Così vorremmo il Padiglione Italia alla prossima Biennale. Parlano 9 professioniste

Dopo l’appello di MariaLuisa Palumbo, Francesca Perani ed Elena Fabrizi, a prendere la parola sono nove professioniste italiane del settore architettura, che illustrano le visioni e le aspettative per il Padiglione Italia alla 18. Mostra Internazionale di Architettura

Come immaginereste un Padiglione Italia capace di dialogare con Lesley Lokko? Come parlare alla Biennale di una architettura capace di costruire condizioni di uguaglianza, benessere e rifugio, di una architettura come pratica critica delle logiche estrattive e delle oppressioni di classe, genere e razza?”. Queste le domande lanciate da MariaLuisa Palumbo, Francesca Perani ed Elena Fabrizi nel testo in cui avanzano tre proposte concrete per il Ministero della Cultura, con l’obiettivo, in vista della prossima Biennale Architettura, di “cambiare le regole del gioco per invitare più giocatori a partecipare, creando meccanismi per sostenere la diversità, l’inclusività, le pari opportunità”. A rispondere sono Sandy Attia, Anna Barbara, Antonella Bruzzese, Cristiana Favretto, Bianca Felicori, Rossella Ferorelli, Paola Galuffo, Olivia Gori e Annalisa Metta.

‒ MariaLuisa Palumbo con Francesca Perani ed Elena Fabrizi

1. SANDY ATTIA – ARCHITETTA E COFONDATRICE DI MODUS ARCHITECTS

Sandy Attia. Photo Oskar Da Riz

All’intersezione tra gli elementi naturali e l’ambiente costruito, ponti, argini, dighe e rinforzi si sbriciolano e si piegano sotto il peso insostenibile del cambiamento climatico. La schiettezza delle opere infrastrutturali parla di fatti e, almeno sulla carta, i fatti stanno alla base della verità. Il loro destino racconta lo stato dell’arte tra il costruito (uomo) e il suolo, l’aria, l’acqua (natura) senza mezzi termini. Ma chi definisce quali fatti sono “veri”? Oggi, la verità è insidiata dal trucco e dall’incertezza, è sempre più sfuggente, se non la si accompagna con il mistero della bellezza. Io immagino il Padiglione Italia come un momento di verità, dove l’approccio dialogico e multi prospettico di Lesley Lokko possa trovare ristoro. Gli occhi saranno spalancati sull’amorevole cura della natura, non più matrigna, ma nostra unica salvezza.

2. ANNA BARBARA – ARCHITETTA E PROFESSORESSA ASSOCIATA IN INTERIOR E SPATIAL DESIGN

Anna Barbara

Credo che in questo momento l’architettura abbia più bisogno di progettare forme di tempo anziché forme di spazio. È la conciliazione dei tempi a sincronizzare i luoghi dell’inclusione; a consentire alle comunità di incontrarsi nella realtà e nella digitalità; a generare condivisione e circolarità; a diluire i confini e delegittimare i privilegi; a sanare lo strappo tra emozioni e percezioni; a riappropriarsi delle pieghe svuotate dei territori, per essere abitanti anziché consumatori di luoghi. Il Padiglione Italia dovrebbe affidare la curatela a progettiste, architette, docenti, ricercatrici, viaggiatrici e riconoscere le loro capacità strategiche, sensibili e attuali di progettare luoghi, di accogliere umanità, di interpretare mondi possibili.

3. ANTONELLA BRUZZESE – ARCHITETTA E URBANISTA, PROFESSORESSA ASSOCIATA DI URBAN DESIGN

Antonella Bruzzese

Immagino un padiglione che non sia solo una vetrina di interventi realizzati, ma un dispositivo per ragionare collettivamente di quelli ancora da fare. Che faccia discutere di una architettura proiettata al futuro ma profondamente radicata nei bisogni reali di città e territori italiani, soprattutto quelli fragili. Una architettura necessaria. Immagino un padiglione che racconti storie (poche ma significative) più che mostrare belle immagini. Un padiglione che rimetta al centro il ruolo sociale e politico dell’architettura e la sua potenziale capacità generativa. Un padiglione articolato intorno ad alcune linee di lavoro che oggi mi paiono fondamentali: recupero e manutenzione, gestione e usi, domanda e cultura del progetto, interdipendenze e prossimità.

