Omaggio a uno dei più grandi maestri dell’architettura italiana del Novecento, con una mostra immersiva al MAXXI di Roma che ne racconta, per temi, storia, ricerca e la feconda produzione.

A quarant’anni dalla sua scomparsa e sei mesi dopo la conclusione della visitatissima retrospettiva al Musée des Arts Décoratifs di Parigi, il MAXXI di Roma, contando su un team curatoriale quasi interamente femminile guidato da Maristella Casciato, rende omaggio a uno dei maestri del Novecento italiano: Gio Ponti. Il risultato è una mostra complessa, di raccolta e ricerca, che delinea e ricostruisce le tante sfaccettature di Ponti, creatore prolifico e figura trasversale che ha attraversato quasi integralmente il XX secolo, segnandone profondamente il gusto e dettando, da Milano, una forte linea culturale.

UN CORPO A CORPO CON ZAHA HADID

Penna raffinata e autore di numerosi libri, nonché fondatore di una delle più eminenti riviste di settore – Domus, avviata nel 1928 e diretta fino alla morte, eccetto che nel periodo 1941-1948 in cui fu direttore di Stile –, Ponti affiancò per tutta la vita l’attività editoriale con quella progettuale, considerandole, in fondo, le due facce della stessa medaglia. Ospitata nella scenografica – e difficilissima – Galleria 5 del museo, in un corpo a corpo con Zaha Hadid, la mostra echeggia il titolo della famosa pubblicazione Amate l’architettura, trasformandolo in una massima – quasi un dovere – ancor più universale con il ricorso al verbo all’infinito. Sintesi unica e originale di tradizione e modernità, storia e progetto, cultura d’élite e vivere quotidiano, la mostra si propone di mettere in luce la lunga attività di Ponti e la sua straordinaria capacità di prefigurare spazi e motivi della ricerca architettonica contemporanea. Tra questi, l’aspirazione alla verticalità e alla leggerezza attraverso la smaterializzazione delle facciate; la concezione di una città verde in cui la Natura rientri a pieno titolo nell’agenda dell’urbanistica e dell’architettura; la flessibilità di spazi domestici.

Gio Ponti. Amare l’Architettura. Exhibition view at MAXXI, Roma 2019. Photo Musacchio, Ianniello & Pasqualini. Courtesy Fondazione MAXXI
Gio Ponti. Amare l’Architettura. Exhibition view at MAXXI, Roma 2019. Photo Musacchio, Ianniello & Pasqualini. Courtesy Fondazione MAXXI

LA MOSTRA, I TEMI, LE OPERE

Un grande lavoro di ricucitura espositiva – a partire dalle forme dei tavoli, dai loro supporti e dalla palette cromatica scelta, toni pastello incredibilmente Anni Cinquanta – ma anche archivistica, grazie alla messa in mostra di numerosi modelli originali, fotografie, libri, riviste, pezzi di design strettamente collegati ai suoi progetti architettonici. Le otto sezioni evocano concetti-chiave espressi dallo stesso Ponti ‒ Verso la casa esatta, Classicismi, Abitare la Natura, Architettura della superficie, L’architettura è un cristallo, Facciate leggere, Apparizioni di grattacieli, Lo Spettacolo delle Città –, restituendoli in un allestimento che suggerisce l’idea dello spazio del Maestro: fluido, dinamico, colorato. Privo di filo cronologico, il percorso è diviso in cluster, nuclei tematici che raccontano la poliedrica esperienza progettuale di Ponti e la sua lunghissima carriera, nel corso della quale ha esplorato praticamente tutti i campi afferenti all’architettura.

RISCOPRENDO IL LESSICO PONTIANO

Già nella lobby del museo, il visitatore viene accolto da una potente installazione di grandi stendardi in Alcantara, sospesi negli spazi a tutta altezza, che riproducono facciate stilizzate di grattacieli ed evocano lo skyline di una città mai vista. Uscendo dagli ascensori al terzo piano, poi, la riproduzione del giallo fantastico usato per la pavimentazione della rampa trasporta subito il visitatore all’interno del grattacielo pontiano più famoso: il Pirellone. La sezione Verso la casa esatta ripercorre il tema domestico, centrale nella ricerca di Ponti per la definizione di uno spazio consono alla vita moderna. Include un approfondimento sul suo appartamento di via Dezza, a Milano, parzialmente ricostruito in una reading room arredata con il pavimento ceramico realizzato da Ceramica De Maio e con gli arredi disegnati da Ponti per Molteni. In Classicismi il focus è sugli Anni Trenta e sulle importanti committenze che hanno dato vita a progetti imponenti a scala urbana; in Abitare la Natura viene analizzata la relazione osmotica tra architettura e ambiente attraverso alcuni progetti realizzati lungo la costa mediterranea o in California.

