Giuseppe Terragni in mostra a Roma a Valle Giulia

La mostra dedicata a Giuseppe Terragni, curata da Attilio Terragni e Valerio Paolo Mosco e visitabile nella sede di Valle Giulia della Facoltà di Architettura di Sapienza, diviene l’occasione per ripercorrere la breve e intensa parabola umana e professionale di un protagonista indiscusso dell’architettura italiana del Novecento.

Tra le iniziative per il centenario della Facoltà di Architettura nella sede di Valle Giulia, una bella mostra ci racconta l’ultima stagione della breve vita di Giuseppe Terragni. Lo spunto è il libro di Valerio Paolo Mosco (Giuseppe Terragni: la guerra, la fine, Forma Edizioni) in cui è ricostruita la tragica fine di colui il quale già all’epoca era considerato il più dotato degli architetti italiani. Un’artista a cui si deve un’interpretazione del razionalismo italiano in cui l’astrazione diventa il mezzo per esprimere un’architettura che elevava gli elementi primari a poesia. In mostra le fotografie fino ad ora inedite che Terragni ha scattato durante la guerra nella disastrosa campagna di Russia, corredate da proiezioni dei suoi ultimi progetti che preannunciavano una nuova stagione creativa interrotta dalla sua prematura fine.

– Valerio Paolo Mosco

1. GIUSEPPE TERRAGNI IN MOSTRA A VALLE GIULIA

Corridoio Valle Giulia – Mostra Terragni – dicembre 2021

Terragni è tra i primi a partire militare, già nel 1939. Dopo l’ingresso dell’Italia in guerra, raggiunge il fronte russo dove rimane per quasi due anni fino al gennaio del 1943, quando l’Armata rossa attacca le postazioni italiane annientandole, riducendo il Capitano Giuseppe Terragni uno stato di instabilità mentale. In ragione di ciò viene ricondotto in Italia con l’ultimo treno della Croce Rossa. Tornato a Como tutti si accorgono che Terragni non è più lui; a quel punto la sciagurata decisione di curarlo con una lunga serie di elettroshock che saranno decisivi per la sua fine, avvenuta nel luglio dello stesso anno a causa di un ictus mentre saliva le scale della casa della sua fidanzata. Nel pesante pastrano di guerra da cui non si staccava mai, anche in estate, viene ritrovato un taccuino bianco in cui ci sono solo i fiori essiccati della sterminata steppa russa. Non è un caso. Terragni rimane infatti affascinato dalla vastità del territorio ucraino e dalla sua gente. I soggetti delle fotografie sono diversi, come diversi e contrastanti sono gli aspetti della personalità del suo autore. C’è il Terragni amante di tutto ciò che è militare con pose marziali e plastiche alla Sironi; c’è il Terragni che ritrae i vasti paesaggi dell’est, colpito, come testimoniano le lettere, dalla vastità dello spazio; ci sono poi foto enigmatiche, quasi dei rebus, con personaggi immersi in atmosfere che possono ricordare i personaggi di Pirandello. Infine, il Terragni grande amante di Dostoevskij, colpito dalla marea umana dei profughi e dalla epopea degli umiliati e degli offesi.

2. LA RUSSIA NEGLI SCATTI DI TERRAGNI

Corridoio Valle Giulia – Mostra Terragni – dicembre 2021

La mostra non riporta solo il ritratto del suo autore attraverso i suoi scatti, come non è solo un reportage sulla Russia in guerra, ma restituisce anche il clima dell’epoca e più specificatamente della cultura, tipica degli anni Trenta, di cui Terragni era intriso. Una cultura fatta di una strana commistione tra avanguardia e attrazione per il classico, intrisa del più totale assoggettamento al regime fascista e allo stesso tempo attratta verso quella che al tempo, al seguito di Leo Longanesi, veniva chiamata “la fronda”, una cultura che viveva in un’atmosfera di certo provinciale, ma che riusciva ad elevarsi con dei veri e propri battiti d’ala, in una dimensione spirituale che stupisce ancora oggi. Tutto ciò è sottolineato dalle lettere che Terragni scrive dal fronte al suo amico e collaboratore Luigi Zuccoli che un sonoro riproduce in mostra che possono essere considerate le didascalie delle foto. E proprio scorrendo le fotografie intrise di un mondo lontano ma tragico, con cui continuiamo a fare i conti, vengono in mente queste parole di Gesualdo Bufalino per cui fotografare significa “esibire un certificato di morte e al contempo una promessa di resurrezione e ciò attraverso un documento impassibile, una fontana di lacrime esistenziali, che ubbidisce al tempo e lo fulmina, sanziona una perdita e vi sostituisce un simulacro immortale”.

3. LA DIMENSIONE POETICA DELL’OPERA DI TERRAGNI

Corridoio Valle Giulia – Mostra Terragni – dicembre 2021

Le foto in mostra sono corredate da video che raccontano gli ultimi suoi progetti e da contributi sonori con le letture delle struggenti lettere dal fronte. Immergendoci nel lavoro di Terragni, ci rendiamo conto che siamo di fronte ad un’opera di poesia, nel senso che l’intangibilità enigmatica e la rarefazione astratta vengono da lui trattate in modo del tutto personale, che nessuno dopo di lui è riuscito a riprodurre. È proprio la dimensione poetica, l’orgoglio e la determinazione nella coscienza della stessa, ciò che oggi colpisce maggiormente. Una dimensione che non intende donarsi completamente, che lascia sempre un qualcosa di ineffabile, di sospeso. Termini questi che oggi sembrano non interessare particolarmente un’architettura votata alla più diretta e performante comunicazione commerciale. Una dimensione che però, come ci insegna Lui stesso, non può essere espulsa dalle opere di architettura, pena la loro totale irrilevanza e il loro oblio. La mostra è curata da Attilio Terragni e Valerio Paolo Mosco e allestita da Andrea Grimaldi. Ringrazio sentitamente Attilio, Valerio e Andrea e mi auguro che questo prezioso contributo possa diventare l’occasione per una nuova storia di studio e di interazione da parte dei nostri studenti attuali e futuri con un giovane e geniale protagonista, morto troppo presto per realizzare pienamente quell’ordine trasparente, quel linguaggio fatto di creatività e di conoscenza, vivo e aperto al progresso e al cambiamento. (Orazio Carpenzano)

