Padiglione Italia Expo Dubai 2020: critiche contro il progetto di Carlo Ratti e Italo Rota

Infuria la polemica dopo la scelta del progetto con cui il team composto da CRA-Carlo Ratti Associati, Italo Rota Building Office, F&M Ingegneria, Matteo Gatto & Associati ha vinto il concorso indetto da Invitalia.

Padiglione Italia - via italyexpo2020.it
Padiglione Italia - via italyexpo2020.it

Se volessimo sintetizzare, ricorrendo a un’unica parola, il sentimento provocato del conferimento dell’incarico per il Padiglione Italia per Expo Dubai 2020 al raggruppamento formato da CRA-Carlo Ratti Associati, Italo Rota Building Office, F&M Ingegneria, Matteo Gatto & Associati potremmo senza dubbio ricorrere al vocabolo “dissenso”. Dopo i rumours dei giorni scorsi, l’ufficializzazione della scelta della proposta con cui il team guidato da Carlo Ratti – architetto e ingegnere, nonché socio fondatore dello studio CRA e direttore del Senseable City Lab presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) – ha partecipato al concorso indetto da Invitalia lo scorso autunno è stata accompagnata da un vespaio di polemiche, che si sono rincorse per l’intero weekend. Un dibattito esploso sui social, innescato dalla diffusione degli unici cinque render al momento disponibili e dalle scarne, ma inequivocabili, dichiarazioni dei principali soggetti coinvolti. Alle vette di asprezza raggiunte nei commenti di alcuni dei progettisti che hanno preso parte alla competizione, senza ottenere l’incarico, – nel complesso sono pervenute 19 candidature –, hanno fatto seguito i punti di vista espressi da critici, curatori, addetti del settore e semplici osservatori. Opinioni che hanno finito per estendersi oltre il progetto stesso, prendendo di mira lo strumento dei concorsi, le modalità di stesura dei bandi e la composizione della giuria, nel caso in questione formata dal Ten. Col. Ing. Fabio Dragone, esperto in ingegneria civile, dal Prof. Luca Molinari, esperto in storia e critica dell’architettura, e dal Dott. Sergio Tramonti, esperto in scenografia ed allestimenti di eventi internazionali.

LE POSIZIONI EMERSE

Sul suo profilo Facebook l’architetto Gianluca Peluffo, che con il progetto presentato in cordata con Pr Ass Tecnica Edilizia, Greenland e HZ Studio Architecture&Engineering si è classificato secondo, ha pubblicato una serie di post su questo tema, in uno dei quali ha reso note le tavole del progetto presentato. “Padiglione Italia a Dubai di Ratti, Gatto, Rota. Progetto Vincitore. Autogatto e Mototopo. Le barche rovesciate sono la Costa Concordia o le barche degli immigrati? Questa “cagata pazzesca” deve rappresentarci? I nomi dei giurati per la gogna pubblica: Luca Molinari Fabio Dragoni Sergio Tramonti. Grazie. Grazie. Grazie”, ha scritto il progettista. A incoraggiare una nuova riflessione sul tema dei concorsi è stato Luigi Prestinenza Puglisi, che sempre su Facebook, ha ricordato un episodio che lo ha visto protagonista: “Molti anni fa mi occupavo di politica ed ero consulente dell’Assessore al centro storico di Roma. Decidemmo di fare un concorso. Consigliai di mettere come presidente della giuria Bruno Zevi. Paolo Battistuzzi, l’assessore, acconsentì con entusiasmo e mi diede l’incarico di telefonargli. Zevi fu gentilissimo ma mi rispose: “se mi vuole in giuria dobbiamo fare insieme il bando. Se no, mi dispiace.” Il bando era scritto e non si poteva rimetterci mano. E non ci fu verso di convincere Zevi. Allora mi sembrò una posizione da prima donna. Oggi più ci ripenso e più credo che il Professore avesse ragione. Senza un buon bando non ci può essere una buona giuria.” Per Davide Tommaso Ferrandol’idea di evocare l’immagine del barcone per rappresentare l’Italia, è semplicemente disgustosa”, secondo quanto indicato in una lista in otto punti resa nota via Facebook. E è non mancata neppure l’ironia, con il provocatorio montaggio fotografico pubblicato dalla pagina Archinumi, che affianca un ritratto di Carlo Ratti con il testo “La metafora della barca rovesciata è utilizzata per affondare definitivamente l’architettura italiana”.

LA QUESTIONE DEL CAPOVOLGIMENTO DELLE BARCHE

Un padiglione nazionale incarna, per un tempo limitato ma memorabile, l’immagine di Paese di fronte al resto del mondo. Sorge quindi l’inevitabile necessità di selezionare, dosare e pesare il sistema di simboli e concetti con cui mostrarsi ai visitatori internazionali. Si tratta di un’occasione nella quale anche per i cittadini di ciascun stato partecipante finiscono per sentirsi coinvolti, parte integrante di un percorso di conoscenza orientato verso prossimi traguardi nazionali, non solo celebrativo dei risultati raggiunti. Tali, ovvie, premesse teoriche consentono forse di chiarire perché le manifestazioni di disappunto legate al gesto di posizionare nella copertura del padiglione gli scafi capovolti di tre imbarcazioni siano state tanto numerose e veementi. Nell’attuale fase storica è davvero opportuno scegliere di rovesciare lo scafo di un’imbarcazione, replicando per tre volte questo gesto in un padiglione nazionale? Non si corre il rischio di generare un’immediata associazione con i tragici naufragi avvenuti lungo le rotte del Mediterraneo? Possibile che non si sia pensato alla possibilità di scivolosissimi fraintendimenti? In attesa di ascoltare e raccogliere le posizioni dei protagonisti, a finire al centro del confronto sono intanto state le dichiarazioni di Carlo Ratti su questo specifico punto, in particolare le parole contenute nella nota relativa all’esito del concorso: “Il rovesciamento e riutilizzo degli scafi ci affascina profondamente: non soltanto perché carico di valori storici, ma anche perché rappresenta la realizzazione di un’architettura circolare fin dall’inizio. – Ha spiegato il progettista – Le imbarcazioni che diventano parte del Padiglione potranno continuare a essere utilizzate in modi diversi anche dopo la fine di Expo”.

