C’è parità di genere tra uomini e donne? Una ricerca di Kooness dà la risposta

La piattaforma di mercato nata a Milano nel 2015 lancia una ricerca sul gender gap. Ecco i risultati che sono emersi

Il numero degli artisti
Il numero degli artisti

C’è parità di genere tra artisti e artiste? Una ricerca di Kooness dice di no. Premi, gallerie, quotazioni, percezione in termini di pubblico: ecco i criteri utilizzati dalla piattaforma nata a Milano nel 2015. “Abbiamo cominciato con una lista di artisti scegliendoli tra coloro con i quali collaboriamo (440 artisti e oltre 2700 opere). Poi abbiamo ragionato sul prezzo dei singoli lavori, infine diviso la lista in due, riflettendo sui valori a seconda del gender. Inoltre ci siamo concentrati su cinque importanti premi d’arte contemporanea: il Turner Prize, il Mac Arthur, l’Hugo Boss, il Bucksbaum Award e il Duchamp Prize, compilando una lista dei vincitori dalla nascita ad oggi”.

Il valore di un'opera
Il valore di un’opera

I RISULTATI

Lo scenario non è dei migliori: il “prezzo medio” per un artista maschio, secondo la ricerca Kooness, è di 3700 euro circa, mentre per una donna parliamo di poco più di 2900 euro. In generale possiamo dire che gli artisti campionati nello studio guadagnano il 24 % in più delle colleghe. Solo il 36,7 % delle opere analizzate erano realizzate da donne. E se parliamo di premi, dei 406 vincitori delle cinque prestigiose manifestazioni sopra citate, la quota rosa si accaparra solo il 37,7 % della percentuale. Ne consegue che il 62,3% sono ovviamente maschi. Non volendo “cantarsela e suonarsela” i tipi di Kooness, piattaforma online che funge da intermediaria con il mondo delle gallerie, permettendo a collezionisti ed operatori del settore di esplorarne le proposte in rete e anche di acquistare le opere, hanno lanciato una survey interrogando 2000 persone. A queste ultime hanno domandato come e se il sesso dell’artista ne influenza la percezione: per farla breve se pensano che gli artisti uomini siano più bravi, solidi e affidabili delle artiste. E indovinate un po’? Ovviamente un buon 51,6% degli intervistati sottovaluta le opere prodotte da donne.

I premi
I premi

ARTE E DIFFERENZE DI GENDER

Di questi temi Artribune si è occupata molto. Innanzitutto con la ricerca Come campano le artiste? che metteva al centro le strategie di sostenibilità applicate dalle artiste al proprio lavoro, ma anche l’annoso problema del riconoscimento. Parte di questa ricerca è poi sfociata in un saggio nell’ambito della pubblicazione Who’s art for? Art workers against exploitation, un libro edito da postmedia books a cura di Irene Pittatore e Nicoletta Daldanise, un progetto di R-set / Tools for cultural workers in collaborazione con Rete al Femminile. La scelta dei saggi e delle opere presenti nella pubblicazione è avvenuta attraverso una open call internazionale consultabile sul sito http://www.r-set.it/open-call/. Con finalità analoghe, ma con l’obiettivo di valorizzare la genitorialità nell’arte c’è il Mother Art Prize, progetto che affonda le radici nel Procreate Project. Fondato nel 2013 da Dyana Gravina, artista, imprenditrice e attivista, affiancata nella direzione da Paola Lucente, curatrice e mamma anche lei, da allora è cresciuto fino a diventare un’organizzazione artistica pioniera nel suo campo, grazie all’ impatto socio-culturale e innovazione nel settore. Ne abbiamo parlato qui. 

Santa Nastro

https://www.kooness.com/art-gender-debate

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.