Il rinnovato Stadtcasino è la nuova gemma architettonica di Basilea

Affidato allo studio di architettura Herzog & de Meuron, il progetto di ristrutturazione e ampliamento dello storico Stadtcasino Basel sorprende per la solenne raffinatezza degli interni. In contrapposizione alla dichiarata sobrietà esterna.

Herzog & de Meuron, Extension of the Stadtcasino Basel, Switzerland © Ruedi Walti
Herzog & de Meuron, Extension of the Stadtcasino Basel, Switzerland © Ruedi Walti

In perfetto stile svizzero, anche il percorso di rinnovamento dello Stadtcasino Basel è legato all’esito di un referendum. Riaperta al pubblico lo scorso 22 agosto, nel cuore della città con la più alta densità di edifici realizzati da architetti vincitori di Pritzker Prize, la sala da concerti dall’eccelsa acustica, risalente al 1876, avrebbe dovuto essere traghettata nel nuovo secolo da Zaha Hadid Architects. Tuttavia il progetto con cui lo studio londinese vinse nel 2004 il concorso di progettazione a inviti indetto da Casino-Gesellschaft Basel non ottenne l’approvazione popolare. A tre anni dall’aggiudicazione, oltre il 62% dei basilesi aventi diritto al voto si espresse contro la realizzazione dell’opera, che prevedeva di cingere una porzione della struttura esistente nell’abbraccio di un audace volume a forma di L, in modo da assicurarle i necessari spazi aggiuntivi. A poco valsero iniziative di “avvicinamento” come la mostra Zaha Hadid Architecture. Projects and Built Work, ospitata nel S AM Schweizerisches Architekturmuseum di Basilea, nel 2005: il Neues StadtCasino giace nella lista delle architetture irrealizzate dell’architetta anglo-iraniana, accanto a interventi ben più controversi come il New National Stadium of Japan di Tokyo.

LO STADTCASINO BASEL SECONDO HERZOG & DE MEURON

Bisogna attendere il 2012 perché la committenza decida di imprimere la svolta decisiva, puntando su un “nome sicuro”, in grado sì di garantire un futuro a un luogo di inestimabile valore per gli amanti della musica e dello spettacolo dal vivo, ma anche di tenersi a debita distanza da “gesti autoriali”, già una volta respinti. È a questo punto della vicenda che la scelta ricade su Herzog & de Meuron, lo studio che dal 1978 a oggi, pur avendo aperto sedi all’estero ed essendo presente con le sue eclettiche opere su scala (quasi) globale, ha continuato a mantenere saldissimo il proprio rapporto con la natìa Basilea, contribuendo a renderla una tappa imprescindibile per chiunque studi, pratichi o apprezzi l’architettura contemporanea. Città d’origine di entrambi i fondatori dello studio — insigniti insieme del Pritzker Prize 2001 —, è la prima destinazione al mondo per numero di edifici realizzati dal duo. Per citarne una minima selezione, si va dalle svettanti e (discusse) torri del colosso farmaceutico Roche — la terza è in via di approvazione —, alla Messe Basel New Hall, che supporta il poderoso sistema fieristico cittadino e cantonale; dallo Schaulager, il superbo “magazzino” di opere d’arte eretto nella prima periferia, fino alle torri di smistamento ferroviario, icone paesaggistiche di questo strategico crocevia fra Svizzera, Francia e Germania.

Herzog & de Meuron, Extension of the Stadtcasino Basel, Switzerland © Roman Weyeneth
Herzog & de Meuron, Extension of the Stadtcasino Basel, Switzerland © Roman Weyeneth

L’ESTENSIONE? “COME SE FOSSE STATA SEMPRE LÌ”

Dallo studio preliminare condotto da H&dM sul sito di intervento emergono presto la difficoltà di individuare lo spazio necessario per l’indispensabile ampliamento e l’urgenza di azioni a livello strutturale sul corpo esistente; a queste vanno sommati interventi che rendano la sala da concerto all’avanguardia e in linea con le richieste del pubblico contemporaneo. Dopo aver valutato le possibili alternative, tra il 2015 e il 2016 gli architetti si concentrano sulla zona prospicente la centralissima e frequentata Barfüsserplatz, sede di fiere e mercati stagionali, sviluppando quella che oggi qualificano come “l’unica soluzione praticabile”. Puntano a conservare la leggibilità dello Stadtcasino Basel come “struttura autonoma e indipendente” e, per farlo, concepiscono un’estensione che “avrebbe dovuto crescere dallo storico edificio come se fosse sempre stata lì”. Una scelta diversa rispetto a quel “caleidoscopio” di rivestimenti, pattern e finiture che negli anni ha costantemente accompagnato le numerose opere del duo, come il recente Tai Kwun Center for Heritage & Arts di Hong Kong, inaugurato nel 2018. Diversa, ma in fondo non estranea al loro lessico, attento, a tutte le latitudini, a cogliere selezionate peculiarità locali e interpretarle. Leggermente distaccata dalla preesistenza, così da conservarne la leggibilità, all’esterno l’aggiunta ne riproduce la facciata neobarocca, replicata tramite un sistema in legno retroventilato.

Herzog & de Meuron, Extension of the Stadtcasino Basel, Switzerland © Ruedi Walti
Herzog & de Meuron, Extension of the Stadtcasino Basel, Switzerland © Ruedi Walti

UN INVESTIMENTO DA 77 MILIONI DI FRANCHI

Il “colpo di teatro che non ti aspetti” avviene varcata la soglia del nuovo ingresso dello Stadtcasino Basel, non a caso inserito da subito nel circuito basilese dei siti accessibili tramite visite guidate. Da sempre considerata un’autentica gemma acustica, la sala da concerti vera e propria è oggi raggiungibile tramite una scenografica e sfarzosa scala. Alla base del parquet dei suoi gradini e del pattern della carta da parati in broccato rosso scuro che la riveste lateralmente si colloca il medesimo motivo geometrico, paragonato a una sorta di lente definita da lati curvilinei. Traendo ispirazione dagli appariscenti lampadari in cristallo di fine Ottocento, è stata progettata l’applique Parrucca, che impiega i LED e ricorre in tutti gli interni. Questi ultimi sono unificati dal costante ricorso a rivestimenti specchianti o in metallo martellato a parete o nel soffitto. Uno “stratagemma” stilistico che enfatizzando la spettacolarità degli ambienti, genera riflessi, giochi di luci e la conseguente sensazione di trovarsi in vani più grandi del reale. Una dinamica alla quale partecipa l’inattesa apertura centrale che connette i due livelli del foyer, con il piano superiore contraddistinto da un parapetto morbido scandito in un susseguirsi di sedute e nicchie. Costo dell’impresa e del conseguente cantiere durato quattro anni? Settantasette milioni di franchi svizzeri, parte dei quali donati dagli stessi basilesi: in un elenco dorato, inciso nel broccato, potete leggere tutti i loro nomi.

-Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.