4. PAOLA GALUFFO – CURATRICE, COFONDATRICE DELLA PIATTAFORMA CREATRICE PERIFERICA

Paola Galuffo

Un elemento importante del panorama nazionale degli ultimi anni è la diffusione di nuovi “centri-periferici” della cultura, nuovi contesti che hanno definito un nuovo modo di produrre e distribuire cultura. Sono spesso spazi ibridi per la modalità in cui operano, all’incrocio tra almeno due ambiti di azione per le politiche delle nostre città: lo sviluppo locale e la rigenerazione urbana. Mi piacerebbe che il Padiglione Italia mappasse e desse visibilità a questi luoghi simbolo del cambiamento locale, che connettono e creano valore. Si tratterebbe di porre attenzione ai processi attivati dal basso, per natura differenti, che hanno però in comune la dimensione della co-creazione. Questo approccio racconta come la crescita di potenza di una comunità (la sua capacità di progettare, recuperare, dialogare) generi effetti benefici sul territorio. Cioè cambiamenti a misura di abitante.

5. OLIVIA GORI – ARCHITETTA, COFONDATRICE DELLO STUDIO DI ARCHITETTURA ECÒL

Olivia Gori. Photo Dario Garofalo

Immagino un padiglione capace di superare l’impostazione culturale alla quale siamo inconsciamente legati, alla quale siamo stati educati, ovvero capace di superare la storia spesso raccontata dalla parte degli uomini, bianchi, occidentali. Un’altra visione è possibile: speculare, complementare, altrettanto reale. Un racconto che parta da altri presupposti, visto da nuove prospettive, capace di riscrivere una storia passata diversa e una possibilità futura stimolante. Un padiglione dove le dinamiche della disciplina sono presentate attraverso uno sguardo poliedrico, complesso, profondo e sensibile. Un padiglione, per esempio, per una volta tutto dedicato a studiare, raccontare e immaginare una nuova centralità per lo spazio pubblico.

6. CRISTIANA FAVRETTO – ARCHITETTA, COFONDATRICE DI PNAT THINK TANK DI DESIGNER E SCIENZIATI VEGETALI

Cristiana Favretto. Photo Matteo de Mayda

Il mondo in cui viviamo è scosso da grandi mutamenti: ambientali, sociali ed economici. Mutamenti rapidi e strettamente connessi tra di loro. Possiamo affrontare una tale complessità solo con una progettualità multidisciplinare che allarga gli orizzonti delle soluzioni. La natura lo insegna grazie a meccanismi di diversificazione e collaborazione che si allontanano dai modelli competitivi a cui abbiamo sempre fatto riferimento.
Il Padiglione Italia ha l’occasione di creare un dialogo speciale con la curatrice Lesley Lokko basato proprio sull’inclusività, il cambiamento e la reciprocità. Un’occasione importante per mettere in campo nuove formazioni, da cui potrà germinare una rinnovata cultura progettuale.

7. BIANCA FELICORI – ARCHITETTA, RICERCATRICE E AUTRICE

Bianca Felicori

Ci siamo abituati ad associare la nostra formazione, e di conseguenza la nostra carriera lavorativa, al concetto di “sofferenza” e di “fatica”. Il raggiungimento dei propri obiettivi personali e professionali corrisponde a una curva esponenziale di sforzi. Pensiamo un attimo alla storia dell’architettura: quante figure femminili conoscete che vengono citate nei manuali come esponenti di un certo movimento? Poche o forse nessuna. Lasciate in un cono d’ombra per secoli, ridotte a mere collaborazioni oscurate dalle figure maschili con cui lavoravano, quelle che possiamo definire le architette del tempo non riuscivano neanche a ritagliarsi un capitolo di un libro. Oggi la situazione sembra migliorare, ma non è abbastanza (sarà mai abbastanza?). Dobbiamo toglierci di dosso il peso di questa sofferenza e guarire da tutte quelle patologie imposte dal sistema per essere prima di tutto delle persone libere. La nomina di Lesley Lokko deve essere solo l’inizio di un processo di ricerca di parità di genere.

