A un mese dell’apertura di Expo 2020 Dubai, facciamo il punto con gli architetti Carlo Ratti e Italo Rota sulle peculiarità del Padiglione Italia, sede di centinaia di iniziative fino al 31 marzo 2022

Come sta andando Expo 2020 Dubai? Dopo il boom inaugurale, con picchi di partecipazioni che hanno superato le aspettative, queste prime settimane di apertura – nel complesso sono ventisei le settimane programmate – sembrano promettere bene. Dal 1° ottobre, gli accessi totali all’area espositiva sfiorano il milione e mezzo di visitatori (secondo i dati ufficiali, diffusi il 25 ottobre 2021 dall’ente organizzatore, che precisa che il dato include visitatori che hanno varcato l’ingresso più di una volta per visitare in giornate diverse più padiglioni tematici e nazionali). Oltre 200mila i visitatori in presenza al Padiglione Italia; a loro poi si aggiungono quelli virtuali, ovvero 3,4 milioni di utenti raggiunti tramite il portale web, i canali social (Facebook, Linkedin, Instagram, Twitter, TikTok, YouTube) e la app del Padiglione. Un dato in costante e marcato incremento nelle ultime quattro settimane. Sono numeri che fanno ben sperare, soprattutto perché si sta tenendo alto il tenore del dibattito su temi importanti legati agli UN goals del 2026, ma anche al ruolo del nostro Paese nella Comunità europea. Questioni evidentemente centrali, visti anche gli obiettivi già presenti nel concept progettuale del Padiglione.

Il Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai. Photo credits Michele Nastasi
Il Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai. Photo credits Michele Nastasi

SPAZIO, DESIGN E ALIMENTAZIONE: COSA SUCCEDE NEL PADIGLIONE ITALIA

Centinaia le iniziative ospitate nel Padiglione fino al 31 marzo prossimo. Il 23 ottobre scorso l’Expo Dubai ha voluto celebrare proprio qui lo European Union Honour Day e i dieci anni dell’Action on Nutrition (2016-2025) delle Nazioni Unite; all’evento ha preso parte anche il Vice Presidente della Commissione Europea, Margaritis Schinas. È stata quindi la volta della Settimana dello Spazio, a cui l’Italia ha voluto partecipare con un ruolo di prim’ordine e che ha visto, tra gli altri, un interessante panel dedicato alle soluzioni abitative per la vita sulla Luna presentato da Severino Meregalli, coordinatore scientifico dì DEVO Lab ‒ SDA Bocconi. Sul palco c’erano Valentina Sumini, architetto dello Spazio e ricercatrice del MIT Media Lab, e il designer Giulio Cappellini. Insieme hanno illustrato le difficoltà di ricreare la percezione della luce, dei colori, dei materiali e dei ritmi circadiani in un ambiente completamente diverso, in cui la tecnologia sia alleata della bellezza e del comfort.

Il Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai. Photo credits Michele Nastasi
Il Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai. Photo credits Michele Nastasi

L’ARCHITETTURA CIRCOLARE DEL PADIGLIONE ITALIA

Interpretando il tema generale di Expo DubaiConnettere le menti, generare il futuro”, l’Italia contribuisce in modo decisivo al confronto tra i Paesi partecipanti su idee e progetti futuribili. Il progetto architettonico di Carlo Ratti, Italo Rota, Matteo Gatto e F&M Ingegneria, con un percorso espositivo curato da Davide Rampello, vede già nella sua pelle una dichiarazione di intenti. Come ci racconta Rota, dalle migliaia di bottiglie di plastica pronte a essere riciclate allo smontaggio, che si animano quotidianamente con le proiezioni, sino alla sua articolazione spaziale, il Padiglione si basa su criteri progettuali ormai ben strutturati nell’associazione con Carlo Ratti: “Il primo criterio è quello di un’architettura circolare, che contiene una serie di elementi che vanno a sistema per volgere verso e oltre la sostenibilità del progetto. Il secondo è la relazione tra naturale e artificiale, in cui dialogano innovazione e pedagogia per invitare il visitatore a riflettere sui temi proposti”. Un esempio? “Le facciate nascono dall’idea dei grandi numeri del riciclaggio: sono composte da 2 milioni di bottiglie di plastica riciclate che formano lunghe corde pensate come una pelle filtrante, tanto che l’edificio, al suo interno, non è climatizzato. Una serie di catene di pensieri che si legano e si sviluppano nella narrativa fondativa dell’edificio”, prosegue Rota. “E da qui il terzo elemento, fil rouge di tutto: utilizzare materie prime riciclate e riciclabili, riusate e riusabili per una vera ciclicità del sistema”.