4. LA STORIA DI TERRAGNI RACCONTATA DA VALERIO PAOLO MOSCO

Corridoio Valle Giulia – Mostra Terragni – dicembre 2021

Considerato già all’epoca uno dei massimi esponenti dell’architettura italiana del Novecento, Giuseppe Terragni lega il suo nome a quello che verrà definito astrattismo lirico, ovvero una tendenza peculiare del razionalismo italiano, sviluppatasi tra Milano e specialmente a Como. Terragni è tra i primi a laurearsi al Politecnico di Milano nel 1926, lo stesso anno in cui firma con altri tra cui Figini, Pollini e Libera il primo manifesto del razionalismo italiano. Con Bontempelli e Bardi nel 1933 fonda la rivista “Quadrante” e poco prima della guerra “Valori primordiali”. L’inizio della sua attività professionale è un vero e proprio exploit: progetta e realizza nella sua città il Novocomum (1927-1929), un edificio residenziale considerato il primo edificio razionalista italiano. La storia dell’edificio è indicativa del carattere del suo autore. Egli infatti presenta al Comune un progetto tradizionale ma ne realizza un altro dichiaratamente moderno.

5. LA CASA DEL FASCIO DI COMO

Corridoio Valle Giulia – Mostra Terragni – dicembre 2021

Pochi anni dopo realizza il suo edificio più famoso, la Casa del Fascio di Como (1932-1936), a pochi passi dall’abside del Duomo romanico. Sebbene chiaramente ispirata al purismo di Le Corbusier e al Bauhaus la Casa si distanzia dai suoi modelli presentando una nitida stilizzazione di un palazzo classico che per così dire è trasfigurato dai nuovi linguaggi puristi. La Casa è totalmente controllata dai tracciati aurei ma il suo rigore non è mai pedante, al contrario la sensazione che se ne ha è di un oggetto leggiadro, all’interno diafano e riflettente, in definitiva la summa di quell’astrattismo lirico che si estinguerà dopo la Seconda guerra mondiale. Altre due opere di altissimo pregio: l’Asilo Sant’Elia, un padiglione nel verde di una delicatezza unica nel suo genere e la Villa Bianca a Seveso. Aveva ragione Bruno Zevi: il razionalismo lirico di Terragni è poetico manierismo. Terragni infatti non inventa il linguaggio, come Le Corbusier e Mies van der Rohe, ma riscrivendo le opere dei maestri li reinterpreta per poi, come nella Casa del fascio, stravolgerli. Aveva anche ragione un altro grande storico italiano, Manfredo Tafuri, a dire che Terragni è un creatore di atmosfere che trasferiscono la metafisica nell’astrazione, aggiungendo anche che le sue ieratiche architetture potrebbero essere paragonate alle enigmatiche e sospese maschere di Pirandello.

6. IL DANTEUM DI ROMA

Corridoio Valle Giulia – Mostra Terragni – dicembre 2021

Dalla seconda metà degli anni Trenta l’azione di Terragni si fa febbrile con un susseguirsi di progetti di scala sempre più grande, spesso concorsi persi per entrare nel grande circuito degli appalti romani gestiti da Marcello Piacentini. Nel frattempo è impegnato a Milano dove condivide lo studio con Pietro Lingeri; insieme realizzano alcune palazzine razionaliste tra cui spicca Casa Rustici (1933-1935). Sul finire di Terragni con Lingeri progetta il più iniziatico dei suoi edifici, il Danteum (1938) un monumento celebrativo della Divina Commedia concepito come una riscrittura astratta del viaggio di Dante nell’aldilà. Il Danteum si sarebbe dovuto costruire a Roma di fronte la Basilica di Massenzio, come continuazione ideale della maestosità romana. Nel 1939, proprio il giorno in cui giunge a studio la notizia che, causa la guerra imminente, l’edificio non si sarebbe realizzato, Terragni parte militare: per un anno e più egli sta in addestramento nel Nord Italia in varie caserme continuando a viaggiare verso Como per portare avanti diversi progetti.

7. LA CAMPAGNA DI RUSSIA E LA SCOMPARSA DI TERRAGNI

Corridoio Valle Giulia – Mostra Terragni – dicembre 2021

Poi, dopo l’entrata in guerra italiana nell’agosto del 1940, viene mandato in Jugoslavia e in seguito trasferito al fronte russo da dove torna devastato, in preda a quella che verrà definita la sindrome del sopravvissuto. Viene curato con una serie di elettroshock che lo porteranno alla morte a trentanove anni per emorragia celebrale. Ma proprio in quei pochi mesi mette mano al suo ultimo progetto, quello per una Cattedrale, una trasfigurazione astratta della Vergine della Misericordia già dipinta da Piero della Francesca. Profondamente cattolico, dopo il cataclisma della Campagna di Russia, Terragni invoca una misericordia per lui e per una nazione che paga sempre più amaramente i propri errori. Terragni muore nel luglio del ’43, una settimana prima della seduta del Gran Consiglio che farà dimettere Mussolini per avviare il paese verso una drammatica guerra civile. Muore in perfetta sincronia con l’epoca a cui lui stesso aveva appartenuto.

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