IL PROGETTO DI CARLO RATTI E ITALO ROTA

Collocato tra le aree tematiche Opportunità e Sostenibile e nelle vicinanze delle zone riservate all’India, alla Germania, all’Arabia Saudita, agli Stati Uniti e al Giappone, il prossimo padiglione italiano declinerà il tema guida dell’evento globale – Connecting Minds, Creating the Future – avanzando una riflessione sulla bellezza del nostro Paese. Quest’ultima è intesa come fattore in grado di unire le persone ed è considerata il risultato della “connessione tra popoli, talenti e ingegno, eredità culturale mediterranea e ponte verso il futuro.” Dal punto di vista narrativo si è dunque optato per fare leva sui concetti di viaggio e di esplorazione, a partire dalle esperienze degli italiani che, con le loro imbarcazioni, “nei secoli hanno solcato mari e terre lontane, intessendo contatti e relazioni con tutto il mondo”. Tale impianto ha raggiunto il proprio riflesso architettonico nel posizionamento e nel capovolgimento degli ormai celeberrimi scafi di tre imbarcazioni, “italiane arrivate via mare” come è stato specificato. Sorretti da alti pilastri, dal punto di vista cromatico gli scavi identificheranno i tre colori della bandiera. Nel complesso, la struttura espositiva occuperà una superficie di 3.500 metri quadri circa e avrà un’altezza superiore a 25 metri.

GLI SPAZI INTERNI E LE DICHIARAZIONI

Ad anticipare come sarà organizzato il percorso espositivo, in assenza di planimetrie, è stato l’architetto Italo Rota, fondatore di Italo Rota Building Office, il quale ha affermato che sarà “scandito come un’ascesa, fino a un punto in cui diventi possibile, con l’immaginazione, osservare l’Italia dal cielo. Ci sarà un “Prologo”, con ampi spazi ispirati alle forme delle piazze italiane, e un Gran Finale che sarà quasi come una cattedrale della Natura, della luce, della musica dell’Universo, come il cielo sul Mediterraneo e sul Deserto”. Per Paolo Glisenti, Commissario Generale dell’Italia per Expo 2020 Dubai, il progetto vincitore “ci permette di realizzare uno spazio non solo espositivo ma rappresentativo del migliore ingegno italiano, offrendo una memorabile esperienza ai visitatori, facendo vedere al mondo competenze, talenti e ingegni multidisciplinari che possono diventare promotori di nuove opportunità formative, professionali e imprenditoriali. Il Padiglione Italia sarà realizzato con il contributo di aziende partner – grandi, medie e piccole – chiamate a fornire le migliori componenti costruttive, impiantistiche, tecnologiche e scenografiche, capaci di dimostrare le competenze più innovative impegnate oggi nella sostenibilità, nell’economia circolare, nell’architettura digitale”. Tra i padiglioni presenti a Expo Dubai 2020, Artribune ha già introdotto quello degli USA, ispirato al tema What moves you? The spirit of mobility, quello della Spagna e della Svezia.

IL PUNTO DI VISTA DEI PROGETTISTI

In seguito alla pubblicazione di questo articolo, in data 20 marzo abbiamo ricevuto e pubblichiamo due dichiarazioni fornite dai progettisti, che forniscono chiarimenti anche in merito all’impiego delle barche nel Padiglione Italia. Con riferimento alla scelta di esporre in copertura gli scavi delle tre imbarcazioni che hanno compiuto un viaggio via mare per raggiungere Dubai, Carlo Ratti afferma: “Ci piace l’idea di un’architettura “viva” che solca il mare, si trasforma in spazio per eventi e può continuare a trasformarsi anche dopo l’Expo. Proteggersi sotto le barche portate a terra è un gesto antico che ancora oggi va in scena in tutto il mondo. Nel Padiglione Italia a Dubai, questo gesto troverà una nuova interpretazione architettonica: le imbarcazioni poggeranno su alte linee di pilastrini andando a definire tre campate – quasi come tre navate sospese. Con questo progetto, iniziamo a vivere e discutere di Dubai 2020 già da oggi“. Per Italo Rota sottolinea “l’origine dell’architettura probabilmente è stata una barca, Noè ci insegna. Le prime grandi barche sono state le case dei viaggiatori del Mediterraneo. La barca che arriva a riva e viene girata è stata anche un sogno di Buckminster Fuller. Oggi le architetture provvisorie hanno bisogno di senso e contengono le storie di tutti noi – le storie del nostro presente o le speranze del futuro.”

-Valentina Silvestrini

https://italyexpo2020.it/

 

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.