Il Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai. Photo credits Michele Nastasi
Il Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai. Photo credits Michele Nastasi

RATTI E ROTA RACCONTANO IL PADIGLIONE ITALIA

Da cosa nasce la forma del Padiglione? Che immagine volevate dare dell’Italia con questo progetto?
Carlo Ratti: Sotto alle tre imbarcazioni che compongono il tetto dell’edificio abbiamo pensato – più che a un involucro – a una facciata dinamica aperta agli agenti atmosferici, con un sistema naturale di mitigazione del clima che sostituisce l’aria condizionata. Questa facciata è stata realizzata in corde nautiche, a loro volta prodotte attraverso il riciclo di circa 2 milioni di bottiglie di plastica. Nel complesso, il Padiglione si ispira ai temi del design circolare – che ricorre in tutto il progetto grazie all’uso di materiali e componenti riciclati/riciclabili e riusati/riusabili.

Il percorso espositivo curato da Davide Rampello affronta le molte facce del Made in Italy in risposta al tema “Connettere le menti, generare il futuro”. Come avete risolto tutto questo nell’allestimento degli spazi espositivi?
Italo Rota: Il nostro progetto interpreta sia il tema di Expo Dubai che quello della partecipazione italiana, ovvero “La bellezza unisce le persone”, un’estensione del tema delle connessioni di Expo. La scelta della copertura dell’edificio evoca le storiche connessioni via mare tra la penisola italiana e quella araba. Tre imbarcazioni arrivate a Dubai diventano il tetto del Padiglione e, al termine di Expo, possono essere usate per salpare verso nuove destinazioni. C’è inoltre un respiro internazionale e di tensione al futuro, evidente nella scelta dei materiali, dei simboli e delle innovazioni introdotte nel progetto.

Il Padiglione Italia a Expo 2020 Dubai. Photo credits Michele NastasiMateriali tradizionali, come le maioliche dipinte, proiezioni e LED wall: come dialogano hi-tech e scenografie nell’exhibition design da voi studiato e quali sono stati i punti fermi del vostro design?
Carlo Ratti: Dobbiamo separare il contenitore – da noi progettato – dagli allestimenti curati da Davide Rampello. Sono state di Rampello le scelte relative alle maioliche e ai LED. Dal nostro punto di vista il fil rouge che lega ogni aspetto del contenitore è la circolarità, come dicevamo prima.

C’è anche una struttura piranesiana. Potreste dirci qualcosa di più rispetto a quest’iconica struttura?
Italo Rota: L’intera esperienza del Padiglione è pensata come un percorso, che inizia da una scala mobile che conduce i visitatori al livello di 11 metri dal suolo, direttamente sotto la navata del primo scafo. Da questo punto panoramico è possibile osservare l’intero Padiglione e intravedere il contesto circostante, per poi iniziare a camminare su una passerella sospesa al di sopra degli ambienti espositivi e delle installazioni. Tra gli spazi principali c’è appunto il Belvedere: una costruzione circolare sormontata da una cupola ricoperta da piante selvatiche della macchia mediterranea: un richiamo ai giardini rinascimentali e al paesaggio italiano.

Flavia Chiavaroli

https://www.italyexpo2020.it/

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CuratoreItalo Rota
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Flavia ChiavarolI
Architetto, exhibition designer e critico freelance. Osservatrice attenta e grande appassionata di architettura ed arte moderna e contemporanea riporta la sua esperienza nell’organizzazione di workshop, collabora con artisti e fotografi e aggiornando i principali social network. Dal 2012 si occupa di progettazione di mostre ed eventi.