Conto alla rovescia per Freespace: ecco come sarà la Biennale di Farrell e McNamara

Con 71 partecipanti, tra studi e singoli progettisti, la 16. Mostra Internazionale di Architettura punta a stringere un legame con la città di Venezia, insistendo sulle qualità spaziali del Padiglione Centrale e delle Corderie. Annunciati anche i progetti speciali

Biennale Architettura di Venezia - photo Giorgio Zucchiatti
Biennale Architettura di Venezia - photo Giorgio Zucchiatti

Unite da un sodalizio professionale lungo oltre quaranta anni, Yvonne Farrell e Shelley McNamara, scelte nel gennaio 2017 come curatrici della 16. Mostra Internazionale di Architettura, hanno presentato protagonisti e contenuti dell’appuntamento espositivo da loro coordinato. Introdotte dal Presidente della Biennale, Paolo Baratta, ma fisicamente bloccate a Dublino, causa meteo – nella capitale irlandese ha sede il loro studio, Grafton Architects, attivo dal 1977, N.d.R. – nel corso di un collegamento Skype con la Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, a Venezia, hanno svelato l’attesa rosa dei progettisti della loro Mostra, soffermandosi sui concetti di “generosità” e sul rilievo dell’insegnamento della disciplina. Non deve quindi sorprendere che molti dei 71 architetti invitati – singoli professionisti o studi in rappresentanza di tutti i continenti – operino (anche) in questo campo. Lo stesso può dirsi anche per le due architette che, proprio a Venezia, si aggiudicarono il Leone d’Argento alla Biennale Architettura nel 2012. “Abbiamo affrontato questa Mostra in qualità di architetti”, affermano, limitandosi ad anticipare di aver rilevato “invenzione e creatività alla micro e alla macro scala: edifici storici liberati dall’intelligenza degli architetti; edifici dimenticati rivisitati e riportati alla vita; tipologie trasformative dell’abitare; necessità infrastrutturali tradotte in strutture pubbliche e civiche”, senza svelare ulteriori dettagli sui singoli interventi.

Yvonne Farrell, Shelley McNamara, Paolo Baratta. Photo by Andrea Avezzù Courtesy of La Biennale di Venezia
Yvonne Farrell, Shelley McNamara, Paolo Baratta. Photo by Andrea Avezzù Courtesy of La Biennale di Venezia

FREESPACE: MANIFESTO E PROTAGONISTI

In occasione della presentazione del Manifesto FREESPACE, avvenuta con un anno di anticipo rispetto all’inizio della manifestazione, il duo curatoriale aveva definito le linee guide della Mostra, circoscrivendo l’ambito concettuale. Si trattava di una precisa scelta metodologica – “Si è dimostrato uno strumento solido. Ci è servito come misura e come guida per trovare una coesione nella complessità di una Mostra di enormi dimensioni”, hanno dichiarato Farrell e McNamara a riguardo – della quale, oggi, rivendicano i primi risultati. “È stata una rivelazione vedere come architetti provenienti da tutto il mondo abbiano dato risposte così diverse a seconda delle condizioni climatiche e culturali, a seconda delle tradizioni tecnologiche e costruttive. – Hanno precisato – Allo stesso tempo è importante notare come al centro della varietà del lavoro dei singoli architetti ci sia un elemento di condivisione, la ‘Terra come cliente’, una componente essenziale del nostro Manifesto.” In attesa di conoscere “esempi, proposte, elementi – costruiti o non costruiti – di opere che esemplificano le qualità essenziali dell’architettura; la modulazione, la ricchezza e la materialità delle superfici, l’orchestrazione e la disposizione in sequenza del movimento, rivelando le potenzialità e la bellezza insite nell’architettura”, è la lista dei partecipanti a tratteggiare lo scenario. Scelti esclusivamente per l’aver svolto “un lavoro importante nei termini indicati dal Manifesto”, i protagonisti di Freespace appartengono a generazioni e nazioni diverse e hanno fin qui raggiunto livelli eterogenei di notorietà. Tra loro segnaliamo: Cino Zucchi, Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Benedetta Tagliabue, tre dei progettisti italiani invitati; i precedenti curatori Alejandro Aravena, Kazujo Sejima e David Chipperfield; e ancora, Odile Decq, Jeanne Gang, Toyo Ito, Bjarke Ingels, Paulo Mendes da Rocha, Rafael Moneo, Alvaro Siza, Eduardo Souto de Moura e Peter Zumthor.

LE DUE SEZIONI E I DUE PROGETTI SPECIALI

Ad affiancare Freespace saranno due sezioni speciali, i cui partecipanti non sono inclusi nella rosa dei progettisti che saranno esaminati dalla Giuria Internazionale. In Close Encounter, meetings with remarkable projects, confluiranno lavori “che nascono da una riflessione su progetti del passato”, opera di ulteriori 16 studi. In The practice of teaching l’attenzione si focalizzerà sull’insegnamento architettonico, con testimonianze – tra gli altri – di studi come Kéré Architecture, Mario Botta Architetti e Aires Mateus. In occasione della presentazione stampa, il Presidente Baratta ha inoltre annunciato i contenuti dei progetti speciali. Gli architetti Sami Rintala e Dagur Eggertsson svilupperanno un’installazione per Mestre, destinata a essere impiegata anche in occasione di manifestazioni previste a Forte Marghera. Christopher Turner e Olivia Horsfall Turner, alla Sale d’Armi dell’Arsenale, cureranno il Progetto Speciale al Padiglione delle Arti Applicate: il tema cruciale del social housing sarà il fulcro dell’intervento, a partire dal “caso” Robin Hood Gardens, il complesso progettato da Alison e Peter Smithson nell’East London.

UNA PANORAMICA DEI PAESI PARTECIPANTI

Saranno 65 le partecipazioni nazionali, distribuite tra i Padiglioni dai Giardini, gli spazi dell’Arsenale e il centro storico di Venezia. Oltre alla Santa Sede, con l’attesissimo “padiglione diffuso” sull’Isola di San Giorgio Maggiore curato da Francesco Dal Co, altri 6 paesi debutteranno alla 16. Mostra Internazionale di Architettura: Antigua & Barbuda, Arabia Saudita, Guatemala, Libano, Mongolia e Pakistan. Arcipelago Italia rappresenterà il nostro Paese; il progetto è coordinato dall’architetto Mario Cucinella ed è sostenuto e promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane. Giunto al nono anno consecutivo, il programma Biennale Session, destinato alle Università, non è la sola riconferma del programma collaterale promosso per l’intero semestre di apertura. Anche in questa edizione, infatti, le conversazioni dell’iniziativa Meetings on Architecture offriranno contenuti aggiuntivi sui progetti in mostra. Prevista, infine, una giornata di studi sul tema di grande attualità dell’architettura negli archivi, promossa dall’Archivio Storico della Biennale.

– Valentina Silvestrini

http://www.labiennale.org/

Dati correlati
AutoriGrafton Architects, Mario Cucinella
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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.

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