Gio Ponti. Amare l’Architettura. Exhibition view at MAXXI, Roma 2019. Photo Musacchio, Ianniello & Pasqualini. Courtesy Fondazione MAXXI
Gio Ponti. Amare l’Architettura. Exhibition view at MAXXI, Roma 2019. Photo Musacchio, Ianniello & Pasqualini. Courtesy Fondazione MAXXI

TRA ARCHITETTURA, DESIGN E VISIONI URBANE

Architettura della superficie si sofferma sugli edifici più noti, espressione compiuta di un pensiero progettuale che ragiona per piani piuttosto che per volumi, dove le facciate diventano superfici bidimensionali da bucare e piegare come fogli di carta. Quindi è la volta di L’architettura è un cristallo – suo celebre aforisma –, in cui vengono presentati progetti di scale tra loro diversissime, dal Denver Art Museum (1971) alla chiesa di San Carlo Borromeo a Milano, fino ai prodotti di design per brand come Olivari, Marazzi, Ideal Standard e Cassina. La Concattedrale di Taranto (1970) e il Grande magazzino de Bijenkorf a Eindhoven, sono, invece, le architetture messe al centro del cluster Facciate leggere. La conclusione spetta ai plastici di Apparizioni di grattacieli e Lo Spettacolo delle Città, ospitate proprio laddove il MAXXI di Zaha Hadid più si riavvicina alla sua città, a ridosso della grande vetrata che si apre verso il panorama della Roma del Novecento.

OTTO INDAGINI FOTOGRAFICHE PER OTTO EDIFICI

Leonardo Sonnoli ha curato la grafica che accompagna l’immagine coordinata della mostra, liberamente ispirata alle maquette cartacee di studio realizzate da Ponti e qui esposte per la prima volta, grazie alla sinergia con lo CSAC e gli Archivi pontiani. Si possono ritrovare anche nel catalogo: edito da Forma Edizioni e curato da Maristella Casciato e Fulvio Irace, raccoglie oltre 150 immagini e 45 contributi critici. L’esposizione si arricchisce, infine, di una sorta di “mostra nella mostra”, grazie al progetto di committenza fotografica ideato e curato da Paolo Rosselli. Prima dell’ingresso in Galleria, il progetto fotografico di Thomas Demand racconta gli eccezionali modelli di edifici verticali conservati all’archivio CSAC e presenti in mostra. Otto progetti sono stati “indagati” dagli obiettivi di Delfino Sisto LegnaniConcattedrale di Taranto –, Allegra Martin – l’Hotel Parco dei Principi a Sorrento –, Giovanni Chiaramonte – Villa Planchart a Caracas –, Filippo Romano – Grandi magazzini de Bijenkorf a Eindhoven –, Giovanna Silva – Liviano (Facoltà di Lettere) e Palazzo del Bo (Rettorato), Università di Padova – Michele Nastasi – primo e secondo palazzo Montecatini a Milano –, Stefano Graziani – Scuola di Matematica a Roma – e Paolo Rosselli, per il Grattacielo Pirelli a Milano. Una modalità con cui si punta uno sguardo contemporaneo su una selezione di opere pontiane, rivelandone la vita odierna.

Giulia Mura

Evento correlato
Nome eventoGio Ponti. Amare l’Architettura
Vernissage26/11/2019 ore 19.30 su invito
Duratadal 26/11/2019 al 13/04/2020
CuratoriMaristella Casciato, Fulvio Irace
Generiarchitettura, design
Spazio espositivoMAXXI - MUSEO DELLE ARTI DEL XXI SECOLO
IndirizzoVia Guido Reni 4a - Roma - Lazio
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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.