Grazie al Bonus del 110% sulle migliorie energetiche, città come Roma o Milano puntano a rigenerare il loro patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Quale momento migliore per inserire gli artisti nel processo e produrre risultati capaci di diventare iconici e identitari per i quartieri?

Dopo alcuni mesi di fisiologica lentezza e di dubbi sul suo effettivo perimetro di applicabilità, la normativa che restituisce il 110% dell’importo investito a chi migliora gli edifici a livello energetico ed ecologico sta iniziando a entrare nell’operativo. Del resto, un bonus addirittura superiore alla somma investita non può che essere una leva efficace per smuovere investimenti che finalmente rigenerino il nostro patrimonio immobiliare (edifici residenziali in larghissima parte) che ha avuto un boom negli anni del Dopoguerra, quando le normative non erano particolarmente attente al risparmio energetico. Risultato? Centinaia di migliaia di mostri in cemento armato che, oltretutto, hanno un impatto ambientale spaventoso.

IL BONUS ENERGETICO DEL 110%

Un successo di questo bonus potrà dunque non solo smuovere nel profondo uno dei settori – quello dell’edilizia – in assoluto più strategico per economia e posti di lavoro, ma soprattutto riqualificare a livello ambientale tantissimi edifici che oggi contribuiscono smisuratamente a sprechi energetici e inquinamento.
Nelle ultime ore, notizie positive sull’applicazione dell’Ecobonus 110 sono arrivate per quanto riguarda le case popolari. Un sottoinsieme di patrimonio immobiliare pubblico consistente in alcune città e in larga parte degradato e privo di adeguata manutenzione. Grazie alla nuova normativa approvata dallo scorso Governo Conte, i casermoni costruiti tra gli Anni Settanta e Ottanta per rispondere all’emergenza abitativa potranno essere resi energeticamente più idonei intervenendo su caldaie, infissi, cappotto termico. Miglior confort per gli abitanti che si ritrovano costretti a ricorrere all’edilizia residenziale pubblica e minori costi per gli enti gestori, che siano MM o Aler a Milano oppure Ater a Roma, giusto per fare gli esempi delle due città maggiori.

Non è che, grazie a tutto questo movimento edilizio e a questi vantaggi fiscali, si riuscirà a inserire anche l’arte nel progetto?

Nella Capitale del Nord, l’azienda comunale MM (quella regionale Aler purtroppo in ritardo) parla di 100 milioni di investimento nei prossimi mesi, mentre a Roma Ater punta – grazie ai bonus – a recuperare quasi 50mila unità di edilizia residenziale oltre a svariate migliaia di spazi commerciali.
Dato per assodato che le cose sono finalmente partite e che gli interventi si faranno, da operatori del mondo della cultura non possiamo che porci una questione: non è che, grazie a tutto questo movimento edilizio e a questi vantaggi fiscali, si riuscirà a inserire anche l’arte nel progetto?
Si fermi subito chi pensa ai “soliti” (non ce ne vogliano) street artist scelti alla meno peggio per decorare o abbellire sciatti palazzi periferici in un’operazione di maquillage urbano che lascia il tempo che trova. No. Qui c’è l’occasione di fare altro. C’è l’occasione di ripensare l’edilizia pubblica, quella dove talvolta ci si vergogna di abitare, quella peggio tenuta e più iconicamente degradata, come oggetto creativo urbano, come progetto artistico-monumentale ad alto tasso di identità e coinvolgimento per le popolazioni interessate e per i quartieri.

CASE POPOLARI: COINVOLGERE GLI ARTISTI

Non solo street artist, dicevamo. Ma anche artisti visivi, designer, poeti, esperti di illuminazione, giovani studi di architettura e paesaggio. Tutti, se coinvolti al momento corretto della filiera (ovvero a monte e non a valle della progettazione e del confronto coi cittadini, specie i più giovani, con un’ottica di educazione), possono dare il loro contributo. Dovrebbe essere quasi una legge, un obbligo: “Vietato riqualificare grandi edifici di edilizia residenziale pubblica se non si coinvolgono nel progetto gli artisti”. Per ora è solo una provocazione che lanciamo ai grandi player nazionali che gestiscono centinaia di palazzoni fino a ieri fonte di problemi e da domani, volendo, portatori di opportunità.

Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.