8. ROSSELLA FERORELLI – ARCHITETTA, COFONDATRICE DELLO STUDIO DI ARCHITETTURA SMALL

Rossella Ferorelli

Due cose mancano al discorso architettonico globale: ironia (in particolare autoironia) e coraggio di esplorazione dell’oscuro. Se queste siano categorie tipiche del femminile o meno, non è in alcun modo rilevante. È rilevante invece ammettere che la media narrazione nel nostro settore consta di un dibattito che, indipendentemente dal fatto che si presenti come disimpegnato, purovisibilista, edonista ed estetizzante, oppure come pensoso, geo-bio-politicamente impegnato o persino militante, è in realtà, nella stessa – sbalorditiva – misura, sedativo e orientato quasi unicamente a creare forme di soddisfazione onanistica in chi produce o fruisce contenuti proposti come “critici”.
C’è un’architettura per tutto quello che è altro dalla norma? Possiamo cercare seduzione al di là della sedazione? Non abbiamo, forse, bisogno di uno xeno-urbanesimo?

9. ANNALISA METTA – ARCHITETTA E PROFESSORESSA ASSOCIATA DI ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO

Annalisa Metta. Photo Salvatore Laurenzana

Decido di restare sul medesimo piano politico della vostra sollecitazione, sottolineandone un passaggio cruciale: che la designazione della responsabilità scientifica del prossimo Padiglione Italia sia esito di un concorso aperto e pubblico, palesando, almeno concluse le valutazioni, le proposte pervenute. Ci si affrancherà così da consuetudini discriminanti che riguardano sia questioni di genere sia di accessibilità, rendendo possibile la candidatura anche a chi, per scelta o proprio malgrado, non usi frequentare i salotti buoni dell’architettura italiana e occupi posizioni mediaticamente marginali quanto culturalmente avanzate. Aggiungo l’auspicio che si pongano questioni rilevanti, che si dimostri la necessità dell’architettura ben fatta e anche la sua ‘normalità’, come parte inderogabile della vita di tutti, ogni giorno. Perché l’indisponibilità dell’architettura è essa stessa discriminante.

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AutoreAnna Barbara
CuratoriBianca Felicori, Rossella Ferorelli
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Marialuisa Palumbo
MariaLuisa Palumbo, architetta e senior fellow del McLuhan Program in Culture and Technology dell’Università di Toronto, dal 2003 cura la direzione scientifica dei master dell'Istituto Nazionale di Architettura dove insegna teoria dell'architettura con un approccio focalizzato su ecologia e nuovi media. Dal 2012 è parte del consiglio direttivo di InarchLazio e nel 2012, in occasione della 13. Biennale di Architettura di Venezia, ha curato per il Padiglione Italia la sezione reMade in Italy. Oltre che di numerosi saggi, è autrice di "Nuovi Ventri. Corpi elettronici e disordini architettonici" (Testo & Immagine, 2001), "Architettura Produttiva. Principi di progettazione ecologica" (Maggioli, 2012) e "Paesaggi Sensibili. Architetture a sostegno della vita" (duepunti edizioni, 2012). Nel 2014 con InarchLazio e in collaborazione con l'assessorato alla Trasformazione Urbana del Comune di Roma e l'Associazione dei Costruttori Romani, ha dato vita a Laboratorio Roma, laboratorio progettuale finalizzato ad elaborare progetti pilota capaci di riqualificare la città attraverso la valorizzazione delle sue risorse ambientali ed imprenditoriali.