A Venezia una collezione privata trasforma un palazzo storico in un polo culturale
Nel sestiere di Castello, a Santa Maria Formosa, Palazzetto Marcello riapre dopo il restauro con una nuova vocazione espositiva. A inaugurarla sarà la mostra personale di Luca Bertolo il 5 novembre, mentre la collezione di Gianrico Specchio diventa il punto di partenza per un programma aperto alla contemporaneità
A Venezia il patrimonio non è mai soltanto una questione di conservazione, ma è continuamente sottoposta a nuove letture. È su questa idea che prende forma Palazzetto Marcello, nuovo spazio espositivo nel cuore di Santa Maria Formosa. Un progetto che mette in relazione un edificio storico, una collezione privata e la ricerca contemporanea, evitando di stabilire una gerarchia tra contenitore e contenuto. Dopo il restauro, curato dallo studio di architetti Studio 91, il palazzo si prepara a una nuova stagione il 5 novembre con L’inizio ci assale, la mostra di Luca Bertolo (Milano, 1968), a cura di Elena Volpato (e visibile sino al 14 febbraio 2027).

Una collezione come diario personale
Più che una raccolta costruita secondo una precisa linea storico-artistica, quella di Gianrico Specchio – proprietario del palazzo – assomiglia a un lungo percorso di incontri. Oltre vent’anni di acquisizioni attraversano gli Anni Cinquanta e arrivano alla contemporaneità, intrecciando arti visive, design e architettura. “Sostare a lungo nelle emozioni” è l’espressione con cui Specchio racconta l’origine della propria esperienza di collezionista. Acquistare significa prolungare nel tempo un dialogo iniziato davanti a un’opera. Una raccolta ampia che riunisce “opere di artisti affermati e di autori meno noti, figure consacrate dalla storia dell’arte accanto a personalità che operano lontano dai riflettori del mercato e dalle dinamiche del marketing internazionale”, continua il collezionista. “Ciò che accomuna tutte queste presenze non è dunque la notorietà dei loro nomi, ma la loro capacitàà di parlare alla mia sensibilità”.
Le stratificazioni di Palazzetto Marcello a Venezia
Le indagini archivistiche e progettuali hanno restituito l’immagine di un edificio modificato nel corso dei secoli, nel quale le diverse epoche non costituiscono errori da correggere ma parti della sua identità. Il progetto di restauro, seguito dalle architette Laura Zamboni ed Emma Madinelli per Studio 91, ha quindi scelto di conservare le stratificazioni invece di ricostruire un’immagine idealizzata del passato. Pavimenti storici, soffitti decorati, porte in noce, carte da parati e tracce delle precedenti trasformazioni diventano strumenti per raccontare la storia materiale dell’edificio. Tra le scoperte più significative ci sono la pavimentazione a rombi dell’ingresso e della corte, nascosta da un intervento novecentesco, e alcuni giornali del 1926 ritrovati sotto una carta da parati.
Da palazzo storico a piattaforma per il contemporaneo
Gli spazi sono stati pensati come una struttura flessibile, destinata ad accogliere nel tempo mostre temporanee e differenti modalità di relazione tra opere, architettura e pubblico. Anche le nuove infrastrutture entrano nel progetto senza mimetizzarsi necessariamente con la preesistenza: nell’area d’ingresso, circa mille elementi ceramici realizzati artigianalmente da Caterina Mancuso trasformano il controsoffitto in un dispositivo capace di integrare gli impianti e, insieme, costruire una nuova esperienza dello spazio attraverso luce e ombra.
La scelta di Santa Maria Formosa è parte della stessa strategia: collocarsi in una zona centrale ma ancora fortemente residenziale, dialogando con la vita quotidiana della città e con istituzioni culturali vicine come la Fondazione Querini Stampalia e Palazzo Grimani.
Valentina Muzi
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