Lo davano per spacciato, ma riapre a Milano il cinema Arlecchino

Le indiscrezioni (non ancora confermate) dicono che ospiterà la Cineteca di piazza Oberdan, dove così si farà più spazio al Meet Center

Il cinema Arlecchino di Milano
Il cinema Arlecchino di Milano

Quando, lo scorso febbraio, lo storico Cinema Arlecchino di Milano aveva chiuso i battenti per il calo di presenze e le normative anti-Covid, erano in molti a pensare che non avrebbe più riaperto. Dopo due mesi di silenzio, l’insperato annuncio: il cinema di via San Pietro all’Orto riapre. Voci non ancora confermate suggeriscono inoltre un nuovo ruolo per l’Arlecchino, quello di sede della Fondazione Cineteca Italiana – storicamente situata in piazza Oberdan -, che si sposta per lasciare maggiore spazio al Meet Center nato nel 2020 e inaugurato nel 2021 su progetto di Fondazione Cariplo. 

Scena dal film "San Babila ore 20. Un delitto inutile"
Scena dal film “San Babila ore 20. Un delitto inutile” dove compare il cinema Arlecchino

IL CINEMA ARLECCHINO DI MILANO 

Monosala di circa 400 posti inaugurato nel 1948, l’Arlecchino è presto diventato un punto di riferimento culturale per la città e il centro storico, comparendo in numerosi film, e un baluardo culturale (è stata una delle ultime sale centrali a resistere alle grandi chiusure insieme all’Odeon). Con una programmazione che includeva film in lingua originale e rassegne d’essai, il cinema ha rappresentato la rinascita culturale milanese e italiana nel dopoguerra, con una veste all’altezza del compito: affidato agli architetti Roberto Menghi e Mario Righini, il cinema era stato decorato da Lucio Fontana e Piero Fornasetti 

Il cinema Arlecchino su Domus
Il cinema Arlecchino su Domus

IL CINEMA ARLECCHINO E LUCIO FONTANA 

Il nome della sala era dovuto proprio a uno degli interventi di Fontana, che realizzò in mosaico e ceramica la scultura Arlecchino, perché fosse sospesa sul soffitto dell’ingresso, e il fregio in ceramica policroma e vernice fluorescente Battaglia, posto in sala alla base dello schermo (dove brillava al buio). Successivamente il manufatto venne acquisito da Fondazione Prada per il foyer del suo cinema. Anche le poltrone multicolori del cinema, immortalate nel numero 231 di Domus del ‘48, richiamavano il tema della maschera carnevalesca, così come la vecchia decorazione policroma delle pareti del foyer, poi ridipinte nei restauri del primo decennio del Duemila. 

 – Giulia Giaume 

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.