A quasi quarant’anni dalla scomparsa del poliedrico progettista, sei decenni della sua carriera vengono ripercorsi da una mostra potenzialmente “esportabile” anche in altre sedi espositive. Allestita al Musée des Arts Décoratifs di Parigi.

La retrospettiva su Gio Ponti (Milano, 1891-1979) in corso al MAD – Musée des Arts Décoratifs di Parigi mantiene la promessa contenuta nel suo titolo azzeccato: se il visitatore non vedrà in mostra Tutto Ponti ‒ un concetto che in questo caso specifico tende praticamente all’infinito ‒, potrà almeno rallegrarsi di trovare “un po’ di tutto” quello che il maestro milanese ha realizzato in sei decenni di carriera da artista, pensatore e professionista. E non è poco: l’esposizione riesce effettivamente ad attraversare lo spessore del suo personaggio poliedrico, ricucendo i fili e le connessioni tra gli assi portanti della sua esperienza, le icone da lungo tempo consacrate a grandi classici, e le periferie della sua carriera, gli esperimenti e gli slanci verso ambiti che nemmeno lui – secondo molti il più completo e rinascimentale dei protagonisti del Novecento italiano – ha avuto tempo e modo di approfondire sistematicamente.

SEI DECENNI DI PRODUZIONE

Non stupisce, quindi, incontrare la bellissima maquette d’epoca del grattacielo Pirelli, accompagnata da una video-intervista dell’autore che disegna e commenta in diretta ipotetici skyline urbani. È necessaria e prevedibile la presenza tanto della sedia Superleggera quanto di un’ampia rassegna di copertine di Domus, o ancora di vasti assortimenti di ceramiche Richard Ginori. Meno scontata e realmente affascinante è la presentazione dell’epistolario illustrato di Ponti, dove le lettere trasfigurano da supporti pratici di corrispondenza in composizioni divertite di parole e segni grafici, e del progetto per l’automobile Diamante, del 1953, mai entrata in produzione eppure così ricca di anticipazioni delle soluzioni adottate dalle vetture del (suo) futuro. È un piacere scoprire che, a quasi quarant’anni dalla scomparsa di Ponti, la sua eredità resta malleabile, prestandosi ancora a proficue re-interpretazioni e nuove scoperte. Il merito dell’ottima selezione dei contenuti è del team franco-italiano dei curatori, che comprende Dominique Forest, responsabile del dipartimento moderno e contemporaneo del MAD, Sophie Bouilhet-Dumas, erede di quel Tony Bouilhet che Ponti incontrò all’Exposition des Arts Décoratifs di Parigi nel 1925 e Salvatore Licitra, nipote e direttore dei suoi archivi milanesi.

Tutto Ponti. Gio Ponti Archi-Designer. MAD – Musée des Arts Décoratifs, Parigi 2018. Photo © Luc Boegly
Tutto Ponti. Gio Ponti Archi-Designer. MAD – Musée des Arts Décoratifs, Parigi 2018. Photo © Luc Boegly

I LIMITI DEL PROGETTO ALLESTITIVO

Al contrario, il demerito del progetto di allestimento davvero poco riuscito è dello studio parigino di Wilmotte & Associés. Nella navata laterale verso la corte del Palais du Louvre, gli oggetti disegnati da Ponti – dalle ceramiche alle argenterie ai cristalli – sono intrappolati in ingombranti teche di vetro, illuminate puntualmente nell’oscurità generale. Protetti come preziosi pezzi d’arte, elevati a reperti archeologici di un’epoca lontanissima, rinunciano a quell’attualità che è la dote di gran parte del design pontiano, e che non farebbe sfigurare molti di loro come utensili di uso quotidiano in una casa contemporanea. Nella sala centrale la disposizione degli arredi e delle architetture è organizzata anche attraverso una sequenza di altissimi totem dalla pianta a croce, che supportano fotografie in grande formato sospese a qualche metro dal suolo. Il colpo d’occhio è di notevole impatto: una sola vista panoramica permette di intravedere tutti i capitoli del racconto, e di rintracciare tra di essi continuità ed evoluzioni. Ma basta poco per accorgersi di come queste torrette vistose, troppo disegnate e ansiose di protagonismo, fatichino a relazionarsi tanto con l’architettura monumentale del loro contenitore – l’interno tardo-neoclassico del MAD – quanto con le forme raffinatissime dei progetti di Ponti, in una sorta di competizione fra tre “stili” da cui Wilmotte esce inevitabilmente sconfitto. È un peccato, poi, che questo surplus di tramezzi riprodotto su tutta la lunghezza della navata depotenzi anche il migliore espediente scenografico di tutta l’esposizione, introdotta da una riproduzione in scala della facciata della concattedrale di Taranto. Una trovata che, se non brilla per understatement, ha almeno il merito di risuonare più coerentemente con le estetiche dell’architetto in mostra.

