Il capitale culturale. L’esempio dello Schaulager di Basilea

Che cos’è un museo? Come nasce? Cos’è diventato? Ministoria di un’istituzione nata dai patrizi per diventare espressione dei bottini di guerra e, infine, termometro del mercato. La riflessione di Marcello Faletra. A partire dall’esempio dello Schaulager, tappa obbligata per chiunque andrà ad Art Basel a metà giugno.

Veduta della mostra di Paul Chan allo Schaulager di Basilea, 2014 - photo Tom Bisig
Veduta della mostra di Paul Chan allo Schaulager di Basilea, 2014 - photo Tom Bisig

MUSEO E MERCATO
A Basilea c’è un bunker – lo Schaulager – nel quale sono conservate numerose opere d’arte contemporanea. Parzialmente aperto al pubblico, è luogo di ritrovo per collezionisti, banchieri, petrolieri, uomini d’affari, direttori di musei ecc. Per certi aspetti è una specie di agenzia di rating del valore commerciale delle opere destinate a regolamentare in termini di profitto il mercato dell’arte mondiale. Una realtà che influisce sui più grandi musei.
Nella prospettiva tradizionale, il museo è socialmente una realtà che associa cultura e potere.

L'Antico Egitto al Louvre di Parigi
L’Antico Egitto al Louvre di Parigi

LA NASCITA DEL MUSEO
Nel Cinquecento le prime raccolte d’arte divennero subito espressione del potere economico di una famiglia: i Medici, i Borghese, i Barberini, i Gonzaga si disputavano gli artisti migliori. A partire dalla fine del Settecento, il museo si è trasformato in uno stoccaggio del valore culturale in nome di una nazione. Dopo la Rivoluzione Francese divenne il bottino di guerra di un popolo. Come le banche che stoccano e separano il plusvalore economico estorto ai lavoratori, allo stesso modo il museo in età moderna stoccava il valore delle opere di un Paese, spesso a danno di un altro. Napoleone spogliando la Grecia, l’Egitto e l’Italia di molti dei loro capolavori, diede al Louvre lo statuto di museo universale.

La Venere di Morgantina
La Venere di Morgantina

I FURTI DI INGLESI E TEDESCHI
Non meno esperti in “accumulazioni originarie” del capitale culturale, vale a dire in furti, furono gli inglesi e i tedeschi, che spogliarono la Grecia di quel che restava della sua gloriosa storia. Migliaia di reperti e soprattutto 56 pannelli, 17 statue frontonali e una cariatide dell’Eretteo andarono in Inghilterra, mentre il grandioso altare di Pergamo andò a Berlino. Il Getty Museum di Los Angeles per anni ha ricettato indisturbato manufatti archeologici provenienti dall’Italia, i quali venivano “ripuliti” in Svizzera e poi rivenduti. Celebre è la recente restituzione della Venere di Morgantina, trafugata in Sicilia. Esempio eclatante della convergenza tra museo, mafia e management.

Marcel Duchamp
Marcel Duchamp

IL MUSEO SECONDO DUCHAMP
Il museo come espressione della potenza di una nazione come voleva Napoleone, è ora espressione di gruppi d’affari senza scrupoli, come quelli che stanno dominando i Paesi europei del Mediterraneo, affamandoli.
Ma cos’è per altri un museo? Georges-Henry Rivière, citato da Jean Clair, osservava: “Il successo di un museo non si valuta in base al numero dei visitatori che vi affluiscono, ma dal numero di visitatori ai quali ha insegnato qualcosa”. Qualche anno dopo Duchamp dirà: “Per quanto mi riguarda la storia dell’arte è ciò che rimane di un’epoca in un museo, ma non è necessariamente ciò che di meglio c’era in quest’epoca…”.

Marcello Faletra
saggista e redattore di cyberzone

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #24

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Marcello Faletra
Marcello Faletra è saggista, artista e autore di numerosi articoli e saggi prevalentemente incentrati sulla critica d’arte, l’estetica e la teoria critica dell’immagine. Tra le sue pubblicazioni: “Dissonanze del tempo. Elementi di archeologia dell’arte contemporanea” (Solfanelli, 2009); “Graffiti. Poetiche della rivolta” (Postmedia Books, 2015), “Memoria ribelle. Breve storia della Comune di Terrasini e Radio Aut nel ’77” (Navarra, 2017), “Camp, postcamp e altri feticci” in “Feticcio” (Grenelle 2017); “Nomi in rivolta: il demone del graffitismo” in “Sporcare i muri”, a cura di Alessandro Dal Lago e Serena Giordano, Derive/Approdi 2018; “Mostri in cornice”, Aut Aut, n° 380 (2018); “Hyperpolis. Architettura e capitale” - con Serge Latouche (Meltemi 2019). È redattore di “Cyberzone” ed editorialista di “Artribune”. Insegna Fenomenologia dell’immagine e Estetica dei New Media all’Accademia di Belle Arti di Palermo.