A Venezia un nuovo progetto punta a trasformare i musei in spazi vivi e partecipati
L’iniziativa nasce dall’azione congiunta di MUVE Academy e MUVE Education e si presenta come un laboratorio diffuso, che attraversa tre luoghi emblematici della rete civica: Museo Fortuny, Casa di Carlo Goldoni e il nascente MUVEC – Casa delle Contemporaneità
A Venezia cambia la concezione dell’idea di museo che diventa un organismo in movimento, attraversato da corpi, relazioni e pratiche condivise. Con Performing MUVE, la Fondazione Musei Civici di Venezia inaugura, dalla primavera 2026, un programma che oltre a ripensare la funzione museale, ne mette alla prova i confini, spingendola verso una dimensione esperienziale e partecipativa. Il progetto nasce dall’azione congiunta di MUVE Academy e MUVE Education e si presenta come un laboratorio diffuso, che attraversa tre luoghi emblematici della rete civica: Museo Fortuny, Casa di Carlo Goldoni e il nascente MUVEC – Casa delle Contemporaneità.
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Il progetto “Performing MUVE” dei Musei Civici di Venezia
Il calendario si articola in quattro momenti, che mirano a restituire centralità al corpo come strumento di accesso alla cultura. Alla Casa Goldoni, Casa comune. Abitare il teatro, abitare la città, guidato da Mattia Berto, trasforma il museo in uno spazio di cittadinanza attiva. Al Museo Fortuny, invece, il progetto Corpo: Riscrivere lo spazio, condotto dalla coreografa Elena Ajani, si muove su un terreno più intimo: rivolto a donne in situazioni di fragilità, il laboratorio utilizza la danza come pratica di ascolto e rigenerazione. A Palazzo Pesaro degli Orfei, prende forma Henriette, workshop teatrale ideato dall’attrice e autrice Sara Urban. Al centro, la figura di Henriette Nigrin, finalmente sottratta al ruolo marginale di musa per emergere come protagonista autonoma della storia creativa di Mariano Fortuny. Il percorso, infine, si completa a Mestre, nel nuovo MUVEC, con I Am MUVEment, una serie di pratiche di danza che mettono in dialogo corpo e opera, gesto e architettura. In collaborazione con la ballerina Giulia Gemma Manfrotto, il museo si apre a una dimensione di attraversamento fisico, dove il visitatore non osserva soltanto, ma agisce, interpreta e si espone.

A Venezia c’è un nuovo progetto che trasforma i musei in spazi vivi e partecipati
Quello che emerge da Performing MUVE è dunque un cambio di paradigma ormai evidente nel sistema culturale contemporaneo: il museo non è più un luogo chiuso in se stesso, ma uno spazio politico e sociale, capace di incidere sul presente. Le parole della presidente Mariacristina Gribaudi restituiscono chiaramente questa visione: il patrimonio non è statico, ma dinamico, e trova senso solo nell’incontro con chi lo vive. In questo senso, il progetto veneziano si inserisce in una più ampia riflessione internazionale sul ruolo delle istituzioni culturali.
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