Tutto Ponti. Gio Ponti Archi-Designer. MAD – Musée des Arts Décoratifs, Parigi 2018. Photo © Luc Boegly
Tutto Ponti. Gio Ponti Archi-Designer. MAD – Musée des Arts Décoratifs, Parigi 2018. Photo © Luc Boegly

PONTI, MILANESE E COSMOPOLITA

Su un altro piano, Manuel Orazi ha giustamente osservato che Tutto Ponti è un’importante vetrina per il made in Italy. Che qui finisce, inevitabilmente, per sovrapporsi in gran parte con il made in Milano-e-dintorni. Così, la biografia personale e professionale di Ponti si configura anche come una lente d’ingrandimento, a disposizione del pubblico parigino per conoscere a fondo tutto un milieu milanese, fatto di luoghi – la città alto borghese e imprenditoriale dei condomini di lusso e dei palazzi per uffici – persone – i clienti, i produttori, gli editori, la famiglia e gli amici – e riti, che sono stati il baricentro della sua vita vissuta e di cui lui è stato e resta portavoce d’eccezione nel mondo. Naturalmente, però, Tutto Ponti non parla solo di Milano: sono ad esempio le geografie della selezione di architetture – da Caracas a Denver, da Garches a Padova, da Taranto a Teheran e Sorrento – a costruire il racconto di un Ponti cosmopolita, dallo “stile” traducibile ben oltre i confini della sua città d’origine.
D’altra parte, l’ambizioso progetto di Tutto Ponti – più di 400 pezzi esposti nel cuore di una grande capitale europea – scommette proprio sulla sua “esportabilità” (in questo proseguendo un percorso già esplorato dal Design Museum di Londra nel 2002), oltre a confermare la collocazione “ibrida” della sua opera nell’universo complesso delle arti decorative. Nella speranza che si tratti della prima di tante tappe di un tour mondiale.

Alessandro Benetti

Parigi // fino al 10 febbraio 2019
Tutto Ponti. Gio Ponti Archi-Designer
MUSÉE DES ARTS DÉCORATIFS
107, rue de Rivoli
http://madparis.fr
www.gioponti.org/it/archivio

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AutoreGio Ponti
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Alessandro Benetti
Alessandro Benetti è architetto e curatore. Ha collaborato con gli studi Secchi-Privileggio, Macchi Cassia, Laboratorio Permanente, viapiranesi e Studio Luca Molinari. Nel 2014 ha fondato Oblò – officina di architettura, con Francesca Coden, Margherita Locatelli ed Emanuele Romani. Ha contribuito a numerose pubblicazioni di architettura contemporanea, tra cui la “Guida all’Architettura di Milano, 1954-2015” (a cura di M. Biraghi, Hoepli, 2014). Ha scritto per Abitare, Abitare.it, Alla Carta, AreaArte, Doppiozero, Gizmoweb, The Ship. È stato coordinatore scientifico di “The landscape has no rear” (progetto di Nicola Russi per la Biennale di Venezia 2014). Dal 2014 è co-curatore di SpazioFMG per l’Architettura, con Luca Molinari.