGGIO

Chiudiamo con una riflessione sul paesaggio. Siamo consapevoli della fragilità di quello italiano, ma tendiamo a ricordarci della necessità di tutelarlo e curarlo al verificarsi di calamità ed eventi drammatici, dai terremoti alle alluvioni. Eppure gli Ordini rappresentano anche i paesaggisti. Forse servirebbe un cambio di paradigma a livello culturale che, magari, potrebbe anche contribuire a ridurre certe “storiche distanze” che continuano a essere associate alla figura dell’architetto…
In tema di paesaggio credo che ci sia ancora molto da fare. Nel senso che bisogna superare una certa visione burocratica del problema per consegnarlo alla sua effettiva dimensione culturale. Mi spiego meglio: bisogna dare piena attuazione all’art. 9 della Costituzione, indicando le politiche volte a tutelare e accrescere la qualità del paesaggio. Finché si resta soltanto nell’ambito della tutela, quindi in una visione contemplativa e astorica del paesaggio, rischiamo di non fare un passo in avanti, ma di farlo addirittura indietro. È questo il dibattito culturale che si è sviluppato negli ultimi decenni. Gli architetti possono e devono avere un ruolo da protagonisti per dare concretezza e nuova linfa a una visione contemporanea del paesaggio.

Valentina Silvestrini

https://www.awn.it/

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.