Palazzo dell’Arsenale: apre le porte un simbolo barocco di Torino

Riapre il gioiello barocco, sede del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito. Con lo sguardo rivolto al Teatro…

Uno dei gioielli barocchi nel cuore di Torino si apre, anche se parzialmente, alle visite del pubblico. A seguito dell’inaugurazione del restaurato Cortile d’Onore di Palazzo Arsenale, la storica sede del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito sarà visitabile il mercoledì, sabato e domenica dalle 18 alle 20. E, in prospettiva, si sta pensando anche all’apertura delle sale auliche, compresa la biblioteca storica. Per l’estate è in previsione una collaborazione con il Teatro Regio per l’allestimento di alcune opere proprio nel rinnovato cortile.

© Dario Bragaglia Torino. Palazzo dell'Arsenale Il Cortile d'Onore durante i lavori di restauro
© Dario Bragaglia Torino. Palazzo dell’Arsenale Il Cortile d’Onore durante i lavori di restauro

I RESTAURI

I lavori costati 770 mila euro (400mila dalla Compagnia di San Paolo, 300mila da Intesa San Paolo e 70mila dalla Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino) hanno portato all’eliminazione della superficie bitumata e alla sua sostituzione con lastre di pietra di Luserna, all’installazione di illuminazione a pavimento con lampade a led e al posizionamento di nuove luci tutto attorno al cortile che di sera danno vita ad una spettacolare scenografia luminosa. Al centro è stato posizionato un grande stemma della Scuola di Applicazione. Per lunga parte della sua storia questo complesso architettonico che occupa un intero grande isolato nel centro della città assolse alla duplice funzione di fabbrica d’armi, come Arsenale, e di fucina di ufficiali come sede delle Regie Scuole teoriche e pratiche di artiglieria e fortificazione. Fu Carlo Emanuele III a ordinare, nel 1736, la costruzione del palazzo affidandola al progettista e architetto Felice De Vincenti, capitano di artiglieria, che diresse i lavori coadiuvato prevalentemente da personale militare. Già nel 1752 l’edificio era operativo, ma nei secoli successivi non mancarono altri interventi e abbellimenti. Come quelli per la facciata d’angolo fra via Arsenale e via Arcivescovado, attuale ingresso principale del palazzo e prospetto monumentale molto familiare ai torinesi, realizzato solo nel 1890 dal capitano del Genio Emilio Marullier, che intervenne sul progetto originario di De Vincenti. Le due statue che troneggiano in alto ai lati dell’ingresso simboleggiano l’Artiglieria e il Genio, mentre una lapide ricorda il completamento dell’opera durante il regno di Umberto I.

© Dario Bragaglia Torino. Palazzo dell'Arsenale Il Cortile d'Onore durante i lavori di restauro
© Dario Bragaglia Torino. Palazzo dell’Arsenale Il Cortile d’Onore durante i lavori di restauro

PALAZZO DELL’ARSENALE: LA STORIA

La storia del Palazzo dell’Arsenale va oltre l’ambito militare, perché qui hanno insegnato scienziati di statura internazionale come il matematico Luigi Lagrange e poi ancora Giovanni Plana e Filippo Burzio. Luogo di intuizioni e invenzioni poi successivamente utilizzate in ambito agricolo e industriale e dalla società civile nel suo complesso. E come ufficiali hanno trascorso fra queste mura una parte della loro formazione Camillo Cavour, Alfonso Lamarmora, Raffaele Cadorna, Armando Diaz. Insomma, un pezzo d’Italia. Nella prefazione del libro Palazzo Arsenale (Sagep Editori, 2021; a cura di Walter Barberis) uscito in occasione del restauro del Cortile d’Onore, Maria La Barbera scrive che il volume “vuole offrire una visione diversa, eterogenea, forse inedita, di un luogo dalla vocazione molteplice, patrimonio dell’architettura italiana… avamposto della cultura scientifica e tecnologica.” Certamente quello che è un elemento significativo e ben conosciuto del paesaggio urbanistico di Torino, “collante tra il mondo civile e quello militare” si apre per la prima volta alla curiosità colta della cittadinanza.

– Dario Bragaglia

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Dario Bragaglia
Dario Bragaglia si è laureato con Gianni Rondolino in Storia e critica del cinema con una tesi sul rapporto fra Dashiell Hammett e Raymond Chandler e gli studios hollywoodiani. Dal 2000 al 2020 è stato Responsabile delle acquisizioni documentarie e delle collezioni per le Biblioteche civiche torinesi. È stato professore a contratto della Facoltà di Lettere e Filosofia - Università degli studi di Torino (Diploma Universitario Conservazione Beni Culturali). Giornalista pubblicista dal 1992, scrive per La Stampa e altre testate nazionali.