Nei giorni scorsi, al Politecnico Bovisa, sono stati presentati i progetti degli studi di architettura Populous e Manica/Sportium per il nuovo stadio di Milano. Indipendentemente dalla scelta finale, entrambe le proposte prevedono la demolizione dello stadio intitolato a Giuseppe Meazza. Una decisione che alimenta analisi e riflessioni.

Nella notte tra il 14 e il 15 marzo del 2005, un evento organizzato da Domus e dell’allora direttore Stefano Boeri trasformò lo stadio di San Siro, tra i più mastodontici e “brutali” edifici sportivi mai costruiti, in un maestoso spazio urbano. Per la prima volta, una folla festante ebbe l’occasione di calcare il manto erboso, allora in perenne sostituzione, della cosiddetta Scala del Calcio, utilizzando il suo effimero palcoscenico verde come una vera e propria piazza della città.

UNA TERZA VIA

Non si dovrebbe giudicare San Siro attraverso categorie architettoniche, né riconoscergli una monumentalità a partire dalla sua massa. Piuttosto, si potrebbe descriverlo come una straordinaria infrastruttura collettiva, supporto di attività, esperienze e memorie urbane sedimentate in uno spazio fisico della città. Se è inattuale la possibilità di riadattare una struttura di tale complessità alle regole contemporanee del calcio, la notte del 2005 ci ha forse suggerito una terza via oltre alla demolizione o al riammodernamento. Perché non immaginare che San Siro possa essere riconvertito e colonizzato da altre strutture, che preservino il suo vuoto centrale? È stato così, in passato, per il teatro Marcello di Roma, e, più recentemente, per lo stadio olimpico progettato da Vann Molyvann a Phnom Penh, in Cambogia. Perché non pensare a un giardino segreto nel cuore dello stadio ispirato all’installazione di Klaus Littmann a Klagenfurt in Austria e un parco lineare che si sviluppi lungo i percorsi sinuosi delle sue rampe elicoidali, fino a raggiungere la straordinaria vista dal terzo anello? Sarebbe una terrazza pubblica senza paragoni a Milano, aperta sull’orizzonte della città e oltre i suoi confini.

IL VALORE MONUMENTALE DI UN VUOTO URBANO

Forse oggi non siamo ancora pronti a immaginare un futuro per questa struttura sovradimensionata, prodotto di una cultura ormai lontana ma che ci racconta di un passato relativamente recente. Possiamo però affermare con certezza che, in una stagione dell’umanità in cui è sempre più chiaro come l’utilizzo consumistico dei territori si ripercuota immediatamente sull’assetto globale del pianeta, la demolizione di San Siro avrebbe pesanti ricadute energetiche e ambientali, difficilmente compensabili con la realizzazione di un parco sul suo sedime. Ma, oltre a ciò, demolire lo stadio significherebbe cancellare per sempre il valore monumentale di un vuoto urbano, una straordinaria piazza che ha potuto essere scoperta solo nel breve arco di una notte.

Nicola Russi

https://www.nuovostadiomilano.com/it

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Nicola Russi
Nicola Russi è architetto e professore di Progettazione architettonica e urbana presso il Politecnico di Torino. Dal 2008 con Angelica Sylos Labini ha fondato a Milano lo studio di progettazione Laboratorio Permanente. Lo studio ha partecipato a numerosi concorsi nazionali e internazionali; ha vinto il concorso internazionale per gli scali ferroviari Farini e San Cristoforo a Milano con il progetto – sviluppato insieme allo studio oma – Agenti climatici, ha partecipato alla 16°e 14° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia e ha ricevuto la Menzione d'Onore per la Medaglia d'Oro all'Architettura Italiana nel 2012 con il progetto "La conquista dell’orizzonte". Dal 2017 è membro del consiglio direttivo dell'ANCSA (Associazione Nazionale Centri Storici e Artistici) ed è responsabile del Premio Gubbio, il cui obiettivo è quello di promuovere le migliori pratiche di progettazione nelle città e nei territori storici.